sulla panchina a Candalla

I bagni di bosco sono nati in sogno o forse sono solo un segno.

Una traccia tangibile di quello che sento essere il mio cammino, intimamente collegato alla Natura  e imparentato con il silenzio, i suoni di natura, i passi lenti.

Si tratta di esperienze di incontro e conoscenza, che mescolano la mia attitudine meditativa in Natura, al piacere di conoscere i luoghi e le sue genti: niente di nuovo sotto il sole, tutte tracce di vita che in qualche modo si sono già impresse nei miei giorni, negli anni e nel susseguirsi di accadimenti, ma che oggi trovano un argine fertile che le contenga e dia loro una direzione.

Ci si trova in un luogo, in Natura,  e si comincia a camminare, incrociando paesaggi esteriori che inevitabilmente richiamano quelli interiori, in un continuo susseguirsi di suggestioni e rimandi a gesti e usi antichi.

Il tutto si svolge in silenzio, con qualche sporadico invito all’ascolto di sé, del respiro e di ciò che abita i nostri pensieri e le nostre sensazioni nel “qui e ora”, salvo poi incrociare un’erba, un fiore, un uso antico che si fa pretesto per parlare di gesti di cura e di ascolto che da sempre hanno curato l’anima, oltre che il corpo, delle persone.

La Natura si fa strumento di guarigione, materna e accogliente facilitatrice di consapevolezza, dispensatrice di Bellezza e Armonia, silenziosa e discreta custode di paure e malinconie che dissolve e trasforma con antica saggezza.

Perciò, manco a dirlo, i bagni di bosco somigliano sempre più a dei  bagni dell’anima, dove la geografia dei luoghi viene sostituita con una mappa del sentire, perché il cammino è sostenuto dal nostro graduale sentirci, assaporare i passi, accorgerci del respiro e del continuo e incessante chiacchiericcio mentale che abita anche i nostri silenzi.

Ma non solo.

Queste esperienze incrociano anche una geografia dell’uomo, un reticolo silenzioso e lungo di esperienze e vissuti, tradizioni e segni di un passaggio che vive e risuona dentro di noi.

Nel cammino lento e silenzioso di un bagno di foresta, il racconto millenario che l’uomo ha fatto di sé, plasmando i luoghi, incidendo la roccia, coltivando la terra, imparando l’arte della cura, rivive in noi che ci facciamo cassa di risonanza di un passato che torna ad abitarci, risveglia una saggezza profonda e sopita, la stessa che è capace di guarirci, ripartorirci, riaffacciarci alla vita.

In questo senso io intendo queste esperienze di mindfulness counseling nel bosco come delle vere e proprie esperienze di Natura terapia, durante le quali riaccediamo a livelli profondi di ascolto e cura.

Ma come sempre non siamo soli anche se il viaggio lo facciamo da soli.

Intercettiamo infatti la saggezza della Natura e il suo indiscusso valore terapeutico ma anche la medicina delle relazioni, dell’incontro con l’altro e con le genti del luogo, le silenti testimoni di un passato che continuano a far vivere attraverso i loro gesti e le scelte di vita.

E’ questo ad esempio il caso di Vittorio e della sua famiglia, che vivono nell’incanto dell’Agriturismo “Il Paesaggio” di Stazzema e che da lassù, da quei prati fioriti che si affacciano sul Monte Prana fino a sfiorare il mare con lo sguardo,  accolgono camminatori in cerca di ristoro deliziandoli con i sapori della tradizione e gli ingredienti della Terra.

Domenica scorso la nostra esperienza in Natura ha fatto tappa lassù e durante il pasto abbiamo incrociato significati e racconti che vanno ben al di là del semplice pranzo della domenica.

E’ stata un’occasione per conoscere realtà che ancora oggi portano avanti una tradizione e un racconto, vivendo ai margini delle nostre rutilanti giornate, in luoghi silenziosi e un filo schivi ma capaci di grande calore e custodi di tradizioni, sapori e gesti che  sono anch’essi parte integrante della cura e del benessere che l’andare in Natura regala.

Le esperienze di bagno di bosco proseguono e incroceranno sentieri freschi e ombrosi e vivaci ruscelli, racconti di fate e sussurri di fonti.

La storia continua e se vuoi conoscere le prossime date in programma