Mi perdo tra le viuzze del Filetto e la Bonalaccia e capisco che qui ogni metro di paese ha la sua storia e il suo perché: riduttivo sarebbe definirlo la piana di Campo. Tra questo crocicchio di strade,mentre mi perdo tra Via della Bonalaccia, Traversa Via Segagnana e Traversa Filetto, tra questi campi fioriti e queste case con la faccia al sole, scorre la vita dei campesi. Una vita quieta, all’ombra del turismo, fatta di antichi mestieri, di quelli che ti imbrattano le mani e riempiono i magazzini di arnesi.

Il mitico Domenico Marchiani nel suo paradiso ferroso

Il mitico Domenico Marchiani nel suo paradiso ferroso

Luca ed io ci troviamo dal suo amico fabbro Domenico Marchiani che, sorriso largo e sguardo arguto, mi accoglie nel suo regno fatto di ferri e saldatrici. Qui Luca ha imparato a muovere i primi passi, ad assemblare, saldare, creare le sue opere, grazie a una passione che lo accompagna sin da bimbetto e che lo folgorò un giorno in cui, chiuso in una stanza d’ospedale per un piccolo incidente alla mano, notò un traliccio trasformato dal tempo cui era stata data una seconda vita e che ora campeggiava al centro di un prato a mo’ di scultura.

Geniale.

Ecco, quell’intuizione non lo ha più abbandonato e lo ha scortato in tutte le sue imprese che nel tempo, ha ragione la mia amica Cristina, lo hanno fatto somigliare sempre più a un Dio Efesto: un Vulcano di idee e di creatività, capace di forgiare la materia, regalandole nuova vita e nuova dignità, tra colpi, schianti e scintille di saldatrice.

Qui sull’isola Luca è un esempio per tutti: non c’è persona io credo che, dopo aver visto le sue opere, non guardi con occhio differente alle zappette dei motocoltivatori, alle ruote delle biciclette, alle posate, ai decori dei lampadari, ai pistoni delle macchine. Luca infatti è capace di riassemblare tutto in modo originale, creativo, del tutto inusuale, regalando spesso insolita eleganza alle sue opere, oltre che una muscolosità che è loro propria.

Questa volta però Luca non si è cimentato con coccodrilli, iguana, meduse o giraffe. No. Luca ha voluto dedicare il suo tempo e il suo impegno a un progetto totalmente diverso, all’apparenza opposto a quelli che fino ad ora lo hanno visto impegnato in un corpo a corpo con la materia, a suon di scintille e colpi di martello. Questa volta Luca ha lavorato sull’assenza sul togliere, anziché sull’aggiungere e assemblare e a ispirarlo è stato il Bicentenario Napoleonico che quest’anno ricorre all’isola d’Elba.

Un lavoro, quello di Luca, che racconta di una presenza napoleonica che, seppur non manifesta, aleggia sull’isola  lasciando traccia del suo passaggio.

Non un mezzo busto classico, quindi, o una scultura che raffiguri Napoleone nella sua pienezza, bensì al contrario, una figura ricavata togliendo, estraendo Napoleone, lasciando che i suoi contorni definiscano quelli del paesaggio retrostante.

Luca riempie il

Luca riempie il “vuoto” lasciato da Napoleone 🙂

L’opera verrà infatti posizionata in uno degli angoli più suggestivi e panoramici di San Piero e sarà installata in modo che questa possa girare, spaziare, incorniciare svariati punti panoramici in diversi momenti del giorno.

Ha gli occhi lucidi Luca, quando continua a ripetere che quest’opera è un omaggio ai bambini, ai sognatori, a chi ancora ci crede e che non deve assolutamente smettere di farlo. “Se l’ho potuto fare io, lo possono fare tutti. Fin da bimbetto sognavo di poter fare qualcosa per il mio paese e Facciatoia è da sempre il luogo più suggestivo, panoramico ed emozionante di San Piero.” Ha il volto stanco Luca, tipico di chi non molla, di chi ci crede ostinatamente e si dedica anima e corpo in un progetto, ma gli si accende subito, quando ricorda che l’album fotografico di quest’opera lo dedicherà ai suoi genitori e alla professoressa Taccola, che alle scuole medie lo esortò a credere nel suo talento e lo spronò a continuare gli studi in quella direzione.

Una storia che parla di coraggio, di impegno, di “pedate” prese quando da bimbetto si ostinava ad arrovellarsi tra ferri vecchi e bulloni e che racconta con sorprendente efficacia la storia di molte persone che qui all’Elba, all’ombra degli onori, con abnegazione e passione, continuano a credere che ancora valga la pena di sognare. Che poi, mi dice, “io nel campo dove ora ho la casa, ci andavo a cogliere l’uva e mi sono sempre detto: Io un giorno voglio venirci a vivere qua”.

Se non deve credere ai sogni lui…