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L’eremo del mio cuore

Maggio 16 @ 14:30 - 17:30

€20

Il bagno di foresta è una pratica che nasce negli anni ’80 in Giappone a scopo terapeutico, per far fronte a un crescente numero di casi di “burn out”, stress e insonnia.
Con il tempo e l’avanzare delle ricerche a cura del dott. Qinq-Li, la pratica dello shinrin-yoku si è diffusa e ampliata, fondendosi con pratiche silvoterapeutiche e meditazioni in natura.

Al di là dell’affascinante proliferare di proposte che vanno dall’abbracciare un albero a un trekking con soste meditative, passando per la meditazione silvestre, il riconoscimento delle erbe o il camminare a piedi nudi in un bosco, credo che nella sua essenza il bagno di foresta sia e debba rimanere una infusione di natura, raggiunta con una progressiva e profonda immersione sensoriale che, proprio per il suo carattere intimo, personale e introspettivo, rientra a pieno titolo nelle esperienze di crescita personale che normalmente gravitano attorno alle professioni di aiuto.

Per questo motivo, il  condurle richiede una capacità nel gestire gruppi e nel contenere tutto ciò che la pratica potenzialmente muove nelle persone perché di fatto, si tratta di gestire processi interiori nel qui e ora, che l’immersione in Natura facilita e in alcuni casi accelera.
Per farlo mi ispiro profondamente al lavoro dell’ecologa del profondo Joanna Macy che vede nel nostro “andare in Natura” in modo sempre più consapevole, un modo per guarire se stessi e lenire la sofferenza del pianeta che proprio la nostra intima disconnessione ha causato.

Più pratico questo tipo di esperienze, più mi accorgo che somigliano a vere e proprie proposte ecoterapiche, ragione per cui oltre agli studi clinici ed ecoterapeutici, sto approfondendo una formazione per diventare   insegnante di  econidra.

L’econidra è  una pratica che sostiene il potenziale di rilassamento profondo che in natura si può ottenere attraverso pratiche specifiche volte a risvegliare il nostro potenziale trasformativo e autoguarente. Si tratta di un insieme di   tecniche che approfondiscono la nostra connessione con la natura e  che ci sostengono nel piantare nel potente terreno del nostro subconscio i semi di trasformazione, imparando a coltivare con consapevolezza il punto liminale  e fertile tra la veglia e il sonno.

 

Cosa faremo

Dopo una settimana di pioggia intensa, oggi il cielo ha regalato una piccola parentesi di sole.

Uno squarcio, un illuminarsi improvviso del paesaggio che mi ha richiamata alla mia “responsabilità di esserci”, di fare la mia parte.

Che significa?
Significa dare gambe sempre più all’idea di far sì che i bagni di foresta si trasformino inesorabilmente in strumenti di risveglio e consapevolezza.

Come?
Riaccompagnandoci in un viaggio di riconnessione, a partire proprio dagli   “angoli ciechi” del nostro quotidiano, quelli che siamo abituati a non voler vedere, a costipare di acquisti e/o compulsioni varie, parole, azioni, manifestazioni spesso poco fedeli della persona che siamo.

La pioggia e tutto il suo bagaglio di “scomodità” (il così detto “tempo brutto” che evidenzia quanto imperi nel quotidiano la qualità giudicante di una mente che possiamo scegliere di coltivare e “addomesticare”) ha portato in dono la consapevolezza che tendiamo a evitarla, lasciando che influenzi prepotentemente le nostre giornate, pur di non incontrarla.

Quando piove si resta a casa, si rinuncia al giro in bici, i bimbi non vanno al parco e  magari si accende il pc, continuando a stordire la nostra mente di didascalie, opinioni, “vite in vetrina”.

Fortunatamente ho passato buona parte della mia infanzia in Germania e sono stata cresciuta da una signora tedesca, di quelle che in natura ci vai anche se piove, stesso dicasi della bici e se c’è il fango, beh, hai a disposizione una favolosa cassetta degli attrezzi per sperimentare e giocare, manipolare e trasformare, in barba al “vestito buono”, perché io non sono il mio vestito e se si sporca lo lavo.

