IMG_9851

Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi e con la faccia verso il cielo, viaggi avventurosi 

pensa se la gente, invece del potere, pensasse all’amicizia come modo per godere 

E come capi indiani, magia, si fuma per la pace 

ma tu mi dirai “Poesia, non si mangia con la poesia!!”

                                                                                                Bandabardò

Ho sempre pensato che l’Elba fosse amata dai suoi abitanti ma non mi ero mai resa bene conto quanto.

La prima escursione del corso di comunicazione digitale e storytelling di viaggio che sto tenendo  (elbatelling, per i più informati) me lo ha confermato.

Ad accompagnarci lungo un percorso che ha mescolato persone, vicende e aneddoti, Alessandra, una guida appassionata che, come me, l’isola l’ha scelta per amore una ventina di anni fa.

E’ stato l’amore quindi a guidarci.

Del resto, lo stiamo studiando proprio in questi giorni al corso: il filtro interpretativo che decidiamo di indossare, è il vero io narrante della storia di cui entriamo a fare parte o che semplicemente raccontiamo ad altri.

Così è stato.

Lo sguardo appassionato, positivo, ridente e pieno di affetto di Alessandra, ci ha mostrato un’ Elba insolita, a cominciare dalla Porta a Mare le cui spesse mura raccontano una storia millenaria, fatta di attacchi e di difese.

E’ la storia di un’isola storicamente assediata e accerchiata a causa della sua posizione strategica nel Mediterraneo e che forse anche per questo, ha mantenuto vivo un grande  e fiero senso di appartenenza.

Una storia fatta di persone che ne custodiscono il ricordo e che quest’anno più che mai, in occasione del bicentenario napoleonico, saranno in prima fila a rendere omaggio ai 10 mesi della storia elbana che con Napoleone imperatore dell’isola, hanno rappresentato un’ importante svolta in campo economico e culturale.

Mentre le parole e i racconti di quelli che saranno i protagonisti della rievocazione storica dello sbarco dell’Imperatore correvano rapide ed emozionate, la mia mente vagava libera (si sa, le storie sortiscono questo effetto).

Ho immaginato  quell’istante in cui il fiato di molti elbani si deve essere sospeso per un attimo, mentre Napoleone a bordo della scialuppa sbarcava. Mi è sembrato di sentire il silenzio che precede un momento memorabile. Per un attimo, la Calata si è fermata, di colpo.

Le strade di Cosmopoli si sono trasformate in un groviglio di racconti  e poi rumore di passi, odore di polvere da sparo e di sudore.

Racconti, storie, vicissitudini e amori, guerre sanguinose, vendette, smania di potere e desiderio di riscatto, lunghi viaggi per le strade polverose e tortuose elbane e ancora banchetti, parate, festeggiamenti e nozze e in mezzo a tutto lui, il Mare. Il Tirreno che ora quieto ora  tumultuoso, ha assistito alla millenaria storia di un’isola e dei suoi abitanti. Un mare che ha accompagnato uno straordinario  caleidoscopio di umanità che tra questi scogli ha trovato riparo e ristoro, sconfitta e gloria e che ne racconta le storie, se solo cerchi di ascoltarlo.

Silenzio, ascolto, amore per il luogo che ci accoglie e nel quale  ci prepariamo ad accogliere altre persone, con l’intento di raccontare loro altre storie, in un susseguirsi di esperienze, percorsi e strade. Sono questi gli elementi di #elbatelling: il primo corso di comunicazione esperienziale sull’isola che mi riprometto di continuare a sviluppare insieme a residenti e non.

Se, come credo, le storie sono uno spazio protetto all’interno del quale allenarci alla vita, alla sua magnificenza come alle sue prove dure, ecco che proporre esperienze di storytelling sull’isola può trasformarsi in una meravigliosa opportunità di crescita comune e, perché no, in una importante e nuova attrattiva (bada bene: non turistica ma esperienziale) capace di rendere l’Elba ancora più godibile a prescindere dalla stagione.

Io ho un sogno per quest’isola: raccontartelo e insegnare a chi abita questo luogo tutto l’anno a fare altrettanto.

Vorrei cioè regalare   a chi passa di qua, la possibilità di entrare in contatto con  l’ autenticità dell’isola, raccontata da chi la vive, senza filtri “turistici”, con la sola lente dell’esperienza personale.

[to be continued]