Cambiamento: all’origine della paura

da | Dic 4, 2019 | Supporto psicologico

Si fa davvero un gran parlare di cambiamento e di crisi e qui, lo giuro, non vorrei scomodare Kennedy e la sua famosa interpretazione cinese del temine crisi.

No, io qui vorrei parlarti di  quelli che ad oggi sono gli strumenti (teorici e non) che uso sia per orientare me stessa altri in questa avventura che richiede a mio avviso anche una buona dose di creatività.

Cosa è la creatività?.

La creatività altro non è che la capacità di combinare in modo personale elementi di realtà noti.

Questo implica l’uscita dalla comfort zone del “così fan tutti” e un atto di responsabilità verso se stessi/e e gli altri.

Essere creativi significa diventare padroni/e delle proprie risorse e scegliere in modo consapevole come usarle.

Da questo punto di vista, ci sono discipline in continua evoluzione che ci vengono in soccorso e tra queste, le neuroscienze, perché  ci sostengono nel metterci in contatto con le potenzialità creative ed espressive della nostra mente, che è più vocata al cambiamento di quanto le nostre paure vorrebbero farci credere..

Le neuroscienze ci insegnano infatti che,  grazie alla plasticità del nostro cervello, un cambiamento è sempre realizzabile, a patto ci si dia il tempo di realizzarlo e si sia disposti a tollerare un certo grado di disagio e sofferenza derivanti dall’abbandonare la via vecchia per la nuova.

Ma come si manifesta il desiderio di cambiamento?

All’inizio spesso è un disagio.

Probabile tu non gli dia un nome.

Se ne sta lì, come un ronzio insistente nell’orecchio, una piccola ma costante fitta al costato, un mal di testa latente, un groppo in gola, qualche manciata di lacrime che non ne vogliono sentire di venire giù.

Il bisogno di cambiamento si manifesta in modo del tutto personale: impossibile stare qua a elencarne i sintomi.

Ma una cosa è chiara: quando arriva non ti molla.

Quando si manifesta in te questa esigenza, che tu ne sia consapevole oppure no, ti si appiccica addosso come una seconda pelle.

Magari pensi che sia fame nervosa e la finisci lì, oppure ti iscrivi in palestra, ti segni a un corso di acquerello, inizi a ritagliarti del tempo per te stesso/a perché il lavoro ti stressa, i bambini sono impegnativi, non vai d’accordo con il capo ufficio, hai raptus omicidi che fatichi a controllare quando parli con la tua collega. Non è importante che si stabilisca un nome o un sintomo particolare con cui si manifesta il desiderio di cambiare: qui mi basta farti sapere che “quel bisogno insopprimibile” bussa a intervalli regolari alla tua porta.

Toc Toc (sono la PAURA): mi apri?

Una volta capito che la necessità di cambiamento è molto probabile che a un certo punto della tua vita bussi alla porta, hai sempre almeno due possibilità.

Non è vero, ce ne sono sempre una infinità, ma qua, per ragioni di spazio, ne vedremo insieme due ma se vuoi raccontarmi le tue varianti, scrivimi: sarò ben lieta di leggerti.

Prima opzione: “Ancora tu? ma non dovevamo vederci più?” (cit.)

In questo caso non apri alla porta.

Che tu non senta il campanello, che tu non voglia andare ad aprire o che tu non sia in casa poco importa: al levarsi del vento del cambiamento non rispondi.

Fatica, stress, paura dell’ignoto, attacchi di panico, insonnia: qualsiasi sia la motivazione che ti tiene alla larga da quella porta io dico che fai bene a non presentarti all’uscio. Il cambiamento non è una necessità per tutti e soprattutto ci sono molti buoni motivi per cui potresti scegliere di non percorrere questa strada.

