C’è un’isola di pittori, poeti, sognatori, Peter Pan.

C’è un’isola di cantastorie e saltimbanchi, rifugio di animi inquieti e controvento che se ne stanno tenacemente abbarbicati sullo scoglio. Gente testarda, impastata di granito e ferro, pirite e castagni, acqua sorgiva e erbe selvatiche.

Gli elbani, quelli di nascita e quelli di elezione. Quelli che a vario titolo e per motivi diversi hanno scelto di riposare qui le loro radici, almeno per un po’ (sia mai che quando gira il vento…).

Gente che vive ai margini, nelle apparenti periferie dei piccoli centri affollati d’estate e solitari d’inverno, che coltiva passioni e non si stanca di cercare sguardi nuovi.

A tutta questa colorata carovana umana, Alessandro Beneforti si rivolge da anni, con inossidabile pazienza, inguaribile passione, inamovibile tenacia.

Presenza discreta e competente, Alessandro si occupa da anni di far germogliare l’animo artistico e narrante che vive in uno stato di quiescenza in tutti noi e che proprio qui, complice la bellezza dell’isola, trova terreno fertile per proliferare. Lo fa con una Nikon al collo e una dedizione toccante, offrendosi con generoso ascolto e professionale approccio, a chiunque abbia desiderio di cimentarsi nell’arte fotografica attraverso corsi che mescolano competenze tecnico espressive con grande umanità e spirito di gruppo.

Ogni anno ci sono persone nuove che  con lui scoprono la capacità di allenarsi a sguardi differenti e, cosa che mi è cara, esercitano la non comune capacità di raccontare un territorio attraverso le fotografie.

In bianco e nero o a colori sgargianti, foto allegre e spensierate, foto di denuncia sociale, foto introspettive o pittoriche, foto narranti, foto che gridano, che bucano il pannello e ti si infilano sotto pelle.

Foto, che sono la preziosa testimonianza di un contesto che siamo sempre bravi a svilire e a ridicolizzare, con lotte fratricide che perdono di vista l’ovvio: che condividiamo lo stesso spazio di elezione in un angolo di raro pregio e che lo facciamo con un accento assolutamente particolare, unico, inimitabile, che forse ci è dato anche dalla bellezza che quotidianamente inonda le nostre vite.

Foto che mi ricordano quante persone capaci vivano qui sull’isola. Persone capaci di racconti e di silenzi, di sguardi complici come di denuncia, persona pensanti, che non si fermano alla superficie rutilante dei giorni ma che cercano e indagano e che non smettono di mettersi in gioco e di giocare, di cercare sguardi leggeri e quel giusto pizzico di ironia che tutto rende più sopportabile e lieve.

Si, perché oltre alle foto, al gran lavoro di introspezione, analisi, approfondimento e acquisizione di strumenti comunicativi nuovi, è la straordinaria capacità di stare insieme, facendo, giocando, trovando il giusto approccio con le cose, a colpire in questi gruppi di lavoro che Alessandro ogni anno crea.

Mi piacerebbe che fosse riconosciuto il giusto merito a una persona che da anni crede e scommette nel territorio, che si propone con slancio e generosità e che si fa portavoce di un sentire comune qui sull’isola, dato dalla convinzione che qui la vita è tutt’altro che stagionale. L’Elba offre possibilità di espressione e di esperienza che vanno ben oltre alla stagionalità estiva e che finiscono con il regalare, a chi la sappia cogliere, una qualità di vita straordinariamente elevata, che anche la qualità dei lavori esposti alla Sala  Telemaco Signorini  a Portoferraio in questi giorni dimostrano.

Alessandro ha il grande merito di averci creduto e averci scommesso prima di molti altri nell’isola, mettendo competenza e passione a servizio  di un territorio che, lo voglio dire, sta crescendo in capacità espressiva e narrativa proprio anche grazie a lui.

Bravi tutti, dico sul serio, ma il mio bravo più grande, va senz’altro al maestro che anche io ho avuto la fortuna di avere!

Ad Maiora, Ale!

 

Ps Le foto che ho usato sono di una allieva del corso cui voglio molto bene: Giovanna Gruosso