E’ un film visto e rivisto.

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Di quelli che ti siedi al cinema e ti vien voglia di alzarti, perché la pellicola l’hai vista altre cento volte ma stavolta proiettano la tua storia, mica puoi alzarti.

La tua storia è identica a quella di molti altri. E’ stata presunzione quella che ti ha fatto supporre che a te non sarebbe capitato?

Voglio dire, quale è il meccanismo interiore che scatta e che ti autorizza a presupporre che “come te nessuno mai”.

Egocentrismo? Alta opinione di sé? Scarsa capacità di leggere la realtà?

Inesperienza, direi. Si, perché l’esperienza ti cambia, non ditemi di no, ti modella, ti lascia il segno dove prima non c’era, modifica i tuoi comportamenti, enfatizza alcuni aspetti di te mettendone a tacere altri.

L’esperienza ti ferisce e ti arrotonda, ti colpisce, spesso con colpi bassi ma ti arricchisce, anche. Lo sguardo di una persona che ha vissuto una situazione, ha attraversato quel buio, se l’è scavata a mani nude la strada in un sentiero che non era battuto e che manco era tracciato, è uno sguardo pieno di storie, ampio, compassionevole (nel senso nobile e letterale del termine, ovvero capace di empatica  passione), di quelli che ti fanno sentire “a casa” anche se dentro di te piove a dirotto e ti senti sperduto e vuoto. L’incontro con una persona con esperienza può essere illuminante, perché capace di infondere coraggio e sguardi amorevoli su situazioni talvolta difficili, che ti fanno sentire “all’angolo” della vita. Ma l’esperienza non è una questione anagrafica. Certo, il trascorrere del tempo facilita statisticamente l’acquisizione di maggiore esperienze ma non basta. Si può essere capaci di vivere una lunghissima vita senza maturare la capacità di raccogliere, nel tempo, alcun insegnamento dai giorni: semplicemente lasciandosi scivolare fatti e situazioni addosso, mantenendo la testa sotto la sabbia, evitando di assaporare il quotidiano, di essere presenti a se stessi mentre si vive. L’esperienza è questione di cuore: un cuore che viaggia leggero mentre cammina, che fa spazio dentro di sé e accoglie quanto viene senza lasciarsi indurire dai crucci ma anzi acquistando ampiezza di spirito.

A volte penso  che quando  la vita nel suo scorrerti davanti come la pellicola di quel film, un giorno ti chiama dentro allo schermo, ti grida in faccia che sei tu il  protagonista, che tocca a te pagare pegno, che chi l’ha detto che a te non sarebbe accaduto, che perché ostinarsi a credere che le buone intenzioni bastino sempre, ecco, a volte penso che ci vogliano umiltà e coraggio. L’umiltà di riconoscere che un’esperienza, prima di viverla, non la si può immaginare, prevedere, conoscere e  il coraggio di attraversarla, ogni giorno come fosse  la prima volta perché infondo ogni giorno è una prima volta. Ogni giorno porta con sé il suo carico di nuovi sguardi e nuove prospettive e il dono dei  talenti che dovrai scoprire in te per superare le prove che ti si presentano davanti. Il gioco in realtà  è non farsi prendere dal gioco, non arrendersi all’amarezza, a quella vile tentazione di lasciarsi inacidire dai crucci e curare, amandolo, il proprio fanciullo interiore, la parte “molle” e delicata di sé, quella pura, limpida, candida e meravigliosamente in contatto con l’intima natura delle cose.

Lo so, è un film visto e rivisto: un gran bel film!
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