Si, immagino che il titolo ti suoni un tantino eccessivo ma credimi ne ho le prove.

Questa storia inizia domenica (mica vero, è una storia che affonda le sue radici nella notte dei tempi e io non c’ero o se c’ero dormivo) però domenica ho sbagliato e sono andata con un giorno di anticipo al Podere l’Agave a San Vincenzo (LI) per partecipare al corso di design thinking di Mafe, Filippo, dove avrei finalmente incontrato anche  Mauro.

Certo, l’amenità del luogo vale la visita (consigliata al tramonto, perché da lassù di calasole ne capiscono parecchio, dai retta a me) ma il punto è un altro: io non ci volevo andare al corso di design thinking perché non lo volevo fare.

Non lo volevo fare perché avevo paura di quello che avrei potuto incontrare (che puntualmente ho incontrato ma sono ancora viva, urrà!).

Sapevo che avremmo lavorato al cambiamento e sapevo perfettamente che avrei incontrato le mie resistenze che, puntuali come un orologio svizzero, ce l’hanno messa tutta per dissuadermi.

Deglutisco: il tema si fa caldo e ti introduco il tema delle scelte possibili.

Hai visto il film Sliding Doors? Si, quello con Gwyneth Paltrow che all’epoca io adoravo: potrebbe suonare curioso il fatto che a quel tempo stavo programmando il mio matrimonio e scelsi di acconciarmi i capelli proprio come la protagonista del film ma questa è tutta un’altra storia (dimmi di si, dai che sennò mi tappezzo il corpo di brividi).

Nel film seguiamo le vicende di due vite parallele che la protagonista avrebbe potuto vivere, sia che avesse preso la metropolitana per un pelo scoprendo il compagno a letto con l’amante, sia che avesse perso il passaggio a casa continuando a vivere la sua vita felice e addormentata.

Di sliding doors è piena la nostra vita, anzi il nostro quotidiano, il nostro qui ed ora,  ed è affascinante e pure un po’ vertiginoso soffermarsi a pensare quante migliaia di variabili si agitino costantemente per rendere possibile ciò che stiamo vivendo.

Ecco, il corso di design thinking al quale ho partecipato era proprio incentrato sul tema delle infinite possibilità (di scelta e non scelta, che di per sé è anch’essa una scelta intendiamoci) e al solo pensiero mi si agitava lo stomaco, ecco.

Dicevamo dunque che io ero felice di essere stata invitata a questo corso e certamente una parte di me lo aspettava da tempo ma c’è un ma.

Questo  si chiama resistenza al cambiamento: conosci?

Nel mio caso ha le sembianze di una donna severa, rigida, per nulla accogliente, giudicante e molto snob.

Ma non basta: quella donna lì è pure spietata e astuta e non fa altro che tendermi agguati. L’ultimo? quello di avermi convinta che il corso che temevo di frequentare si tenesse la domenica, impegnandomi il lunedì di appuntamenti in modo da non poterlo frequentare.

Mi voleva mettere alla prova, continuava a sussurrarmi all’orecchio: vediamo cosa sei disposta a fare per esserci, dimostrami che lo puoi fare

Te la faccio breve: alla fine ho superato le insidie, affrontando il mio personale viaggio dell’eroe, ho spostato appuntamenti e impegni, mandato cortesemente a bere un buon the la mia amica rigidità e sono riuscita a presentarmi al corso.

Sliding door: e se non ci fossi andata?

Probabilmente non starei qui a scriverti, non mi sarei svegliata con un friccicore nello stomaco e con uno spropositato desiderio di raccontarti perché, per me, di comfort zone si muore correndo il più insidioso dei rischi: quello di vivere una intera esistenza al largo di se stessi, senza incontrarSi mai.

Credo lo abbia detto quasi all’inizio Mauro durante il corso:

Se vuoi percepire, inizia ad agire.

La mia mente lo ha subito fuso e confuso con una immagine di Yoda. D’improvviso ero catapultata nella palude misteriosa in cui Luke incontra lo Yogi e nelle mie orecchie risuonava un: “se percepire tu vorrai, tu agire dovrai”.

Cortocircuito.

Si, ho visto nero per una frazione di secondo.

Cribbio, percepire io? Agendo? Uscendo quindi allo scoperto, scendendo dalla torre d’avorio nella quale mi sono rinchiusa, incontrando persone, accettando il confronto, affrontando la mia paura di non essere abbastanza in tutto, attraversando le lande sconfinate delle aspettative altrui (e le mie dove le mettiamo?).

Per un attimo ho desiderato sparire.

Si, ho guardato la porta e ho seriamente pensato: “adesso ti imbocco, mi infilo dritta dritta dentro di te e PUFF! sparisco come una supereroina”.

