natura ikigai

Hai il coraggio di dire “Si!” ai tuoi progetti? Un sì convinto, dal profondo del cuore? È soprattutto questo quello che conta.

(Joseph Campbell)

Essere madre è per me un’avventura bellissima, a patto vi faccia una premessa e vi confessi che non sono la tipica mamma premuroso accudente e  che ho con mia figlia un rapporto piuttosto “spiccio – profondo”, direi: un’accozzaglia di stima, rispetto, ironia e complicità, mettiamola così.

Non sono una perfetta “mamma Cancro” per dire (che poi, in Cancro ho solo Saturno: parliamone!) eppure più passa il tempo, più apprezzo il  rapporto schietto e onesto che ho con mia figlia.

Dovrei dire che lo apprezzo “quasi sempre”, considerato che una mattina di non troppo tempo fa, vedendomi particolarmente arruffata e assonnata, mi ha detto: “mamma, come sei wabi-sabi” con un sorrisetto ironico.

Sulle prime, ovvio, non ho compreso ma poi documentandomi ne  ho colto il senso, di origine giapponese, di “bellezza imperfetta e consumata” (eh si, ve  l’ho detto che non ha peli sulla lingua la ragazza e che coltiviamo un rapporto assai schietto).

«Wabi-Sabi è la capacità di apprezzare la bellezza di fenomeni vecchi o degli oggetti rotti — spiega Lomas —. Siamo costantemente incoraggiati alla ricerca del nuovo, parole come wabi-sabi ci permettono di percepire il mondo da un’altra prospettiva. È un termine esteticamente rilevante ma può essere utile anche per considerare la propria vita, per accettare il personale processo di invecchiamento e capire che anche lì c’è un valore».

Da lì è partita la mia ricerca che ormai è quotidiana, di parole intraducibili che racchiudono in sé significati e mondi capaci di aprirne molti altri.

Perché credo che sostanzialmente la comunicazione sia incontro, apertura di mondi, scoperta di territori da esplorare e che le parole offrano nuovi  affacci.

Mia figlia ne fa incetta: il suo linguaggio è un continuo meticciare, incontrare, esplorare (a volte inventare) parole, a caccia di significati altri, di possibilità che solo i nuovi incontri ci regalano e nei quali i giovani sono bravi a lanciarsi, con fiducia.

Così, mi sono imbattuta nel lavoro di  Tim Lomas, docente di psicologia positiva applicata alla East London University, che ha creato il  progetto The Positive Lexicography: un dizionario online che raccoglie solo i lemmi intraducibili che esprimono sensazioni positive.

L’obiettivo è far conoscere alle persone tutte le sfumature della felicità.

Perché le emozioni esistono, anche se la nostra lingua non ha dato loro un nome.

Il lavoro di Lomas ha avuto inizio nel 2015 con la pubblicazione online della prima versione di Lessicografia Positiva nel gennaio dello stesso anno. Al tempo il vocabolario conteneva 216 espressioni appartenenti a 46 lingue. Oggi, grazie ai suggerimenti di amici, utenti e docenti, il dizionario cross-culturale accoglie 72 idiomi e 106 parole, tutte divise in tre macrocategorie: sentimenti, relazioni e aspetti del carattere.

La raccolta si può esplorare partendo da una voce, una categoria o da una lingua e al suo interno si trovano termini dal suono esotico che evocano immagini poetiche e dense di significati,  come mbuki-mvuki (Bantu, volersi strappare i vestiti di dosso per ballare), tarab (Arabo, “lo stato di estasi indotto dalla musica”), gigil (Tagalog, “la voglia irresistibile di pizzicare qualcuno a cui si vuole bene),  iktsuarpok (Inuit, “il senso di anticipazione che si prova quando si aspetta qualcuno e si continua a guardare fuori dalla finestra per vedere se è arrivato”) o ancora mamihlapinatapei (Yaghann, “il gioco di sguardi tra due persone che si piacciano e vorrebbero fare il primo passo, ma hanno paura”).

E così, tra i tanti termini,  ho incontrato l’ikigai che abbraccia e mette insieme tutta una serie di significati che potremmo sintetizzare con:

  • la realizzazione di sé e l’automotivazione
  • il senso della vita
  • il pensiero che ci spinge ad alzarci la mattina
  • il fatto di sentirsi vivi

Ho compreso che chi ha preso coscienza del proprio ikigai, sviluppa e nutre un intimo e personale ottimismo, una fiducia densa di significati nella vita e nella possibilità che questa gli offra occasioni di crescita, incontro e conoscenza.