Ogni cosa ha il suo tempo e nostro compito è anche quello di riconoscere in che fase siamo, darle un nome, trovare un equilibrio che per noi sia significativo, fare un bilancio benefici cost (perché sì, cambiare è dispendioso da ogni punto di vista e l’agguato del nostro guardiano interiore, pronto a sabotarci con mezzi leciti e illeciti, è implacabile e capace di smorzare anche gli entusiasmi più vivaci).

Per cui, è necessario rimanere con i piedi per terra e decidere in modo autonomo se aprire o meno quella porta.

Per conoscere la vostra vera natura, dovete attendere il giusto momento e le giuste condizioni. Quando il momento giusto arriva, vi risvegliate come da un sogno. Capite che ciò che avete trovato è vostro e non proviene da alcun luogo esterno.

Seconda opzione: “Vado o non vado? Vorrei ma non posso? Ok, facciamo che posso” (tuo dialogo interno, riprodotto con approssimazione e licenze poetiche n.d.r.)

Ecco, qui è dove ti alzi dal divano, ti stacchi dalla TV, dalla tua confortevole quotidianità (che di confortevole al momento ha solo il fatto di essere nota, ma vuoi mettere? ti pare poco?). Hai i capelli arruffati e si, quella ricrescita stona un po’ ma adesso, suvvia, fammi il favore: apri quella porta, infondo hai deciso che si, lo avresti fatto.

Quello che vedi quando la apri lo sai tu.

Non c’è niente che io possa scrivere per descrivere l’insieme vario e personale di paure e di resistenze al cambiamento che il nostro cervello è in grado di produrre al fine di scoraggiarci.

Mostri con tre teste, compagni di scuola dispettosi che ti hanno umiliata da bambino/a, le urla di tuo padre e ancora la paura di deludere, di fallire, di non riuscire, di impazzire…

Dietro a quella porta c’è letteralmente un mondo di situazioni, ricordi e paure destinato a viverti dentro, a ritagliarsi uno spazio, a subaffittarti il cuore.

Si, mi piace dirtelo subito: la paura e la fatica non passeranno, potrai imparare però a conviverci in modo più o meno pacifico e a farle spazio.

Il cambiamento e l’evoluzione personale risiedono anche in quello spazio nuovo di convivenza con i più e con i meno, con il desiderio e la paura, che sarai in grado di fare.

Qui inizia il viaggio, ma sappi che puoi sempre tornare indietro.

Il cambiamento non è un dovere.

Ma credo che sostanzialmente sia un intenso interrogarsi sulla vita e la morte, da cui emerge come risposta una profonda e gioiosa saggezza.

Perché il  fatto è, che la sofferenza è un’opzione.

Ogni volta che proviamo una sensazione stressante, che può andare da un piccolo disagio a una grande rabbia e disperazione, possiamo essere certi della presenza di un preciso pensiero che causa la nostra reazione, che ne siamo consapevoli oppure no.

Il modo per mettere fine allo stress e abbracciare un duraturo cambiamento, è indagare il pensiero che sta dietro alla sofferenza.

Questa semplice pratica porta a un grande risultato: quello di rendersi conto che tutti i concetti e i giudizi che diamo per scontati, sono distorsioni delle cose come sono in realtà.

Quando crediamo ai nostri pensieri, anziché a ciò che è vero per noi, sperimentiamo vari tipi di malessere emotivo.

La sofferenza è un sistema mentale di allarme che ci avverte che ci stiamo attaccando a un pensiero, auto infliggendoci la “seconda freccia” di cui parlava Buddha.

Nelle 4 Nobili Verità, il Buddha chiarisce molto bene questo aspetto, parlando dell’ineluttabilità della sofferenza (la prima freccia), che esiste in modo inconfutabile in quanto  legata all’essenza impermanente, impersonale e vuota di tutto ciò che ci circonda.

La seconda freccia, nasce  dall’attaccamento che ognuno di noi sviluppa alimentando bramosia nei confronti del  piacere (impermanente, per cui destinato a diventare dispiacere) e dall’ avversione per tutto ciò che non piace.

