alberi di betulla

Febbraio, mese che ancora affonda le sue radici nell’inverno ma che fa l’occhiolino alla primavera nelle sue giornate fredde, aspre ma anche incredibilmente terse in cui il cielo si allarga in ampi sorrisi.
Febbraio è il mese adatto per riprendere (qualora le aveste interrotte) le attività all’aria aperta e in special modo i bagni di bosco nei quali un ruolo importante è proprio quello giocato dagli alberi, cui affidiamo gran parte della nostra esperienza di ri-connessione a un Tutto dal quale proveniamo e senza il quale ci sentiamo smarriti, frammentati, non individuati.
Gli alberi sono una delle forme di vita più antiche della Terra, silenziosi testimoni dell’evoluzione dell’umanità e del passaggio del tempo.
La venerazione e il culto dell’Albero Sacro hanno lasciato una quantità impressionante di tracce nell’arte, nella mitologia, nella storia, nelle cerimonie e nei riti, nelle leggi e nei tabù.
L’umanità ha sempre riconosciuto che gli alberi e i boschi hanno una vita propria, indipendente dalle visioni del mondo e dall’esperienza degli uomini. Poiché sotto gli alberi le menti degli uomini venivano elevate fino ai regni superiori dello spirito, gli alberi erano considerati dimore degli Dei.
Presso alberi e boschi era possibile rinvenire offerte, altari e santuari: alcuni di essi diventarono centri consolidati di guarigione e contemplazione e rimasero immutate oasi di pace e sviluppo interiore indipendentemente dai mutamenti sociali e religiosi.
Del resto, chi non ha sognato davanti a un albero a primavera? Chi non ha sentito un invito nel suo calmo rigoglio?
Meditando questo sognare ritrova la sua primitiva e antica utilità, ridiventa  vitale e costituisce un modo di essere , il più autentico e penetrante che ci sia.
Troverai più nei boschi che nei libri.
Glia alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.
Attraverso il canale offertogli dall’albero che unisce Terra e Cielo, conscio e inconscio, chi medita può salire e scendere, passare dalla materia oscura e sotterranea, alla pura energia luminosa che lo anima e verso la quale tende.
Può allora riscoprire la sua origine, e anche ciò che è al di qua di essa, grazie all’albero genealogico i cui rami sono i suoi antenati, e ritrovare l’umanità intera nell’albero dell’evoluzione che lo collega alla vita nel suo espandersi.
Così guidato, l’uomo riaffonda le sue radici, attinge alla fonte, alle acque primordiali, nel fondo inesauribile comune a qualsiasi vita.
Nell’alfabeto degli Alberi, il calendario sacro dei Celti, la betulla (Betula alba) il cui nome di radice indoeuropea bher(e)g, da cui deriva anche il sanscrito bhurja,  significa “brillare” oppure “splendente”, presiede il primo mese dell’anno solare (che va dal 24 dicembre al 21 gennaio) ed è associata alla rinascita del sole, nonostante sia spesso dedicata alla luna in virtù dello splendore argenteo della sua pelle delicata. 
Oltre ad essere l’albero degli Sciamani, la betulla è  anche l’albero della Grande Dea, associata al Principio Femminile, per via della sua grazia e leggerezza, della sua grande fertilità, del suo coraggio e della sua forza, del suo amore per la Luce. E’ un albero consolatorio, generoso, dotato di un grande slancio vitale è’ l’albero di Freya, Dea della fecondità e dell’Amore e di Venere presso i Romani.
La sua corteccia che si squama come la pelle di un serpente richiama anch’essa l’idea di morte e rinascita, di trasformazione e contribuisce anche ad associarla alle immagini della Dea Serpente neolitica.
Si tratta, per Graves, di un albero aurorale, il primo della foresta nordica a mettere le foglie insieme al sambuco. Per questo motivo nei riti contadini si usavano verghe di betulla per cacciare lo spirito del vecchio anno.
Essendo un albero di Luce, nel Medioevo venne considerato simbolo di saggezza tant’è che la bacchetta dei maestri di scuola era realizzata con ramoscelli di betulla intrecciati ma al contempo aveva rimandi lunari che lo collegavano al mondo delle streghe.
La Betulla è oggetto di speciale considerazione nel giorno del ritorno alla Luce, la nostra Candelora che cade il 2 Febbraio.
In questa festa, che prende il nome dalla solenne benedizione di origine celtica, dei ceri, della luce nuova, si celebrava il rito della purificazione che dona il nome a tutto il mese (il latino Februarius, derivava da februa che significava letteralmente “mezzi di purificazione” che venivano ampiamente usati per prepararsi al “passaggio” al nuovo).
La betulla però non si limita a purificare perché 4 sono i suoi poteri:
  • dà la luce al mondo
  • soffoca le grida
  • guarisce le malattie
  • pulisce.
Del resto con i suoi rami si fanno torce, dal suo legno si ricava il catrame che impedisce alle ruote dei carri di cigolare e infine la sua linfa, il “sangue di betulla” cura l’artrite e le malattie delle vie urinarie, la sua corteccia è diuretica e febbrifuga, guarisce le malattie della pelle e stimola la digestione.
La betulla è considerata fra gli sciamani siberiani l’albero cosmico, simbolo universale di unione dell’Uomo col Divino, che trova nel frassino Yggdrasill il suo più famoso esponente in un continuo evidente rimando di analogie tra l’uomo e l’albero.
Del resto, anche al cuore della psicologia junghiana si trova l’intuizione che l’inconscio opera di continuo per aiutare la parte conscia a integrare tutti gli aspetti della personalità, inclusi quelli che reprimiamo perché contraddicono altre parti di noi o la nostra immagine ideale. Il processo d’integrazione è stato chiamato da Jung individuazione, e il simbolo universalmente diffuso per l’individuo integrato è il cerchio. Un altro simbolo della stessa valenza è l’albero, la cui radice rappresenta l’inconscio, il tronco la mente conscia e la chioma l’individuazione, l’anima dell’uomo pienamente espressa. 
Febbraio, mese di purificazione nel viaggio verso la Luce, con l’aiuto della Betulla, l’albero dai grandi occhi che protegge tutti i nuovi inizi, donando leggerezza e fiducia ma anche forza, coraggio, adattabilità e saggezza.

Buona Candelora e buona purificazione e mi raccomando: abbiate cura di risplendere!