Non ho rose; tutti i fiori
nel mio giardino sono morti”.
“Allora prenderò i petali appassiti
e le foglie gialle e l’acqua della fontana”.
Il vento se ne andò. E io piansi. E dissi
a me stesso: “Che cosa hai fatto, anima mia,
al giardino che ti era stato affidato?”.

Antonio Machado

Oggi, nel bosco, pensavo che camminare in Natura d’inverno è un pò come fare counseling.

In questo periodo il bosco è silenzioso, immobile, congelato.

A un primo sguardo, la Natura sembra essersi spenta.

Gli alberi hanno perso le foglie, molti animali sono in letargo, gran parte della vegetazione sonnecchia e se non ci si sofferma ad ascoltare con nuove orecchie, tutto sembra stagnante, fermo, irrimediabilmente perso.

Allo stesso modo, quando incontro un cliente che attraversa un momento di difficoltà, il suo stato d’animo   può spesso somigliare a quello che cogliamo passeggiando d’inverno, tra silenziosi e austeri alberi di ontano o in un faggeto che si lascia scuotere dai venti gelidi.

Niente in lui o in lei, in quel momento sembra poter contenere in sé la promessa di una nuova primavera, perché davanti a una difficoltà tendiamo a identificarci con essa, a diventare il nostro dolore, la nostra paura, le nostre insicurezze, congelandoci, bloccando la nostra innata energia creativa e curativa e tenendola ostaggio di un pugno di emozioni negative.

E’ del tutto naturale, al punto che anche il bosco racconta la stessa storia.

Bisogna attraversarlo l’inverno. Bisogna arrendersi al suo freddo, come fanno le piante che per opporre meno resistenza possibile alla forza dei venti, lasciano andare via tutte le foglie e se ne stanno umilmente nudi ad accogliere quanto la stagione offre loro.

Non resistono, gli alberi, e con loro la Natura tutta.

Ogni essere vivente che ci circonda sembra aver imparato e assimilato la profonda legge di natura  secondo la quale è vano cercare di resistere, di distorcere, di fingere, spostare, procrastinare o dissimulare.

Ogni stagione  dell’anno  incontra e dà forma alle stagioni della vita di ogni essere, plasmandone la capacità di stare al mondo, di crescere armoniosamente a ritmo delle sue lune, imparando a fare spazio a quello che c’è anziché lottare per avere altro.

Quando viviamo una situazione di ristagno emotivo, un congelamento del cuore e dell’anima, è come se la nostra mente cuore si trovasse imprigionata in un eterno inverno e avesse perso la sua innata capacità di fluire con le stagioni, lasciandosene trasformare, allargare, arrotondare e si facesse via via più piccola, angusta, ristretta, inospitale anche a noi stessi.

Nel mindfulness counseling, lavorando sul qui e ora, sulla nostra capacità di percepirci nel momento e quindi di partecipare dell’incessante succedersi impermanente di accadimenti, lavoriamo indirettamente sulla nostra comodità interiore.

Perché educando la mente a “stare”, anziché a rifuggire con ogni sua forza dal momento presente, scopriamo con incredibile gioiosa sorpresa che possiamo vivere il momento presente, perché di fatto lo stiamo già facendo, e lentamente ritrovare fiducia nella nostra capacità di guarire, conoscere, aprirci al cambiamento.

Sì, perché il malessere che deriva da quel congelamento del cuore, è figlio di un senso di profonda solitudine.

Noi ci ammaliamo quando smettiamo di percepire che facciamo parte di questo mondo, che partecipiamo ogni istante all’evoluzione del pianeta, alla crescita nostra ma anche dei nostri cari e iniziamo a sentirci scollegati, isolati, mentre la nostra vita perde di significato e non siamo più capaci di leggerne i significati alti e altri che sempre ci offre per ricordarci che ne siamo parte.

Camminare nel bosco, ci aiuta a tenere a mente e a cuore che ogni istante partecipa di una infinità di altri istanti che si susseguono e manifestano in ogni momento la natura impermanente di tutto ciò che ci circonda.

La Natura ci invita a tornare a fluire, a non credere alla menzogna dell’inverno tutto l’anno, ma anzi ci insegna a cogliere i segni, il palpitare di vita che tutt’intorno non smette mai di promettere primavera e di dischiudere le sue ali a nuove prospettive da cui guardare le cose del mondo.

Sempre Lei, nostra Madre, ci invita a sperimentare il dono della pazienza, della fiducia, del coraggio di credere che come ogni anno, anche quest’anno, tornerà Persefone e con lei quel miracolo di primavera che nessuno sa spiegare ma che possiamo solo amare.