Macché, non l’ho fatto: la mia proverbiale capacità di resistenza in questo caso mi ha soccorsa e ho affrontato le mie paure stoicamente (per fortuna il buffet era meraviglioso e ho avuto la mia mezz’ora di pace luculliana dei sensi).

Il corso è stato un saliscendi di emozioni e paure, di reticenze e desiderio di esplorazione dove su tutto ha vinto la sensazione di familiarità che prima non avevo con le persone e con le cose.

Una familiarità che deriva dal mio essermi scelta, uno spicciolo di anni fa e di non aver mai mollato la presa, nonostante le mareggiate e i tentennamenti, rispetto a una direzione che ho deciso di prendere e che era compresa nel pacchetto “cambio vita”.

Ho capito che da allora non ho mai smesso di cercarmi, di annusarmi (sull’olfatto ci sto lavorando e la mia sinusite pare abbia voglia di mollare la presa almeno un po’) di volermi bene sulla fiducia (perché mica lo sapevo chi ero e tutt’ora direi che sono un cantiere a cielo aperto).

Questo ha significato accogliere la paura, il senso di precarietà, il vuoto, la presenza di punti di riferimento ballerini (un giorno li vedo, quelli dopo c’è foschia e devo arrangiarmi da sola).

Fare questa scelta  ha significato anche accogliere me stessa, la mia fragilità come la mia forza, il mio bisogno di amare e di amore essendo, partecipando al flusso incessante della vita, accettando l’impermanenza che significa anche imparare ad avere a che fare con il distacco, la separazione, il senso di morte – e quindi anche di vita –  che ne deriva.

Scegliersi è un impegno quotidiano, è un iniziare a realizzare che il mondo là fuori è figlio delle tue convinzioni e delle idee che te ne sei fatto, delle storie che ti sei raccontato e di quelle che non hai mai osato incrociare.

Da qui è nato il mio desiderio di rispendere la mia esperienza personale, di farne uno strumento con cui creare ponti con altre persone che come me, si trovino a guadare il fiume della loro esistenza con molte incognite e scarsa consapevolezza dei propri mezzi.

Con questo desiderio di scoperta e di avventura, cammino in Natura e propongo esperienze viandanti così come seminari di comunicazione consapevole, aperti a chiunque voglia iniziare  raccontarsi una storia differente, capace di aprire più porte di quante ne chiuda.

A Novembre ho in programma tre appuntamenti nei quali se ti va potremmo incrociarci.

Il primo è domenica 6 Novembre a Pescia (PT).

In questo caso ti propongo una giornata in Natura, nella quale fare esperienza diretta di alcune delle convinzioni autolimitanti che ci abitano e imparare a mettersi in gioco attraverso una comunicazione più responsabile, ovvero abile a darti risposte e a fornirti le indicazioni che ti servono per orientarti nel mondo.
Alterneremo momenti meditativi ad esercitazioni pratiche e attività di gruppo, allenandoci a guardare da punti di vista differenti la nostra realtà

La giornata inizia alle 9.30 e si conclude alle 17.30: ti occorrono abbigliamento comodo e pranzo al sacco. L’esperienza ha un costo di 20,00 euro a persona e la prenotazione è obbligatoria.

 

Il secondo e il terzo appuntamento si terranno invece a Pistoia, presso l’Officina Motoria.
In questo caso si tratta di due pomeriggi: Sabato 26 Novembre e Sabato 3 Dicembre, dalle 15.00 alle 17.30.Nel primo affronteremo il tema del raccontarsi e del raccontare di sé una storia aperta alle opportunità e alle proprie inclinazioni personali in ottica di realizzazione personale. Sempre di più infatti il nostro lavoro si fa veicolo di talenti e predisposizioni che, se messi opportunamente in circolo anche attraverso una sana e consapevole comunicazione, risuonano regalando benessere a chi ne usufruisce e di rimando anche a noi.Il secondo appuntamento, quello di sabato 3 dicembre, riguarderà invece la comunicazione intesa come relazione e scambio tra due o più persone e accarezzerà temi legati all’ascolto attivo, alla capacità empatica e alla tanto agognata quanto rara interdipendenza tra le persone.La partecipazione al corso ha un costo di 25,00 euro a persona e anche in questo caso la prenotazione è obbligatoria.

In ogni caso, lo avrai capito, si tratta di occasioni in cui continuare a ragionare su come affrontare il tema del cambiamento in modo produttivo, senza rimanerne travolti ma anzi facendo affidamento sulle nostre risorse, imparando a metterle in rete.

E’ difficile?

E’ complicato, ecco, ma possiamo imparare a lavorare sulla consapevolezza dei nostri piccoli passi: per la maratona di new York c’è tempo 🙂

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