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Sono le undici e spiccioli della notte più lunga dell’anno.

Fuori si sentono i primi botti, la gatta se la dorme quieta, il fuoco scoppietta.

Ho già finito di cenare. Ho fatto in tempo a infilarmi il pigiama d’ordinanza, a perdere a scopa, a briscola e a  ruba mazzo (insomma, una tragedia). Assaporo questi istanti di quiete in cui mezzo paese è altrove, assorto in festeggiamenti, botti, brindisi e cenoni ma soprattutto assaporo un ultimo dell’anno che sento particolarmente emozionante.

Sulle prime ero tentata di buttare alle ortiche l’anno trascorso… di  dargli proprio un gran bel calcio e consegnarmi disarmata tra le braccia del nuovo perché, lo voglio dire, non è facile salutare un cammino lungo metà della propria esistenza, punteggiato di incontri, persone, esperienze, progetti di vita e di lavoro. Poi però ho capito che il punto non è la facilità ma la densità. Non importa cioè se sia stato facile o meno fare quello che ho fatto: importa che sia stato “denso”, ovvero pieno di me, delle mie scelte di coerenza con il mondo che cambiava fuori e dentro me stessa. Lentamente perciò ho compreso che stavo salutando un anno importante, più che difficile. Un anno destinato a lasciare il segno nella mia nuova pelle, di quelli che quando ti volti indietro e ripercorri per sommi capi e pseudo traguardi la tua esistenza, dici: “e poi c’è stato il 2013”. Silenzio.

In quel silenzio ci sono io, ci sono i miei dolori come le mie speranze, i grumi di sogni, le scoperte, la tenacia, la voglia di portare fino in fondo le cose, di riconoscerne il valore a dispetto di quanto, facendo male, chiederebbe di essere buttato alle ortiche. Io però non getto niente alle ortiche: faccio spazio, apro le finestre, cambio l’aria, mi sposto per avere una prospettiva differente sulle cose ma davvero, giuro, non maledico alcunché anzi, lo benedico perché mi ha fatto trovare la mia nuova me.

Il 2014 è un anno che si annuncia particolarmente intenso, ricco di stimoli e di nuovi lanci di dadi. Un anno nel quale come nei precedenti 40, non mi risparmierò e cercherò opportunità di approfondimento attraverso uno sguardo curioso e aperto, affamato di bellezza e nuovi slanci.

E’ con un pensiero di Daria Bignardi che ho letto distrattamente tra una sconfitta a briscola e quella successiva a scopa che mi va di lasciarvi, mentre fuori il cielo inizia a lampeggiare dei botti di capodanno e io sono immersa in un silenzio irreale, quasi come se qui, ora, per un istante, il tempo mi concedesse il privilegio di dilatarsi solo un po’, giusto il tempo di fare un lungo, emozionato saluto a tutto ciò che mi ha portata qua. Brindo a noi e alla fortuna di esserci, qui, ora.

Ma qualsiasi cosa farete, nella misura del possibile eccedete in gentilezza cercando di tenervi alla larga dalle cose che possono sminuirvi o rendervi banali. Quella luminosa parte di voi che esiste al di la’ della vostra personalità – la vostra anima se credete – e’ tanto luminosa e brillante quanto nessun’altra. Luminosa come quella di Shakespeare, luminosa come quella di Gandhi, luminosa come quella di Madre Teresa. Sbarazzatevi di tutto ciò che vi può tenere lontani da quella luce nascosta.