Questa educazione senz’altro anche spartana ma infinitamente allegra e a contatto diretto con la natura, ha seminato in me l’amore per la Natura e il desiderio di abitarla, viverla, permetterle di colorare profondamente le mie giornate, senza se  e senza ma.

Così questa mattina, mentre camminavo nel bosco con il mio impermeabile giallo che “fa molto Greta” (non Garbo eh) ho compreso che il “maltempo” è una favolosa porta di accesso per quello che è il secondo livello della “spirale di riconnessione” di Joanna Macy che abita i miei bagni di foresta.
In questo illuminante lavoro, Joanna, brillante ecologa del profondo, ci invita ad abitare la nostra responsabilità personale di farci “Medicina per il Pianeta”, riconnettendoci pian piano sempre più e sempre meglio anche al nostro dolore, alla nostra paura, agli angoli bui e remoti del nostro essere che, a suon di essere banditi, sono diventati la nostra ombra.

Da questo punto di vista, l’abitudine a non frequentare la Natura con il “cattivo tempo”, somiglia all’abitudine di non mostrare le parti oscure di noi, ostentando ciò che di luminoso, presentabile e gradevole all’occhio pensiamo di avere, proprio come una bella giornata di sole.

Questa abitudine alla disconnessione ci ha separati, allontanati, isolati e intorpiditi e in ultimo fatto ammalare, insieme al pianeta.

Per questo, in questa giornata di pioggia, torneremo ad abitare il bosco coltivando equanimità e ascolto profondo, abitando soprattutto gli angoli bui, le anse del nostro corpo e della nostra mente, gli spazi liminali nei quali si annida il maggiore potenziale di crescita interiore.

Che succede quando ci fermiamo ad ascoltare la nostra mente mentre fuori piove o tira vento? Dove ci portano i pensieri e che qualità del cuore esprimiamo?

Lo scopriremo insieme, un passo alla volta, camminando per raggiungere l’Eremo di San Bartolomeo di Cune (LU)

Per maggiori informazioni clicca qua 

 


Qualcosa su di me:

Sono una ecoterapeuta, mindfulness counselor diplomata presso ilmonastero buddista ITLKforest bathing trainer certificata dal “Forest Therapy Institute” che ha una esperienza di vita e di lavoro intimamente legata al mondo della crescita personale.

Ho una laurea in psicologia nella quale ho approfondito le relazioni esistenti tra le pratiche di bagni di foresta, la mindfulness e i processi di espansione della coscienza ecologica individuale e collettiva, perché sono profondamente affascinata dal mondo naturale e dalla sua intima relazione con l’essere umano. Attualmente sto proseguendo miei studi di psicologia, con una specializzazione clinica.

Ho sviluppato il mio interesse per l’ecologia del profondo a scopo terapeutico, frequentando il Professional Ecotherapy  Tranining and Certificate Program a cura della psicoterapeuta ed ecoterapeuta Ariana Candell fondatrice dell’Earthbody Institute di Berkeley (USA).

Ho studiato le relazioni tra psicodharma e psicologia occidentale presso il Tara Mandala Center, in Colorado (USA) a cura di Lama Tsultrim Allione, con un focus specifico sul femminile illuminato e un lavoro gestaltico sui blocchi interiori.

Sempre in tema di femminile illuminato, sto sviluppando uno studio  di psicologia junghiana sul processo di individuazione e integrazione del femminile attraverso il mito, incorporando sogni, arte, movimento gentile, musica e danza,  presso il Pacifica Graduate Institute,  Santa Barbara (USA).

Sto approfondendo il mio interesse per l’espansione degli stati di coscienza a scopo terapeutico,  frequentando l’awakened mind training  presso l’Arthur Findlay College, Londra (UK).

Mi sto formando come costellartrice familiare con l’approccio sistemico aperto alla Mindfulness introdotto da  Attilio Piazza, allievo diretto di Bert Hellinger.

Mi sto formando come insegnante di Econidra, con un focus specifico sulle tecniche di rilassamento in natura e le pratiche di consapevolezza negli stati ipnagogici.

Sto studiando e praticando la via maya-tolteca di cosmovisione della Via Salka.

Se vuoi saperne di più clicca qua.

Dettagli

Data:
Maggio 16
Ora:
14:30 - 17:30
Prezzo:
€20
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