Credo che inostro più grande dono e al tempo stesso la sfida più impegnativa che ci troviamo a vivere come esseri umani, consista nell’imparare a creare,  nell’ affrontare la vita in modo creativo, anzi, creaTTivo.

La vita è un viaggio incredibile, fatto di andate e di ritorni, di fermate lunghe che ci fanno sentire impantanati in un ciclico riproporsi di avversità, ma anche di ripartenze, capaci di aprirci a panorami indescrivibili, cambi dimensionali di prospettiva che nel tempo finiscono con l’aiutarci a incorporare via via parti di noi fino ad arrivare ad  individuarci come persone, a scoprire il nostro talento, il motivo per cui siamo proprio qua, adesso, sperimentando fiumi di gratitudine indescrivibile.

Io credo che  la sfida per eccellenza sia quella di riuscire a  creare la nostra vita dalla posizione più autentica  di noi, da quel grumo baluginante che ci abita nel petto ma che abbiamo disabitato così a lungo da averne perso spesso traccia.

Per  riuscirci, per riuscire a creare la nostra vita e a generare le  nostre decisioni dalla nostra stessa essenza, occorre sviluppare   una mente (o coscienza) libera da inibizioni, aperta e capace di sperimentare con grande generosità e coraggio.

Certo, non è un compito facile.

Nella nostra infanzia, la scuola, i gruppi di pari, la televisione e in genere la cultura dominante, promuovono l’appiattimento delle singole specificità a favore di un anonimo conformismo che spegne la nostra fiamma interiore, ci fa appassire come fiori recisi.

La buona notizia è che non tutto è perduto: possiamo ritrovare l’entusiasmo, la creatività, il baluginio negli occhi e spesso questo riusciamo a farlo tornando a imparare a giocare, a dare valore a tutto ciò che crescendo abbiamo imparato a screditare in quanto “persone serie”.

Sì, perché  il fatto è che  da quando  abbiamo smesso di giocare tutto il nostro lavoro è diventa pesante e rigido.

Questo è accaduto perché lasciando andare il sacro che risiede anche nel gioco e nella capacità di relazionarci in modo aperto e disponibile al mondo,  il nostro lavoro ha perso la sua connessione al suolo su cui viviamo  e noi abbiamo perso il contatto con la parte sacra, luminosa, ampia e generosa di noi stessi.

Giocare promuove la creatività ed è una delle funzioni primarie della vita ed è un’esperienza cardine dei bagni di foresta così come di tutta la formazione natura teraputica che propongo.

Senza il gioco, l’apprendimento e la creazione sarebbero quasi impossibili da raggiungere; pertanto, possiamo concludere che il gioco  è anche l’origine dell’arte, la materia prima dell’artista che  incanala e organizza con tutta la sua conoscenza e tecnica con profonda presenza.

In effetti se ci pensi, converrai con me nel sostenere che il bambino è profondamente coinvolto in ciò che sta facendo mentre gioca.

Non è mezzo lì, metà altrove (come la maggior parte di noi che è spesso divisa tra il suo cellulare e ciò che sta facendo in quel momento); il suo intero essere è presente lì, e da quello concentrazione, nascono le creazioni più ricche e spontanee.

Dobbiamo quindi tornare a  sviluppare e a prendere coscienza di questa abitudine: l’ispirazione ci trova  se e quando siamo intenti  a giocare e la nostra mente è aperta, libera dall’ingombro del rimuginio mentale e spaziosa.

Ricominciare a giocare e farlo in Natura, dove i nostri sensi tornano ad accendersi e a suonare la musica del mondo, ha un enorme valore terapeutico perché significa tornare a sentirsi connessi, covibranti, compartecipanti, parti integranti di un muoversi, uno sbattere, uno sciacquettare, un sibiliare.

La Natura è da sempre la casa del gioco dei bambini, il luogo ideale in cui lasciare andare a “briglia sciolta” le proprie fantasie e tornare a meravigliarsi, a spalancare occhi e cuore davanti all’infinita bellezza del creato, al miracolo di una gemma, all”eleganza di una farfalla, alla perfezione di una ragnatela, alla gioia vibrante che regala una goccia di rugiada che si posa sulle labbra mentre giochiamo con un filo d’erba.

Tutto in Natura incanta, trasporta, connette intimamente e profondamente al momento presente.

In un bosco non esiste il passato, tanto meno il futuro: i nostri piedi e il  nostro cuore si muovono lungo l’eterna linea del presente, connettendo tutti e 5 i sensi nel qui e ora e aprendo la nostra mente alla possibilità di ricevere intuizioni, rapide e inspiegabili comprensioni istantanee che non conoscono parole ma solo il prodigio della presenza, appunto e di un cuore che si dischiude a una crescita interiore.

La nostra vita è in realtà un artefatto, un qualcosa che impariamo nel tempo a creare ad arte, appunto, togliendo il superfluo, uscendo dalle ruminazioni mentali e dalle abitudini tossiche per aprirci al cielo vasto della consapevolezza.

Giocare ci libera  dai limiti autoimposti e ci consente di  espandere il nostro campo di azione.

Allo stesso tempo, reinterpretando la realtà e producendo qualcosa di nuovo, giocare ci impedisce di rimanere rigidi o statici e ad aprirci  al cambiamento, a esercitare adattabilità e resilienza.

.Giocare ci consente di riorganizzare le nostre capacità e  a scoprine di nuove.

Giocare è lo spirito dell’esplorazione in libertà: fare ed essere solo per il piacere  di “fare ed essere”.

Giocare è  un atteggiamento, uno stato d’animo, un modo di fare, un approccio alla vita che ci porta a un costante riaggiustamento, intensifica la nostra capacità di affrontare i cambiamenti che mai come adesso ci sembrano necessari e ci apre a una vita autentica e radiosa.