L’ikigai  si esprime  in 4 aree:

  • i nostri punti di forza e le nostre capacità
  • ciò che amiamo fare
  • ciò di cui il mondo ha bisogno
  • le cose per cui potremmo essere remunerati.

Chi nel lavoro esprime profondamente se stesso, ha scoperto il proprio ikigai ma questo non basta a definirne gli ambiti di pertinenza.

L’ikigai di una persona si manifesta anche nelle cose piccole e apparentemente insignificanti perché abbraccia tutta la sfera del suo vivere. Per alcuni può essere il fatto di vedere sorgere il sole, per altri leggere libri, cucinare con amore per gli amici. Dalle piccole alle grandi cose, compreso il ricercare il senso della propria esistenza, può essere una forma di ikigai.

L’ikigai è come un tesoro nascosto nella profondità di ciascuno di noi e a volte partire alla ricerca di quel tesoro è un’impresa faticosa e difficile che può scoraggiare e può fare accarezzare l’idea di mollare tutto.

Una volta scoperto, il nostro ikigai funziona come una bussola che orienta la nostra vita, le nostre scelte e ci indirizza verso tutto ciò che amiamo e che ci appassiona, avvicinandoci alle cose che rispondono profondamente ai bisogni della nostra interiorità e ne rispecchiano le convinzioni più intime.

Per questo motivo, quando si parte per il “viaggio”, è necessario fare breccia nelle convinzioni e opinioni che in noi si sono stratificate e che non hanno tanto a che fare con la nostra intima natura, quanto con l’infinita serie di aspettative e giudizi che altri ci hanno affibbiato, fin dalla nascita.

Si tratta di smascherare le nostre bugie interiori, le convinzioni distorte, i dialoghi auto-sabotanti che ci siamo ripetuti in loop insieme alla ninna nanna fin da piccoli, e di partire per un viaggio che ci accompagnerà tutta la vita, considerato che siamo in continua evoluzione.

Cose che in un certo momento della vita ci sembravano piene di senso, in un’altra potrebbero non averne più e di tanto in tanto è necessario verificare quali aspetti del nostro ikigai conservano il loro intimo significato, e quali lo hanno perso.

E’ del tutto naturale che accada, non c’è necessità di alimentare sensi di colpa o di auto infliggerci pene inutili quando  si riscontri un cambiamento interiore in questo senso, ma anzi è il caso semmai di festeggiare e manifestare gratitudine verso il nostro naturale processo di crescita interiore, che ci insegna continuamente  a lasciare andare quanto non ci serve più.

Ma a cosa serve conoscere il senso della nostra esistenza se non facciamo che correre freneticamente da un luogo a un altro, inseguendo scadenze e “cose da fare”?

Lungo la ricerca interiore è certamente consigliabile imparare a fermarsi, rallentando a intervalli regolari, coltivando alcuni semplici principi di mindfulness che vanno dal respirare in modo consapevole, al ricavarsi dei momenti di ascolto e silenzio interiori, estendendo questo tipo di attenzione al cibo che mangiamo e alla qualità del nostro vivere, che dovrebbe sempre includere del tempo da trascorrere all’aria aperta, a stretto contatto con la Natura.

L’insieme di queste pratiche di buonsenso interiore, finisce con il rafforzare la nostra resilienza, perché quando siamo in  un buon stato di equilibrio fisico e psichico, i problemi quotidiani assumono dimensioni più ridotte e si fanno meno ingombranti.

Anche l’ikigai aumenta la nostra innata resilienza, perché chi percepisce la propria esistenza come un progetto dotato di senso e considera suo compito plasmarla in modo autoresponsabile, troverà più facile conservare un equilibrio interiore, o ritrovarlo nel giro di poco tempo.

Per dirla con John O’Donohue:

È impossibile vivere su questa terra ed eludere il risveglio. Tutto quello che accade in te e intorno a te, invita il tuo cuore a risvegliarti.

Pochi principi psicologici ed esistenziali sono semplici ed insieme essenziali nella nostra vita come questo concetto che la cultura giapponese ci insegna a valorizzare, sintetizzandolo in una parola.

Trovare un senso alla propria esistenza, avere dei propositi nella vita è fondamentale per allontanare la disperazione ed è, soprattutto, un’efficace forma terapeutica per combattere una delle malattie più diffuse al giorno d’oggi: la depressione.

E il tuo ikigai, qual’è?