I germogli emozionali sono forze che ci abitano, potenzialità spesso inespresse e dormienti sotto la coltre del nostro quotidiano abitarci distrattamente, fugacemente, timorosamente.

Le forze emozionali sono meccanismi di adattamento psicologico che ci sostengono nel nostro processo di crescita.

Si tratta di un insieme di abilità, risorse, tecniche e competenze  che, quando apprese e padroneggiate, ci rendono più forti e felici perché in grado di fronteggiare le difficoltà.

In base all’educazione ricevuta, sviluppiamo diverse forze. C’è chi è più bravo a prendere decisioni ma ha da lavorare sulla gestione dei conflitti; altri sanno riconoscere i proprio stati emotivi ma hanno difficoltà a rimanere saldi nelle difficoltà.

La buona  notizia è che, al pari della forza fisica, la forza emozionale può essere allenata e produrre inauditi e profondi cambiamenti dentro di noi.

La forza emozionale ci permette, in primo luogo, di osservare la situazione con un certo distacco, così da poterla cogliere nel suo complesso, dalla giusta prospettiva.

La prima cosa da fare, è assumere un certo distacco. Per farlo, è sufficiente che ci si chieda: che senso ha ciò che sto facendo?

Un pò come nel bagno di bosco, quando insieme percorriamo un sentiero e a un certo punto si arriva a un belvedere. 

All’inizio, presi dalla passeggiata, sembriamo non vedere gli alberi e occorrono svariate manciate di minuti perché possiamo concederci di rallentare, realizzando che non dobbiamo andare da nessuna parte. Poi pian piano, i sensi si distendono, si apre una percezione differente sulle cose che diventa eclatante quando arriviamo in un punto panoramico da cui osservare la valle.

Una volta create le condizioni per un cambio di prospettiva da cui guardare le cose, è il momento di allenarsi a pensare in modo differente e in questo l’ecopsicologia può esserci di grande aiuto.

Spesso il nostro pensiero si blocca perché è inquinato da paure, desideri, illusioni che creano schemi di percezione mentale del tutto errati, scollegati dal contingente, fittizzi.

Il mondo è quello che è, e non quello che pensiamo noi.

Ciò che pensiamo condiziona il nostro comportamento, ed è per questo che è necessario imparare a pensare in modo differente, imparare a riformulare schemi mentali e che ci accorgiamo essere viziati da preconcetti, illusioni e paure, e aprirsi alla libertà emozionale.

Da questo punto di vista, la pratica di mindfulness offre uno straordinario strumento per imparare a indagare la nostra mente, riconoscere gli schemi di ragionamento che tendono a ripetersi e a bloccarci in circoli emozionali negativi.

Attraverso la meditazione, possiamo allenarci poco per volta a focalizzare l’attenzione su forze emozionali positive, su qualità del cuore che aprono a una maggiore spaziosità emotiva ed esistenziale, allenandoci a un progressivo mutamento emozionale che pian piano determina un cambiamento dell’umore e quindi del temperamento.

Ma la meditazione è di beneficio se si passa anche all’azione perché è indispensabile imparare a trasformare le buone intenzioni in progetto.

Spesso non agiamo per paura o per mancanza di autostima, ed è in quel preciso istante che una delle forze emozionali più importanti, il coraggio, può venire in nostro soccorso.

Tutto sta nell’allenarsi a compiere il primo passo, nel concedersi lo sbilanciamento iniziale che dà il via al moto, che  ci fa passare dallo stallo iniziale a una situazione che avvia processi, accende una scintilla e con essa il motore dell’autodeterminazione.

A frenarci spesso c’è il timore della ricaduta, la possibilità che il dolore si ripeta, ragione per cui dovremmo allenarci a coltivare la consapevolezza che ogni volta potremo ricomporci di nuovo.

E’  il momento di ricomporre ciò che si è rotto, facendoci guidare da ciò che amiamo e da quanto abbiamo imparato dal dolore.

Nell’atto di ricomporre la vita, stiamo già costruendo il nostro futuro e affrontando con coraggio le nostre paure.

E’ un esercizio di coraggio, perché ricomporre comporta il rischio di rompersi di nuovo.

Del resto, se la crosta del terreno non si rompesse, nessun germoglio, nemmeno emotivo, riuscirebbe a vedere la luce.


Se desideri fare esperienza pratica di “germinazione” emozionale, puoi partecipare al laboratorio in programma per il 25 aprile prossimo.