All’origine del male, ci sarebbe dunque il proliferare di descrizioni, commenti, giudizi che la nostra mente produce nell’atto di conoscere, che porta a dividere e  separando, allontanandoci dal mondo e da noi stessi.

Se desideri approfondire il tema, puoi scaricare  il pdf gratuito con gli esercizi di mindfulness, scrittura e silvoterapia che possono sostenerti durante il viaggio esperienziale di 30 giorni che ti propongo di fare.

Lo trovi qua:

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CIAO, IO SONO FRANCESCA

Sono una psicologa clinica, forest bathing trainer e mindfulness counselor.
Ho approfondito il mio interesse per l’ecopsicologia con un master in Ecoterapia e Ecologia del profondo, ma soprattutto con la scelta di vivere in un bosco.

Attualmente sono specializzanda presso l’Istituto di Psicanalisi Relazionale e Psicologia del Sé a Roma.

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Ho una laurea magistrale in psicologia clinica e dinamica, nella quale ho approfondito i benefici dell’ecoterapia e delle immersioni sensoriali nel bosco, associati alla Terapia Focalizzata sulla Compassione di Gilbert e all’ecologia del profondo. Sono coautrice dell’articolo “La psicanalisi e gli spazi verdi”, contenuto all’interno del libro Salvarsi con il verde – la rivoluzione del metro quadro vegetale che mette in luce gli aspetti terapeutici della natura in una seduta psicoanalitica.

Mi sono diplomata facilitatrice del metodo Feeding Your Demons® con Lama Tsultrim Allione, che ne è la creatrice. Si tratta di una pratica che consente un lavoro approfondito sugli aspetti distruttivi della nostra psiche, con una lettura che integra lo Dzog Chen a un lavoro gestalitico sui blocchi interiori.

Lama Tsultrim è una insegnante di buddhismo di livello internazionale oltre che l’autrice di numerose pubblicazioni. Si concentra sugli insegnamenti di Dzog Chen e sul lignaggio di Machig Labdrön, fondatrice del lignaggio Chöd.

Al Tara Mandala Center, in Colorado (USA)  ho approfondito le relazioni tra psicodharma e psicologia occidentale  acura di Lama Tsultrim Allione, da cui ho ricevuto l’iniziazione alla pratica del mandala delle dakini, con un focus specifico sul femminile illuminato.

Sono insegnante certificata di EcoNidra, con un focus specifico sulle tecniche di rilassamento in natura a indirizzo psicosintetico e sulle pratiche di consapevolezza negli stati ipnagogici.

Sono allieva della Bert Hellinger Schule, una scuola di formazione orientata ai contenuti e alle intuizioni della Hellinger Sciencia®, la scienza di tutte le nostre relazioni, fondata da Bert Hellinger, padre delle costellazioni familiari praticate e insegnate in tutto il mondo.

Ho frequentato  il  Compassion Focused Therapy – Training di 1° livello del   “Compassionate Mind – Italia”, emanazione della Compassionate Mind Foundation Inglese di Paul Gilbert.

Ho coltivato il mio interesse per l’espansione degli stati di coscienza a scopo terapeutico,  frequentando l’Awakened Mind Training presso l’Arthur Findlay College, Londra (UK), dove tutt’ora approfondisco e pratico la mediumship.

Ho studiato e praticato il protocollo Mindfulness of Dream & Sleep con Charley Morley insegnante di sogno lucido e autore, tra gli altri, del libro Wake Up to Sleep: una guida pratica per trasformare stress e trauma e ristabilire un buon equilibrio emotivo. Il protocollo Mindfulness of Dream & Sleep aiuta a ridurre lo stress prima di coricarsi e  a ottimizzare la qualità del sonno.

Ho approfondito gli studi con Joanna Macy alla School for The Great Turning, che mette in evidenza i punti di incontro tra saggezza personale, ecologica e spirituale per rafforzare il self empowerment e incoraggiare la guarigione del pianeta.