Mancano spiccioli di giorni alla festa che celebra l’inizio delle festività natalizie e che nelle tradizione indica il periodo in cui case e cuori si aprono all’attesa del ritorno della Luce, in una attesa carica di speranza e nuovi inizi.

L’8 dicembre, celebrazione legata alla Madonna, è come tutte le altre, una ricorrenza che è espressione di quell’intimo rapporto con la Dea Madre che nessun potere terreno è riuscito a sradicare del tutto.

Se infatti nel cattolicesimo della prima ora non c’era spazio per l’espressione del femminile, ben presto ci si rese conto che il popolo non era disposto a rinunciare al culto delle Dee: fu così che pian piano la figura di Maria di Nazareth fu “ripescata” e valorizzata, canonizzandola sulla base dei così detti “vangeli apocrifi” che dedicarono spazio al racconto della vita e delle origini di Maria di Nazareth.

Nei protovangeli di Matteo e di Giacomo si viene a sapere che Anna, madre di Maria, concepì essa stessa sua figlia per opera dello Spirito Santo.

Ma la verginità di cui si parla nei testi, niente ha a che fare in realtà con una illibatezza delle carni. La verginità cui ci si riferisce parlando di Anna e di Maria (tra le tante) fa riferimento a una capacità di queste stesse donne di mantenere integro e intatto il proprio senso di appartenenza profondo con la Madre e con tutti i significati a essa attribuiti.

Maria riunisce in se tutte le antiche divinità femminili, per questo è vergine e madre al tempo stesso.
La Verginità la accosta all’Artemide greca e alla Diana romana, difatti il carattere lunare di Maria è presente in diverse raffigurazioni.

La verginità la accosta anche a divinità femminili quali Athena e Brighit, dee simbolo di una femminilità indipendente e combattiva ed in effetti la Vergine è nel Vangelo una figura forte, indomita, che partorisce in una stalla, praticamente da sola, sprona il figlio ad intraprendere la sua strada pur sapendo che ciò vorrà dire vederlo morire e segue questo figlio per tutta la Palestina, confortando i pellegrini mentre Gesù è in vita e dando coraggio e consolazione ai discepoli una volta che egli sia morto.

Ma Maria è anche moglie, è la naturale sposa della divinità.

Il suo concepimento è il simbolo della dualità che si genera dall’Unità (Maria è concepita tramite lo Spirito perciò è l’Uno che si scinde, ossia il “fondamento unico” della tradizione buddhista che percorre due sentieri e due risultati) al solo scopo di dare vita all’Androgino, il demiurgo buono, unica guida possibile per l’umanità.
Gesù ha infatti tratti molto femminili quali la dolcezza e l’amore per i bambini e tratti decisamente maschili quali la durezza e la fermezza.
L’Immacolata Concezione rappresenta l’arrivo dell’energia Celeste sulla Terra. Nell’Immacolata Concezione Maria è Figlia, è assimilabile alla figura di Kore.

Come Demetra è «Persefone matura» così Anna è «Maria anziana», lo conferma la sovrapposizione dei due concepimenti.
Anche Anna è «sposa divina», infatti, secondo il Protovangelo di Giacomo essa prega sotto il lauro vestita da sposa, esattamente come Giuseppe anche Gioacchino, padre di Maria, è escluso dal concepimento ma non dal ruolo di padre.
Infine Maria è Madre, «Madre per sempre». Continuando nella nostra parafrasi è madre dell’umanità intera, perciò rappresenta la Terra.

Terra che quindi è l’espressione del principio femminile yin mentre il cielo l’energia celeste dello yang che viene accolta nel ventre della madre, Maria, per concepire suo figlio Gesù, il redentore, colui che torna a portare la Luce della speranza di uno hieros gamos, di un riconciliarsi di energie e prospettive che portano tutte in direzione di una ritrovata unità.

Ecco che la Natura, l’alternarsi di stagioni e cicli, generosamente continua ad offrirci occasioni per “redimerci” dall’ignoranza in cui siamo immersi tutti, riappropriandoci di un linguaggio ma anche di paesaggi interiori capaci di esprimere per via simbolica il viaggio dell’eroe che ognuno di noi è chiamato a percorrere per tornare alla Luce, proprio come queste festività ci invitano a fare.

A uno spicciolo di giorni dalla celebrazione dell’8 dicembre, vi auguro quindi di poter celebrare debitamente questa festività e lo faccio (anche) invitandovi a partecipare a una meditazione di gruppo, preceduta da alcune riflessioni sul tema, che offrirò gratuitamente per tornare a scoprire insieme la gioia e l’importanza del rituale, Martedì 8 dicembre alle ore 18.30.

Per approfondimenti:

Robert Graves “La Dea bianca”

Lama Tsultrim Allione “Il mandala femminile”

Miranda Gray “La luna rossa”