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Nessun prodotto è un’isola. Un prodotto è molto più che un prodotto. È un insieme coeso e integrato di esperienze.

Donald Norman

Era il 2003, si hai capito bene, il 2003, quando Donald Norman, psicologo cognitivo statunitense autore di “Emotional design“, si interrogava sul come  catturare i bisogni soggettivi emozionali del cliente e incorporarli nel processo di design.

Come?

Essenzialmente progettando esperienze, tenendo conto che il nostro quotidiano sta diventando sempre più crossmediale, abbraccia più media contemporaneamente, entra ed esce dal virtuale (dai, non dirmi che ancora lo chiami così, su) intercetta prodotti ma anche servizi e persone coinvolgendo molti spazi (più che fisici, digitali).

In questa ottica sembra sensato iniziare a promuovere il passaggio da un’economia del prodotto a un’economia dell’esperienza, capace di tornare a riconoscere centralità e valore alle persone, ai loro bisogni e a ciò che le rende felici.

Sempre secondo Norman infatti, la felicità produce endorfine nei lobi frontali che ci rendono capaci di pensieri ampi che accendono la creatività (il famoso think outside the box, per intendersi) e stimolano all’azione.

Si, perché l’emozione ci permette di agire, il pensiero di capire.

La paura è l’emozione che attiva i muscoli e mi predispone alla fuga, così come il piacere e la gioia mi fanno avvicinare a qualcosa e/o desiderare di prolungarne gli effetti.

Conoscere questi aspetti significa entrare in contatto con le persone cui parliamo, rivolgere loro la nostra attenzione, piantarla con la comunicazione autoreferenziale, mettersi  concretamente nei panni degli altri.

Nella fase di ideazione di una strategia di comunicazione per una azienda o un privato, molto del mio tempo lo investo a  identificare il cliente ideale. per farlo, occorre imparare a   ritrarlo nei minimi dettagli, anche fisici, che  stimolano l’empatia: vogliamo parlare alle persone, no?

Se non capiamo a chi ci rivolgiamo, se non ci immergiamo nel suo mondo, se non proviamo a sentire con le sue orecchie e a vedere con i suoi occhi, la nostra comunicazione sarà destinata a essere un bell’esercizio di stile, utile forse a ricordare a noi stessi che sappiamo scrivere e che facciamo belle foto ma del tutto slegato dal senso profondo per il quale nasce.

Imparare a (ri)conoscere desideri, interessi, paure e disagi, aiuta in fase di progettazione a costruire un’esperienza significativa, indimenticabile e quindi unica (il classico #win, diciamolo).

Progettare un’esperienza di valore per le persone oggi, significa entrare in contatto con il loro mondo emotivo, fatto di sogni e di bisogni, di speranze e di paure e per farlo occorre imparare a parlare la loro lingua.

Per questo motivo è fondamentale imparare a creare un profilo dettagliato del nostro interlocutore e affinarlo con le tecniche di ascolto in rete che ti propongo.

Con quale esercizio ci lasciamo oggi?

Detto ciò, vediamo di volgere la riflessione in termini concreti: ti propongo un’esperienza.

Sei pronta?

Prendi un paio di riviste vecchie e inizia a sfogliarle alla ricerca del tuo cliente ideale (tranquilla, possono essere più di una tipologia, nel caso ripeti l’operazione).

Individua una immagine che secondo te racconta bene la tipologia di persone cui parli (in un secondo momento impareremo a cercarla in rete).

Esempio: donna sulla trentina, che sceglie con cura i suoi abiti, tendenzialmente sportiva, ama il cibo sano e non disdegna le letture. Ritaglia una immagine che esprima questa tipologia di persona, cerca anche altre immagini (un piatto bio? l’uscita dell’ultimo libro della Gamberale?) e creati una scheda.

Scegli con cura anche il colore con cui scriverai una piccola scheda biografica a lato: nome, età, sesso, grado di istruzione, provenienza geografica, principali interessi.

Quando avrai realizzato la scheda, vai da un conoscente o un amico di un amico, dal giornalaio sotto casa o da quell’estetista carina che si prende cura delle tue mani.

Scegli tu la persona, basta che non sappia niente della tua attività lavorativa e prova a spiegargliela, descrivendo il tuo cliente ideale.

Fatta la presentazione, ascolta il feed back e tutti i suggerimenti che ti potranno arrivare.

Forse avrai fatto una descrizione minuziosa e precisa che aiuterà la persona a individuare la tua attività o magari potresti scoprire che possono esserci esperienze o ambiti affini al tuo che potresti aggiungere alla tua attuale proposta e che coerentemente potrebbero parlare al tuo cliente.

Vai, sbizzarrisciti, ritaglia immagini, stai ampia, scrivi a caratteri ben leggibili, non risparmiare sul colore, emozionati: hai bisogno di una buona dose di pensiero laterale per immergerti in questa nuova avventura di design thinking applicato al tuo cliente ideale.

Dalla casa al mare della tua digital coach è tutto: scrivimi come è andato l’esperimento e se hai allargato la mappa della tua esperienza possibile.

A presto!

 

Ps. Guarda che se hai voglia di fare questo tipo di esperienza insieme a me, la puoi fare domenica 6 Marzo durante il secondo incontro dedicato al personal branding che terrò presso Armonia Consulenza di Immagine in quella gran bella città che è Firenze.

Ti va di saperne di più?