[Foto di Agricoop Terre del Granito]

[Foto di Agricoop Terre del Granito]

Non chiedetemi perché io mi sia persa le precedenti tre edizioni di Elba Aleatico: preferisco mi chiediate se ho visto la quarta, perché potrei illuminarmi in un ampio sorriso e dirvi di si.

Si, quest’anno c’ero e con me oltre 1.000 persone, per quello che sta diventando un vero e proprio raduno di appassionati del buon vino, della preziosa DOCG  (la prima e sola in Toscana per vini passiti) ma non solo. Alla giornata organizzata dalla delegazione elbana dell’Associazione Italiana Sommelier, presieduta da Antonio Arrighi, c’erano anche moltissimi produttori di vino, pasticceri, vignaioli che proponevano anche i loro vini secchi e pure, non ci crederete, i mastri birrai del birrificio Birra dell’Elba.

Tra un assaggio di olio, un  seminario su praline di cioccolato e aleatico e molti amici da salutare, ho trovato il tempo di fare due chiacchiere con Antonio Arrighi: so bene che dietro a un qualunque evento ben riuscito si nasconde l’impegno di molte persone e sempre dalle loro storie io sono attratta.

Un volto soddisfatto, che lascia trasparire felicità e stanchezza, ha accolto con sorrisi le mie domande veloci, nonostante il telefono che squillava, le tante persone da salutare, le pacche sulle spalle e poi ancora i produttori, i visitatori, gli amici che lo chiamavano da ogni lato

Antonio mi racconta che Elba Aleatico nasce per riavvicinare gli elbani alle proprie radici che, non dimentichiamolo, affondano nella terra e nella coltivazione del vino. L’aleatico in particolare è legato ai momenti in cui le famiglie si radunavano attorno a una tavola imbandita per le feste di Natale: a quei momenti, insomma, in cui ci si ricorda che oltre alla fatica del quotidiano vivere, ci sono legami, relazioni e affetti che tutto rendono più sopportabile e gentile.

Alla coltivazione dell’uva in generale è legata la storia dell’evoluzione sociale elbana che, ho scoperto, era legata a doppia mandata alle stagioni del raccolto. Antonio mi ha spiegato infatti che nelle annate in cui le uve si ammalavano, la popolazione elbana diminuiva drasticamente perché era costretta ad emigrare in Sud America e in Australia.

Con il tempo la tradizione si è persa. Le famiglie numerose, alla morte del capofamiglia, si sono trovate a dover gestire appezzamenti frazionati i decine di lotti, difficili da  coltivare e poi, non dimentichiamolo, l’avvento del turismo ha cambiato radicalmente i connotati sociali dell’Elba e sulle prime è sembrato più conveniente importare autobotti di vino da fare semplicemente imbottigliare all’Elba.

Da allora ne è scivolata molta di acqua sotto i ponti e Antonio non la nasconde proprio l’emozione mista a un giustificato orgoglio, nel dire che in questi ultimi dieci anni c’è stata una costante e crescente sensibilizzazione sui temi legati alla qualità (e non più alla quantità) del prodotto. Il Consorzio di Tutela dei Vini Elbani DOC ha senz’altro contribuito a questa crescita, battendosi per una modifica del disciplinare a vantaggio di una maggiore tutela del consumatore e alzando l’asticella della qualità del prodotto che oggi viene proposto con meritato successo in ogni ristorante elbano. In realtà, prosegue divertito Antonio, il Consorzio è arrivato secondo in questa giusta causa, perché Napoleone per primo, durante il suo quest’anno largamente celebrato esilio elbano, decretò che i vini elbani esportati riportassero una denominazione di origine, a tutela della qualità del prodotto stesso.

A proposito di Napoleone, sul finire della chiacchierata chiedo ad Antonio di esprimere un desiderio, un augurio per l’edizione di Elba Aleatico 2015 per la quale, ci tiene a sottolineare, inizieranno i lavori preparatori già domani, e capisco che è alla Villa di San Martino, storica residenza napoleonica,  che pensa come possibile scenario per una edizione ancora più ricca e ancora più ghiotta.

Negli anni infatti Elba Aleatico ha fatto spazio anche ad altri produttori con l’intenzione di accogliere al suo interno eccellenze gastronomiche già presenti sul territorio e sta crescendo l’interesse attorno alla manifestazione che funge da richiamo per un numero crescente di visitatori che scelgono l’isola fuori stagione proprio in virtù di questo evento.

Dietro a questo disegno condivisibile, ne intravedo uno ancora più grande: quello di creare crescenti occasioni per arricchire l’isola di contenuti  che accrescano il suo appeal turistico e richiamino persone attratte non solo dalla bellezza dei suoi fondali ma anche dalla ricchezza e assoluta varietà di esperienze che qui si possono fare. E se riuscissimo a fare una edizione di Elba Aleatico itinerante, oltre a quella elbana? Se iniziassimo a fare uscire le nostre eccellenze e farle dialogare con quelle altrettanto di valore che risiedono in Puglia e in Lazio? Ha gli occhi che luccicano, Antonio, mentre lo dice e intuisco  che questa potrebbe essere una delle possibili albe per un nuovo inizio, capace di offrire opportunità di collaborazione sempre più ampie.

Promuovere un territorio attraverso il suo fare e le sue eccellenze, oltre che attraverso le sue indiscusse attrazioni naturalistiche, richiede infatti uno sforzo di concertazione superiore. Qui si tratta di capire che il territorio è fatto di persone e del loro fare insieme, non più e non solo di singole e isolate eccellenze che vivono separate le une dalle altre. Strutture ricettive, attività commerciali, produttori, associazioni di volontariato e di categoria: nessuno è escluso da questo appello di buona volontà. Sono aperte le iscrizioni per chiunque desideri contribuire attivamente a una proposta di accoglienza a ampio respiro perché, non è un mistero, Elba Aleatico ha i requisiti giusti per diventare un polo di attrazione importante (e non a caso non molto distante temporalmente dal Vinitaly) per gli appassionati del bere e del mangiare bene e, aggiungo, del vivere meglio.

Pensate che stia scherzando? Fortuna che non sono la sola a dirlo e che anzi ho predecessori illustri. Fu Napoleone infatti a dire che: “gli abitanti dell’Elba sono forti e sani perché il vino della loro isola dà forza e salute” (provate a contraddirlo).