[la foto è di frengo2.0]

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La vita è breve, buona e c’è un diritto fondamentale: il diritto  alla felicità. Che non si manifesta e non si deve confondere con una sorta di diritto naturale a diventare ricco o a soverchiare gli altri.

Parliamo di un’altra felicità. Delle soddisfazioni piccole, che però valgono molto.

Luis Sepulveda

Oggi ho vissuto molte piccole gioie, per le quali mi sento fortunata.

Ho fatto un giro nella campagna toscana che non vedevo da un po’, per esempio. E’ incredibile l’estensione di campi assolati e fieno, grano maturo e querce rigogliose che si incontrano spostandosi appena un po’ a sud di Piombino.

L’altra mia piccola gioia è essere  andata in un posto molto bello che non conoscevo, la Tenuta La Badiola a Castiglione della Pescaia, che mi ha ricordato le eccellenze che ci circondano e fanno del nostro territorio uno straordinario mosaico di bellezza.

Fa bene vederle, fa bene saperle. Si gode di una sorta di contagio di virtù, credo.

Il resto lo ha fatto il Convegno Regionale di Slow Food: un’occasione per entrare in contatto con le molte realtà toscane che si danno un gran da fare con gli Orti in Condotta, le attività formative, i Teatri di Paglia.  Questa storia, apparentemente marginale all’interno di un Convegno, mi ha regalato un’ispirazione nuova, l’idea che allora si, è vero che la bellezza contagia, risuona, unisce, ispira, mette in moto. La rete dei Teatri di Paglia è nata un po’ per caso (che poi, diciamocelo, mica esiste il caso) per trovare sinergie comuni, condividere esperienze, scambiare consigli strutturali e artistici. Sempre senza pretese “professionali” e con la spontaneità e la “lentezza” con cui tutto questo è nato, ma anche con la volontà di tutelare l’essenza di una straordinaria esperienza nata dal basso.

Da qui, da questa serie di esperienze riportate al Congresso, è nata in me l’idea di sostenere un racconto lento delle eccellenze, dei territori, delle tradizioni e delle culture patrimonio di un’umanità sempre più frammentata e isolata, sconquassata da cambiamenti repentini che lasciano spesso  un senso di impertinenza e di vuoto e di farlo piano, lasciando tempo alle storie di dipanarsi e di scorrere nei racconti.

Storie di persone e di produzioni, di impegno ostinato nel mantenere vive tradizioni che il correre prosaico del tempo tenta di spazzare via. Storie di coraggio e di follia, di chi ci crede ancora e non molla la presa del sogno, interpretandolo come puo’, mantenendo vivo l’impegno associazionistico, credendo nel volontariato e nel tempo speso a ragionare insieme dei problemi.

Perché insieme si può’, perché insieme è meglio.

Radici, abbiamo bisogno di radici e per ritrovarle ci vogliono terreni di coltura (e cultura) fatti da reti di persone, che sanno mettersi in ascolto, condividere visioni, rivendicare il diritto al piacere che si lega indissolubilmente a quello della lentezza. Perché ci vuole tempo per capire cosa si muove attorno a noi, per entrare in sintonia con altre realtà (ho scoperto oggi che la Toscana pullula di Condotte motivate e appassionate, che portano avanti non senza fatica, impegni coraggiosi).

E’ grazie a questi racconti e alla lentezza che mi sono concessa per ascoltarli,  che ho capito che in realtà il cambiamento è già cominciato. Comincia ogni giorno, da noi. Comincia tutte le volte che ci battiamo per non soccombere al mito della vertiginosa velocità che oggi ci viene proposta come  sinonimo di rapida soddisfazione. L’idea è che se ci affrettiamo arriviamo prima: anche alle soddisfazioni. Ma è il diritto alla lentezza che dovremmo rivendicare, invece e per farlo dovremmo riscoprire il nostro ritmo personale, avendo il coraggio di attraversare anche i passaggi bui del cammino.

Perché capire quale possa essere il contributo di ognuno, richiede tempo e tenacia, senso di responsabilità e tolleranza, nonché l’uso della memoria  come punto di riferimento per capire il presente e immaginare il futuro. Lentamente…