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“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.”

(H. G. Gadamer)

Apro queste mie riflessioni, citando il titolo dell’interessantissimo post con il quale   @insopportabile  ha lanciato l’idea di creare la prima notte bianca twittante che si proponeva di portare alla luce quel potenziale inespresso in termini di Cultura, Ambiente e Turismo che in Italia stenta a essere vissuto come reale e godibile, appunto. “Un’idea, lasciata così, come una goccia d’olio nel mare impetuoso di twitter, che pian piano ha aggregato altre gocce, prima fra tutte l’unguento prezioso di @InvasioniDigita e di tanti altri amici che ci stanno” ha scritto dalle righe del suo blog l’anima dell’evento che in poco tempo ha avuto il pregio di unire persone provenienti dagli angoli più disparati dell’isola sotto al fraternizzante tetto della cultura e della bellezza.

Ecco il senso del tutto, in un illuminante tweet di @insopportabile

Nella notte del 10 luglio tre  TAG #NotteBiancaTW #liberiamolacultura e  #invasionidigitali, con le varie sottofamiglie #NBTWpoesia, #NBTWcultura e via dicendo, hanno unito il popolo di Italiani che credono ancora fermamente che si, di cose da dire e da fare ce ne siano moltissime e che sono stufi di vedere associata l’idea del nostro (bel) paese agli stereotipi di mafia, mandolino, pizza e spaghetti.

L’iniziativa si è inserita all’interno del ben più ampio “calderone culturale” promosso da Invasioni Digitali, grazie  alla (per me geniale) idea di liberare appunto la cultura dai polverosi scantinati o dai musei attraverso contenuti, immagini, video gioiosamente e facilmente condivisibili sulla rete e quindi godibili da un pubblico più ampio. Nella pagina Facebook dedicata all’evento social  si legge che: “Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media.  L’iniziativa prevede l’organizzazione di diversi mini-eventi (invasioni) presso musei e luoghi d’arte italiani e si rivolge a blogger, instagramers e a qualsiasi persona attiva sui social media. L’obbiettivo è quello di diffondere la cultura dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione e diffusione del nostro patrimonio culturale.”

Che l’obiettivo sia stato raggiunto, lo confermano i numeri ma  anche l’interesse del Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray:

All’Isola d’Elba l’invito a twittare è stato prontamente raccolto da Arte Elba, che ha avuto la sensibilità di non lasciare cadere nel vuoto una preziosa opportunità di visibilità e promozione per il territorio che però per me ha sofferto di centralismo  (si è organizzato un incontro a Portoferraio e che io sappia Angela Galli ha proiettato immagini di viaggio a Pomonte ma il resto dell’isola? e soprattutto, si è compreso che la partecipazione poteva anche avvenire da casa, a patto che si avessero dei contenuti legati al territorio da comunicare?) e di scarsissima visibilità sui social.

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Credo in effetti che si sia trattato di una preziosa opportunità locale affinché le persone si riunissero (in un contesto in cui, di per sé questo è un successo), entrassero negli atelier degli artisti, partecipassero a interessanti iniziative (cito quella del Libraio su tutte, per fare un esempio) ma penso anche che non sia stato colto pienamente il senso dell’iniziativa che ci avrebbe voluto vedere coinvolti in una notte di live twitting (in realtà da qualunque posto, perché, si sa, sui social l’importante è partecipare) durante la quale condividere contenuti, pensieri, poesie, brani musicali, immagini legate alla nostra strepitosa isola per come la amiamo e vorremmo che venisse conosciuta.

 

Le criticità del caso sono note in realtà: una scarsa alfabetizzazione social che senz’altro ha reso ardua l’impresa, unita a una difficoltà temporale, nel senso che il 10 luglio rappresenta per la maggior parte di noi una notte di intenso lavoro nella quale vien difficile “partecipare”, per citarne solo alcune. A dirla tutta, non vorrei che le mie  riflessioni fossero ascritte alla (peraltro già lunga e sterile) lista dei lamenti locali ma che venissero accolte come un propositivo invito alla crescita passando attraverso le persone che sull’isola già usano, conoscono, amano i social e  che potrebbero aiutare i “digiuni” a svilupparne un sano appetito. Credo che la diffusione e la conoscenza di questi strumenti di comunicazione, ormai imprescindibili, potrebbe grandemente aiutare  a crescere un contesto culturalmente preparato a diffondere (in rete e non) Elba-visioni in grado, fosse anche solo parzialmente, di contrastare la “vetustaggine” (mi si passi il neologismo) di quelle attuali e di raccontare meglio  l’isola che viviamo, amiamo, vorremmo lasciare ai nostri figli.

E se nascesse un Elba Social Team ? (lo so, mica sono la prima a dirlo e abbiamo il piacere di conoscere la fortunata e illuminante esperienza di vivicapoliveri, che però vorrei fosse su scala isolana). E se questo gruppo di persone andasse nelle scuole a parlare con i ragazzi (notoriamente fruitori di canali social) per ascoltare i racconti che questi  fanno della loro isola? E se il team  si facesse carico di raccogliere le  Elba – visioni dei giovani agevolandone la condivisione? E se questa operazione ci aiutasse a esplorare e a rendere note le bellezze e le virtù del nostro scoglio?

Vedete, amo molto gli eventi social: sono occasioni di crescita e scambio ma penso che questi possano riuscire quando hanno luogo   in  un contesto che, avendo maturato una propria visione,  abbia la capacità di  condividerla attraverso i canali deputati allo scambio di pensieri/immagini/parole.  Certamente Arte Elba ha l’indiscusso merito di essere sensibile ai temi aggreganti e di darsi un gran da fare in tal senso ma credo che non basti. Credo che manchi sull’isola una cultura digitale, che ci sia poca confidenza con questo strumento di comunicazione e che questa troppo spesso si sposi a una diffusa diffidenza. Iniziative culturali come quella appena trascorsa su twitter, hanno secondo me il gran pregio di avvicinare le persone e far loro cogliere la forte valenza umana e aggregante insita in questi strumenti ma per riuscirci bisogna prima essere in grado di ascoltare e questo, oggi, all’Elba non lo sappiamo ancora fare. Back to basics quindi: cerchiamo di capire quelle che sono le nostre mancanze e/o criticità e lavoriamoci sodo perché notti come quella bianca appena trascorsa, potrebbero regalarci il piacere e la capacità di tornare e sognare…

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