francesca.campagna

 

Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l’emozione che spesso comincia già nella prima frase, il senso di bellezza e mistero che si riscontra nei migliori esemplari; e il fatto […] che un racconto può essere scritto e letto in una sola seduta (proprio come una poesia!).

Raymond Carver

 

Le cene tra amici hanno, tra gli altri, il vantaggio che dalle domande che gli altri ti fanno se vuoi puoi imparare e  metterti in discussione.

Oltre al grand classico: “ma tu, di preciso… che fai?” (e fin qui sono attrezzata) l’altra sera ho ricevuto uno stimolo importante su un altro aspetto del mio lavoro di cui scrivo meno di frequente ma che non uso meno.

Si tratta della scrittura per il web, un servizio che tendo a raccontare di rado perché arriva di solito alla fine del percorso di coaching.

Solitamente l’iter classico che segui quando vieni da me  è:

“Vengo perché sto attraversando un momento particolare” (pausa) “anche a lavoro”.

Su quell’ “anche” si spalancano voragini di possibili disquisizioni che solitamente decidi tu, serenamente,  se percorrere o meno.

Mentre me ne sto in silenzio ad ascoltare, arriva il seguito del racconto (e qui spesso si aprono due possibilità).

A: la voragine viene rapidamente richiusa, affrontiamo con piglio sicuro il tema lavorativo.

Scopro che spesso hai una attività o te la stai costruendo nel tempo con approccio sartoriale e teso a massimizzare le tue capacità e i tuoi talenti (e qui, altra digressione, spesso abbiamo da lavorare io e te per renderli evidenti a te stessa).

In entrambi i casi  finiamo con il parlare di come potresti comunicarti meglio (o ex novo) e la domanda di rito, la prima in assoluto, è: “tu cosa sei disposta a fare nel concreto per migliorare la tua comunicazione?”.

Qui alludo a risorse di tempo, soldi, dedizione e soprattutto a quanta parte di te sei  disposta a mettere in gioco.
Sì, perché un contenuto ha da essere rilevante per chi legge, ragione per cui dobbiamo aver prima fatto una serena analisi di quello che noi siamo disposte a mettere in condivisione con altri.

Parlo di know how, esperienza, consigli pratici ma anche emozioni, sensazioni, visioni del mondo.

Tutto e sottolineo tutto rientra nella definizione della tua strategia di comunicazione: è bene non tralasciare i particolari che spesso fanno la differenza.In questo caso, lo avrai intuito, si fa un lavoro sul tuo personal branding e nello specifico vuotiamo il sacco.

Per costruire un buon albero dei contenuti e lavorare alla tua strategia di comunicazione, dobbiamo avere chiaro principalmente che stiamo lavorando a un ecosistema e non a una agenda dei contenuti.

“Un ecosistema è una porzione di biosfera in cui abitano gli organismi animali e vegetali che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda”.

Avrai quindi intuito che non ci dovremo preoccupare solo del cosa e del come lo racconti ma anche di costruire ambienti adatti ad accogliere e a far sentire a loro agio le persone che interagiranno con te.

Iniziamo quindi a lavorare e tipicamente la tua sarà un’esperienza di digital coaching che potrà prevedere anche una formazione specifica di scrittura digitale e di ascolto in rete: dipende dalle situazioni e dalle tue reali necessità.

B – decidi di addentrarti nella voragine di quel “sto attraversando un periodo particolare anche a lavoro” e iniziamo un percorso di life coaching prima ancora di capire cosa ci serve per comunicarci in modo efficace.

In questo caso abbiamo bisogno di far fare un  po’ di stretching alla nostra creatività.

Hai ma i pensato a quante risorse vitali ci abitino in stato di quiescenza?

A volte non sospettiamo minimamente di essere mirabilmente attrezzate per affrontare le più incredibili difficoltà e viviamo paralizzate da pensieri e convinzioni che non ci aiutano a dare sfogo alle nostre risorse.

Spesso mi racconti di cambiamenti radicali nella tua vita, di uno stato di confusione, della fatica che fai a trovare il bandolo della matassa perché hai bisogno di mettere ordine e di ricominciare da te (e secondo me anche da tre, come nell’omonimo programma di coaching che ti propongo).

Contenuti: ci lavoriamo perché…

Sia che tu ci lavori lato comunicazione digitale, sia che tu abbia bisogno di “levare le gambe” da un momento di confusione, avrai a che fare con un racconto di te che dovrai imparare a fare o semplicemente a riorganizzare.

Le parole danno senso alla nostra percezione del mondo e dalla cura con cui impariamo a sceglierle e inserirle in un racconto coerente, passa anche la qualità del nostro vivere.

