Viviamo in un mondo che ha decuplicato le occasioni di scambio, le possibilità di contatto e relazione ma che ha eroso le tradizioni, la ritualità, i gesti cui attribuire senso e scopo da rintracciarsi, in senso esteso anche nella vita.

Siamo affamati di senso, talvolta ottenebrati da una silenziosa e nascosta lotta interiore che si affaccia e che prontamente occultiamo per uniformarci  e dissimularci a dovere.

Ma l’inquietudine resta e si affaccia quando meno te l’aspetti. 

Per Viktor Frankl, neurologo e filosofo austriaco, quest’inquietudine ha un nome e un cognome: vuoto esistenziale che tendiamo a reprimere e a spostare prontamente buttandoci tra le braccia di dipendenze, depressioni e aggressività varie.

Per lo psichiatra di origine ungherese Thomas Szasz il cervello è un organo – come le ossa, il fegato, il rene, e altri – e naturalmente può ammalarsi. Questo però è il campo della neurologia.

La mente invece non è un organo corporeo, dunque secondo Szasz non può ammalarsi, se non in senso metaforico, nel senso in cui diciamo anche che una battuta fa morire o che l’economia è malata.

Ma cos’è una metafora se non una trasposizione simbolica e figurata?

Allora io credo che una delle fonti di sofferenze che più ci attanagliano sia la fame di significato, senso e scopo della nostra vita, che impariamo precocemente ad “agghindare” con dipendenze varie e dissimulazioni che ci sono funzionali per sostenere il personaggio ma non certo a vivere la nostra vita, profondamente.

Eccolo il miracolo  del bagno di foresta, della silvoterapia e di tutte quelle pratiche natura terapuetiche che hanno il grande merito di riallacciarci e di ripopolare il nostro immaginario impoverito, di immagini, significati, emozioni, sensazioni fisiche, ricordi della nostra fanciullezza.

La risposta è da ricercarsi nell’universo verde di clorofilla e radici, di monoterpeni e mulinar di foglie al vento da dove veniamo e al quale torneremo, tutte e tutti.

Suoni, luci, colori, profumi, richiami e poi sole e ombra, ruscello e roccia in un gioco di forme e frattali che propongono preziose e silenziose chiavi di accesso ai Misteri della Vita. Ogni cosa partecipa della legge dell’impermanenza, muta e ruota, si trasforma e si dona con coraggio e dignità a nuova vita in uno slancio d’amore incondizionato, come quello che muove il filo d’erba ad offrirsi al capriolo, come Natura prevede.

Ogni cosa partecipa di questo battito e di questa danza, mentre noi rimaniamo imprigionati nello sguardo scientifico che analizza, misura, pondera tirandosene fuori, adottando l’atteggiamento dello scienziato che studia la “materia” dimenticando il principio di fisica quantistica che ci vuole tutti immersi, coinvolti, co-creatori di un amoroso entanglement che non ci separa ma se possibile ci apparenta ancora di più, ancora meglio.

E’ anche questo  ciò che fa  la Natura: torna ad accoglierci in questa danza, torna a farci sentire figli e figlie sotto lo stesso cielo, parti integranti dello stesso cielo, costituiti e costituite della stessa materia di cui sono fatti i sogni, per dirla con Shakespeare, e dunque ancora e di nuovo in grado di sognare, sperare, desiderare, orientare il nostro battito verso quello del cosmo, sciogliendoci in un unico respiro.

La natura terapia è oggi più che mai una strada da percorrere, in grado di aprire a nuove opportunità di conoscenza, di indagine ma soprattutto di guarigione perché siamo malati.

Siamo malati di solitudine e separatezza, di indifferenza e sospetto mentre l’abitudine a frequentare il cicaleggio del lamento e dell’insoddisfazione spesso proiettiva, non fa che costiparci le orecchie di illusioni e ignoranza, rendendoci sordi al richiamo d’amore che la vita, la Natura, il Pianeta tutto sono incredibilmente capaci di diffondere ciclicamente, a ogni nuova luna, sempre.

Come in alto così in basso.