coaching e arte terapia

Che tu ne sia consapevole oppure no, la prima volta che vieni da me lo fai tenendo un pugno di semi in tasca.

Si, la prima volta, quella in cui spesso sei confusa e sai solo di avere una grande scorta di kleenex in borsa per sostenere le tue parole.

Si, quella volta in cui ti siedi, accavalli le gambe e dici: “e ora?” poi ti sistemi i capelli dietro all’orecchio e continui: “non so bene perché sono qua, anzi lo so: voglio cambiare, sto vivendo un momento particolare…”

Poi il racconto si snoda tra le anse delle tue esperienze, esplora le radure delle tue conquiste, si inerpica su per le vette rocciose dei tuoi dubbi, spesso ne perdiamo le tracce.

Si, il cammino si interrompe.

Ma come? stavamo parlandone e…

Eh si, capita che si interrompa.

Può accadere che si smarrisca la via.

Altre volte il sentiero continua, si fa sempre più ingarbugliato, si insinua nel fitto della foresta dove fruscii, ticchettii e anche un solo frullar d’ali ci fanno trasalire.

A quel punto ci si ferma.

Sembra facile? Mica tanto.

Non è facile fermarsi.

Non è semplice dire a una mente che si affolla di pensieri, parole, respiri e affanni di fermarsi.

Non è facile dare spazio al vuoto, al silenzio, al buco nero: tant’è che facciamo di tutto nel nostro quotidiano per non fermarci, per non sostare.

Preferiamo andare, viaggiare con la mente, affogare nel lavoro, affollare l’agenda nostra e spesso anche quella dei nostri figli di cose da fare.

Palestra, corso di cucina, teatro, nuoto, basket, corso di cucito, corso di francese (se vuoi continuo l’elenco).

Nell’immaginario comune si ritiene che fare serva a non pensare, io dico che serve a non sentire.

Fin tanto che la nostra mente è occupata nel fare, è attiva, presente, potente.

Per silenziare la mente e accedere a una consapevolezza differente, più di pancia, occorre far spazio al vuoto, al silenzio, al respiro e far parlare il nostro corpo.

Non occorre una particolare attrezzatura: è sufficiente che tu stia seduta con i piedi per terra e che tu respiri profondamente, iniziando a porre l’attenzione sul tuo corpo.

Senti contrazioni muscolari? Ci sono rigidità dove non credevi? Il respiro fluisce libero e armonioso?

Puoi iniziare da un semplice check-up del tuo corpo, privo di giudizio.

Puoi semplicemente accogliere quello che c’è e fargli spazio, cercando di allentare la presa delle tue tensioni muscolari, ascoltando il respiro, lasciando che ti guidi nell’esplorazione di te stessa.

I pensieri è probabile che si presentino ugualmente e tu puoi semplicemente lasciare che ti attraversino, senza cercare di trattenerne alcuno.

Potrà capitare che tu mi dica che non hai il tempo di fermarti per 15 minuti al giorno.

Potrà accadere che tu abbia una serie ineccepibile di contrattempi che ti si presenteranno puntuali all’ora che tu hai deciso di dedicare al tuo fermarti.

E’ possibile che tu sia messa alla prova da una parte di te che mentre scegli di cambiare e di aprirti a nuove opportunità per meglio goderti, fa di tutto per scoraggiarti.

Saperlo in anticipo non allevia la fatica che farai per contenere questi espliciti sabotaggi ma ti aiuterà ad arrivarci preparata, con la giusta dose di pazienza e di amorevolezza verso te stessa.

Cambiare è un percorso che richiede tempo, molto tempo e la capacità di sostare in una zona di “non confort” perché nuova, frutto di scelte personali che spesso tradiscono l’immagine di noi che fin qui abbiamo dato, quella che abbiamo costruito sulla base di aspettative e di adattamenti di vario genere.

