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Una coppia seduta a un tavolo rosso acceso,  parla fitto fitto, un sorriso  all’oste e mi siedo.

Una musica anni sessanta in sottofondo: se socchiudo gli occhi e guardo i pennoni delle barche in rada, mi sembra di essere a Saint-Tropez. C’è un’aria un pò retrò, vagamente francese qua e viaggio con la mente mentre mi perdo tra le righe della lavagnetta che solletica il mio appetito con le proposte del giorno.

Il tonno, le acciughe, il baccalà e poi profumo di finocchio selvatico e di erba limoncella, tutto mi avvince e mi convince e sento un crescente legame col posto, fatto di piccole sintonie, percorsi simili, affinità emotive, sciocchezze indicibili e inenarrabili ai due appena conosciuti giovani e cortesi padroni di casa che con garbo e  delicata gentilezza si prendono cura del mio piccolo pranzo ma che di fatto sento essere determinanti nel mio sentirmi a casa tra i tavolini rosso corallo di questo nuovo bistrot mediterraneo.

Proprio vero, i luoghi sono dei cantastorie muti che parlano il linguaggio universale dei gesti, delle piccole attenzioni, dell’esperienza condivisa ed è l’insieme di questo inestimabile patrimonio di narrazioni, a creare il valore aggiunto, la vera ricchezza di una destinazione.

Sempre di più mi convinco che l’Elba sia per sua stessa natura vocata all‘eccellenza emozionale: un’eccellenza che non parla la lingua del lusso e del bello se costoso, no. L’Elba, meta prediletta di artisti, creativi, poeti, marinai e profeti, è una terra che attrae bellezza e quindi emozioni a perdifiato  e che avvicina persone naturalmente vocate a dare il meglio di sé, ad eccellere per spirito di innata gratitudine verso una terra che, generosa, si offre in tutto il suo magnifico splendore.

 

Di fatto questo io sento quando provo a fare al meglio quello che faccio: avverto gratitudine, perché riconosco la fortuna che mi è data nel vivere in un luogo bello e raro, vario e quindi ricco di storie, di paesaggi, tramonti mozzafiato e primavere abbondantemente fiorite. Credo questo possa definirsi un principio di similitudine: vivere in un luogo bello ispira, regala il desiderio di restituire in qualche misura quanto viene offerto, di restituire, interiorizzandola, la bellezza che ci circonda.

Del resto alla bellezza ci si educa e la bellezza cura, lenisce, porta conforto, apre la mente e sempre più mi convinco che questo sia il valore aggiunto di vivere su un’isola, su quest’isola, l’elemento comune dal quale partire per creare nuovi percorsi di senso.

Sogno un giorno in cui all’Elba non si parlerà più di turismo ma di qualità di vita, una qualità talmente alta che, combinata alla  creatività e alla passione che contraddistingue molti dei suoi abitanti, crei di per sé un motivo di continua attrazione (da cui la destagionalizzazione tanto citata a vari livelli).

L’Elba E’ bella, l’Elba E’ varia, l’Elba E’ straordinariamente affascinante ma di questo dobbiamo essere convinti noi che la viviamo e non dobbiamo aspettare che vengano (sempre meno) persone da altre meno fortunate località a spiegarcelo, perché noi stessi dovremmo essere gli ambasciatori naturali della bellezza isolana, nel mentre che nel nostro piccolo generiamo bellezza. Ecco perché la Tonnina è un luogo importante, ecco perché adoro Dampaì e Marina Sala Cashmere e il Bar Il Postale mentre stimo alla follia l‘Azienda Agricola Montefabbrello: perchè tutte queste realtà hanno il grande pregio di essere nel loro piccolo delle pioniere di bellezza e virtù nel quotidiano, attraverso il loro “fare” e grazie al valore aggiunto più importante ovvero l’elemento umano.

Vedete, l’amore è virale e contagioso: se iniziano poche persone oggi, domani potrebbero essere molte di più ecco perchè è importante fare rete, ecco perché è utile riconoscersi, sostenersi, aiutarsi, avere cura del valore di ogni singolo sforzo promuovendolo in forma collettiva.

Ricordate il cartone animato Nemo? Il momento in cui tutti i pesci erano imprigionati nella rete e sembrava che per loro non ci fosse scampo? E’ bastato che tutti uniti cambiassero direzione di nuoto, affinché le loro sorti cambiassero. Ecco, la crisi è una grande rete che ci offre la migliore delle opportunità: quella di imparare a fare sistema e a nuotare uniti nella stessa direzione. Andiamo?

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