Dicevamo quindi che avremo a che fare con i tuoi contenuti.

Quali, quanti, come?

La risposta varia di caso in caso ma una cosa è certa: scrivere non è una attività congeniale a tutti.

Posso farti una formazione specifica e insieme possiamo imparare le regole di scrittura per il web che sono per me sempre subordinate a una buona pratica di ascolto in rete (perché se non sai a chi parli, difficilmente sarai in grado di scegliere il registro giusto).

Ma alla fine la domanda è: troverai il tempo di farlo?

Sì perché, dirò una ovvietà ma scrivere è un lavoro, al pari di quello che stai già svolgendo.

Curare i tuoi contenuti significa prima di tutto leggere molto e leggere di tutto.

Mantenere vivaci e freschi i tuoi post è un lavoro che parte dall’ascolto. 

Cosa si dice in giro sul tuo argomento? C’è qualcuno che ti piace e che ti ispira? C’è qualcuno che non ti piace? (bada bene che si impara molto anche dalle persone che fanno un lavoro assai distante dalle nostre corde anche perché spesso ciò che non ci attira ci parla di noi e di qualcosa che potremmo approfondire meglio)

La pratica dell’ascolto non ti abbandonerà mai in realtà. Non potrai mai dire “ok, adesso ne so” e mentre ascolti, continui a lavorare alla definizione del tuo piano dei contenuti perché proprio in virtù di ciò che impari potrebbe cambiare leggermente.

La parola d’ordine è stare aperti, non escludere alcun che, farsi attraversare dai contenuti, leggerli a più riprese, spesso con approcci differenti.

A volte capita che un articolo di pancia ci dica alcune cose e a rileggerlo con calma ne racconti altre.

Tutto sta nel capire quanti permessi ci saremo date.

Parlo del permesso di provare, di sbagliare, di fare qualcosa di nuovo, di metterci in gioco.

Oltre all’ascolto dovrai poi affrontare la questione della produzione dei contenuti.

Va da sè che come ti dicevo non è detto che un percorso di coaching finisca con la formazione specifica in scrittura digitale.

Molto spesso durante il percorso realizzi che sì, hai capito quali e quanti sono i tuoi contenuti e che è necessario vivere in beta permanente (ma questo ti consiglio di farlo un po’ in tutti gli ambiti del tuo quotidiano) ma al contempo hai realizzato che la cura che dovresti riconoscere ai tuoi contenuti è un lavoro nel lavoro e tu non hai tempo infinito.

E se decidessi di non gestirli tu?

In questo caso io ti consiglio di delegare l’organizzazione del tuo racconto a qualcuno che sia in grado di sintonizzarsi sulle tue necessità e che abbia la capacità di tradurre i tuoi contenuti in modo efficace e a te somigliante.

E’ meno banale di quanto sembri perché allo scrivente è richiesta una buona capacità di ascolto e di capacità empatica.

Sarò molto onesta con te: io scrivo e pure abbastanza per terzi.

Mi piace farlo perché ogni volta è un viaggio in una dimensione nuova, inesplorata, di cui spesso non conoscevo l’esistenza ma sarei ipocrita se  ti dicessi che  è semplice.

Scrivere per altri significa farsi silenziosi dentro, mettere tra parentesi la propria mappa mentale quanto basta per accogliere quella dell’altro e cercare di sintonizzarsi sui suoi bisogni sulle sue paure sulle sue speranze.

Vuoi la verità? Per me anche questo è un esercizio di coaching e prima o poi troverò il modo di raccontartelo così.

Sì, confesso: anche su questo tema sono work in progress (che ci vuoi fare, ci si prende gusto).

Ecco, ora che ho scritto il post realizzo che ieri sera, a cena, ai miei amici avrei voluto dire che sì, oltre a proporre esperienze di coaching scrivo testi per i siti di alcuni miei clienti, per altri curo i canali social ma con tutti, sottolineo con tutti, faccio un viaggio nei loro contenuti, esplorando esigenze, risorse, elementi critici, competitor e potenziali clienti ideali.

Parola d’ordine del viaggio? Essere rilevanti e saper fare la differenza, non solo nel saper fare ma anche nel saper essere.
E nel dubbio tra dire e dare, lascia che vinca la seconda 🙂

Qui è dove ti consiglio le letture che  in me hanno acceso pensieri ed emozioni.

Per imparare a scrivere, iniziare a prenderci gusto, lasciarti ispirare da chi lo fa e parecchio bene, direi che potresti lasciarti ispirare da:

“Lezioni americane” – Italo Calvino

“Vuoi star zitta per favore?” – Raymond Carver

“La donna dei fiori di carta” – Donato Carrisi