Certo che sto parlando dei comportamenti appresi, dell’immagine che di noi abbiamo imparato a restituire agli altri perché ci è sembrata la miglior risposta di adattamento possibile a un ambiente popolato anche di naturali ostilità.

Il fatto è che con l’andare del tempo è possibile che per alcune di noi questa confort zone si traduca in una gabbia che rischia di condannarci a una vita al largo di noi stesse.

E’ con questa prima intuizione che spesso inizia un percorso di cambiamento che richiede tempo e cura.

Il cambiamento richiede di avere cura di noi stesse, di imparare a riconoscere i nuovi bisogni che lentamente si affacceranno, senza fretta e con la consapevolezza che più ci avvicineremo alla realizzazione del nostro desiderio, più dovremo fare i conti con senso di inadeguatezza, frustrazione e solitudine.

Nel momento in cui inizi a comprendere che il cambiamento è un processo germinativo che richiede molto tempo e tanta attenzione da rivolgere a te stessa, hai l’opportunità di guardarti con occhi nuovi e di scoprire aspetti di te con i quali non hai familiarizzato fino ad oggi.

E’ qui che entrano in gioco i tuoi semi, che sono i tuoi desideri appunto, mescolati alle tue capacità, a quell’insieme di “saper fare” cui non hai mai dato un nome e un senso.

Quando vieni da me per fare un percorso di cambiamento creativo, hai già in tasca tutto ciò che ti serve: hai solo bisogno di imparare a darti il tempo necessario perché i tuoi semi, passato il lungo inverno, inizino a spuntare, a crescere, a fiorire e a dare frutti.

Come possiamo imparare l’arte della pazienza in un mondo che corre veloce e che ci invita a fare, dire, pensare e ad abbuffarci o stordirci pur di non sentire?

In primo luogo possiamo imparare a rallentare.
Possiamo imparare a darci più tempo: se immaginiamo di compiere una cosa in 15 giorni, possiamo provare a darcene 30 ad esempio e vedere cosa succede.
Possiamo allenarci a riconoscere tutti i passi intermedi fatti e a celebrare i risultati ottenuti, prima di rincorrerne un altro e possiamo iniziare ad usare il disegno, i colori, le forme, per esprimerci insieme alle parole, su un quaderno che useremo quotidianamente.

Uso molto la scrittura nei miei percorsi di coaching e la affianco volentieri al disegno perché credo che una comunicazione vivida sia quella capace di avvalersi di entrambi gli alfabeti. Dico questo anche in ottica di personal branding, ovviamente.

Oltre alla scrittura e al disegno, ricorro volentieri all’aiuto di Madre Natura.

Non a caso lavoro in un casolare di campagna a Pescia (PT) perché credo che il contatto con l’ambiente sia importante nelle esperienze che propongo, durante le quai non è raro che ci siano  uscite in natura e dei veri e propri momenti di silvoterapia.

Per questo motivo a volte penso che quando vieni da me infondo cerchi un vivaio per cambiare.

Si,  cerchi uno spazio protetto e calduccio, dove riporre semi e aspettative ma anche dove spogliarti di convinzioni auto limitanti e della pretesa di dover sempre e per forza fare qualcosa.

Nel mio piccolo vivaio c’è tempo per stare e per sentire, per scrivere, disegnare, passeggiare e alleggerire la morsa dei pensieri ricorrenti lasciando ai tuoi semi tutto il tempo che è loro necessario per germogliare.

In questa stagione poi riesco ad accoglierti in giardino, su un tappeto di pratoline in fiore e capita che scendano anche i caprioli per un saluto timido e veloce, non è bellissimo?

Se sei curiosa di saperne di più, puoi fissare senza  impegno un incontro o una skype call che in entrambi i casi sono gratuiti e capire se questo tipo di esperienza fa al caso tuo.

Ogni nuovo incontro è per me un nuovo inizio, una opportunità di conoscenza e condivisione: ti aspetto 🙂