meditazione in natura

Incontrare la meditazione, ha significato per me iniziare a incontrare me stessa, in profondità,  coltivando uno spazio in cui i gesti ordinari  aprono un varco nel nostro quotidiano “sonno”.

In questo spazio ordinario, la parola è anche immagine e poesia e si fa strumento di navigazione nel quieto osservare il respiro.

Per questo motivo, amo unire la meditazione ad attività di espressione creativa, veri e propri laboratori esperienziali in cui ci alleniamo a “riscrivere la mente”, coltivando  pensieri ed emozioni costruttivi.

La meditazione mi sta insegnando  a sentire, a percepire il momento e il luogo, assaporando qualsiasi cosa io stia vivendo, senza esclusione, migliorando la mia capacità assertiva e con questa le mie relazioni.

Per farlo, però, bisogna esser disposti a mettersi in viaggio, a lasciare la “casa” per come l’abbiamo sempre intesa, per trovarne una dentro, nel cuore.

Forse ha ragione Viktor Šklovskij quando scrive:

Bisogna strapparsi alla propria casa, al calcolo sicuro sul domani, e prendere il volo per il sé, per un’esigenza interiore, ma non come un uccello, perché gli uccelli seguono le vecchie vie; volar via come vola solo un uomo che lavora, che conosce il ritmo delle possibilità.

La prima grande possibilità che si presenta, iniziando a praticare con regolarità la meditazione, è il nostro allontanarci dalla zona di confort che ci siamo costruiti pur di non sentire, imparando a essere noi stessi.

Profondamente, intimamente, incessantemente e accade perché ci si comincia ad ascoltare  con una qualità e una profondità totalmente differenti.

Dall’ascolto deriva la capacità di centrarsi e di agire con benevolenza verso ogni essere umano, senza dimenticare che non è una strada semplice.

Perché in realtà nessuno ci ha insegnato a farlo. Abbiamo per lo più imparato che ci si deve occupare del prossimo, coltivando una certa paura nel prestarci ascolto, perché potremmo rischiare di perderci nella vastità e nella complessità che ci abita dentro.

Per questo, spesso evitiamo l’esplorazione degli aspetti della nostra vita che sono in disordine o che ci provocano sofferenza, sperando che svaniscano miracolosamente.

Alla base degli incontri di gruppo e dei laboratori di mindfulness, ci sono anche alcuni principi della Comunicazione nonviolenta di  Marshall  Rosenberg,  perché io credo che la parola sia anche immagine e poesia che si fanno strumento di navigazione nel quieto osservare il respiro.

Si tratta di una serie di pratiche volte a  trovare maggiore autenticità nella comunicazione, una maggiore comprensione, e lo stabilirsi di connessioni più profonde che risolvono i  conflitti in modo graduale ed efficace.

Secondo Marshall  Rosenberg il linguaggio e il modo in cui usiamo le parole hanno un ruolo cruciale nel riuscire a rimanere collegati empaticamente a noi stessi e agli altri.

La Comunicazione Nonviolenta si basa su quattro aspetti:

  • Auto-empatia, l’ascolto di se stessi
  • Empatia, ascolto dell’altro
  • Auto-espressione onesta, esprimere autenticamente il proprio sentire e bisogni
  • Richiesta, stimolandoci a comunicare al meglio i nostri bisogni

La Comunicazione Nonviolenta è anche chiamata Linguaggio Giraffa perché utilizza la Giraffa come simbolo in quanto è l’animale dal cuore più grande che porta all’empatia e a realizzare relazioni gioiose.

Il collo lungo della Giraffa permette di vedere lontano, le conseguenze dei nostri pensieri, parole e azioni. La controparte della giraffa, è lo  Sciacallo,  simbolo di quella parte di noi che pensa, parla e agisce in modi che ci allontanano dai nostri sentimenti e bisogni e da quelli dell’altro.

Lo sciacallo si esprime con “bisogna”, -“devi, che ti piaccia o no”, -“ciò che si deve fare è …” – “è cosi!”- “non voglio”- “fermati, basta!”- “non pensare questo”: e’ un linguaggio, cioè, che non permette alcuna scelta alla persona. Il linguaggio sciacallo uccide ogni creatività, riduce in schiavitù.

Il linguaggio giraffa invece accoglie e libera; chiede e da’ a ogni persona l’occasione di contribuire al nostro benessere, poiché esprime ciò che avviene nel cuore; non esige niente, ma propone: “Mi piacerebbe molto che tu mi facessi …, se vuoi …..”. E’ un linguaggio semplice ma difficile Quando parliamo “giraffa”, tutto ciò che diciamo o che ascoltiamo si riassume in due espressioni: “per piacere”- “grazie”.

Siamo dunque costituiti da un’essenza (parola utilizzata come sinonimo di Sè,  vera natura, giraffa interiore) pura come un diamante, e da parti.

Idealmente la nostra “giraffa interiore” dovrebbe agire come un direttore d’orchestra benevolo che crea armonia tra tutti i “musicisti” interiori, affinché ognuno possa suonare la nostra unica sinfonia.

Le caratteristiche della nostra giraffa interiore sono: calma. compassione, connessione, comprensione, chiarezza, fiducia, fluidità, solidità, curiosità, prospettiva, curiosità, disinteresse (inteso come fiducia nel processo e non attaccamento al risultato contingente).

Nei laboratori procediamo per gradi, cercando di rafforzare ogni singolo passaggio attraverso momenti di espressione artistica e/o corporea, per arrivare a intercettare la sorgente profonda da cui originano bisogni e successive frustrazioni per imparare a prenderci cura passo, dopo passo, del nostro linguaggio giraffa.

Impariamo a riconoscere e percepire in profondità i nostri sentimenti, scoprendo poi le nostre aspirazioni.

Attraverso la pratica di mindfulness, stabiliamo  un legame diretto tra i nostri vissuti e i nostri bisogni che possono essere fisiologici, emotivi o collegati  ai nostri valori più alti e nobili, imparando ad andare loro incontro, esprimendoli in modo efficace, migliorando quindi la qualità dei nostri rapporti e della nostra vita in genere.

Questo è l’ intento  con cui promuovo gli incontri di mindfulness al Podere Ciridomini..

Gli incontri hanno cadenza mensile e se vuoi scoprire la prossime date, dai un’occhiata al