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Certe parole sono semi.

i semi possiamo prenderli in mano, lisciarli coi polpastrelli, vanamente annusarli, senza che nulla in loro – a meno di conoscerli già – ci lasci sospettare cosa diventeranno.

Pia Pera

L’estate se l’è spazzata via il vento.

In un soffio, forse due.

Vicissitudini, eventi, colpi di scena, traslochi (emotivi e non) e poi conquiste, piccole epifanie, insegnamenti, manciate di piccole grandi lezioni da portare in viaggio con me, difficoltà che hanno molto da insegnare, limiti che sono risorse: non è mancato niente a questo periodo, in teoria breve, tant’è che è volato via in un baleno, ma denso come interi anni spesi a vivere.

Si, ci sono momenti che sono più intensi di altri, quasi come se venissero emulsionati con enzimi di crescita e che hanno la capacità di stordirti ma anche di farti crescere molto.

Ecco, la mia estate me la sono vissuta così e mentre sistemo un bagaglio che non ho mai smesso di fare (o di disfare) metto a fuoco i prossimi passi e mi preparo alle nuove avventure.

Sta per iniziare infatti un nuovo corso di comunicazione tenuto anche da me, all’interno del quale vorrei portare un po’ delle mie riflessioni e delle mie millesimali conquiste che, guarda caso, partono dal semplice, dal quotidiano… dalla Terra!

Si, Lei: la Madre di tutte le cose, con la complicità del Sole e dell’Acqua che tutto fecondano e aiutano a far crescere.

Saranno quindi le piccole conquiste fatte sul campo (è il caso di dirlo, visto che ho iniziato a coltivare un piccolo spazio verde che, grazie all’ascolto e ai ritmi che Madre Natura insegna, sto imparando a trasformare  a piccoli passi in giardino) a fare da guida in questo nuovo percorso di insegnamento (e apprendimento, ché io in classe ci vado per imparare) rivolto ai miei corsisti.

Inizia per me una nuova avventura fatta, manco a dirlo, di molta sperimentazione, di tentativi di percorrere strade (non nuove, perché sono tutti percorsi già battuti da altri prima di me ma personali, quindi in sintonia con la mia  visione di comunicazione e soprattutto di utilità sociale).

Si perché ciò che per me davvero conta, è riuscire a sentirmi di una qualche seppur vaga utilità per il prossimo, percepire cioè che quanto ho da dire e da dare serve a qualcosa, viene percepito, recepito e in qualche modo riutilizzato, metabolizzato, trasformato in qualcos’altro che a sua volta, magari, servirà ancora (come Natrura ci insegna, d’altronde).

Lavorare la terra, dissodarla, cercare di capirne la struttura, osservarne le caratteristiche, ascoltare le piante che, seppur sprovviste di parole mandano continui segnali in un linguaggio universale che richiede cura, attenzione, costanza e amore, ha rappresentato per me un forte stimolo all’apprendimento e alla messa a fuoco di quelli che sono i capisaldi del mio modo di comunicare e di quello che cerco di trasmettere a lezione, in un continuo esercizio di misura e pazienza.

So che da questa esperienza ne nasceranno altre e che da questo mio nuovo approccio (che in realtà giaceva quiescente dentro di me da tempo immemore) si apriranno strade nuove per me e per chi avrà la pazienza, la costanza e il desiderio di mettersi in cammino su una strada stretta, tortuosa, un po’ scalcinata e sicuramente non sempre in discesa ma meravigliosamente in armonia con i ritmi della natura che tutto sa e che a tutto provvede: è necessario semplicemente tornare a sintonizzarsi con essa, rallentando il passo quando serve, a volte semplicemente “stando in ascolto” il che, in un mondo proteso all’azione e alla parola, non sempre puo’ risultare facile…

Appuntamento a settembre, quindi, con il primo corso di agri-comunicazione  che , guarda caso, è rivolto proprio a chi in agriturismo ci lavora  (tu chiamale se vuoi, Coincidenze) 🙂