Yggdrasill

Secondo Robert Graves, autore britannico di Miti greci e miti celtici, ogni mese corrisponde ad una consonante, ad un albero, ad un periodo dell’anno e a una divinità. A questi si aggiungeva una serie raffigurante le vocali e i quattro alberi posti in corrispondenza dei solstizi e degli equinozi.

Questo calendario si chiamava Beth-Luis-Nion, dal nome dei tre primi alberi della serie.

Dal 18 febbraio al 17 marzo, si apre il mese dedicato al frassino, ovvero Yggdrasill, che è collegato all’immagine dell’Albero del Mondo così come descritto nell’Edda di Snorri Sturluson ed è simbolo di “ponte”, unione tra Terra e Cielo, tra l’Uomo e il Divino, tra tutto ciò che sperimentiamo nel quotidiano e ciò verso cui tendiamo nel viaggio della nostra vita.

Il frassino, appartenente alla Famiglia delle Oleaceae, come l’olivo che ne è il capostipite, è un albero medicinale in tutte le sue parti, particolarmente apprezzato per la sua caratteristica di dolcezza legata al mannitolo, contenuto nella sua linfa.

Questa sostanza, se bevuta disciolta nell’acqua, ha la proprietà di calmare, sciogliere la rabbia, addolcire i rancori più “calcificati” nel cuore.

È quindi un albero che aiuta a purificarsi, addolcirsi, calmarsi, forse direi anche a riconciliarsi per consentire di fatto di espletare la funzione di “ponte” e di collegamento tra i due mondi come abbiamo visto prima e come tutti gli alberi, ci è Maestro.

Osservare il modo che gli alberi hanno di esistere, il loro unico grande desiderio di diventare ciò che sono, è per noi un esempio di bellezza innocente e potente.

Ogni albero ha un compito da svolgere, una forma da manifestare, proprio come noi.

In ogni loro parte, gli alberi annunciano il loro carattere, il loro scopo nella vita.

Gli alberi hanno parole adatte per ognuno di noi, ogni specie di albero condivide una grande anima che lo tiene collegato agli altri,  e può trasmetterci le sue qualità, nutrirle e farle crescere in noi, in una relazione duratura e profonda.

Il Frassino, in particolare,  anticamente si collegava alla runa del Futhbark antico Algiz. intimamente legata al significato di “protezione” degli Dei, lungo il cammino di ricerca spirituale che l’uomo compie.

Le rune, il cui significato è legato alla parola sussurro, segreto, quasi a evidenziarne l’aspetto magico e sacrale di questo tipo di scrittura intimamente legata ai suoni e alle suggestioni della Natura, sono  una delle più importanti istituzioni culturali e linguistiche comuni alle popolazioni germaniche, nate da esigenze di comunicazione, scambio e commercio con la cultura etrusca.

Anche se Algiz ricorda la figura di un albero stilizzato, in realtà questa rappresenta l’uomo con i piedi uniti e le braccia e le mani aperte rivolte al cielo in cerca di Luce.

La preghiera è un sistema allegorico con cui una persona, disponendo il suo corpo a  forma di albero, sta a indicare di essere radicata in Terra e da essa nutrita ma al tempo stessa aperta a imbuto verso l’Alto, in procinto di accogliere i messaggi e le intuizioni dal Cielo.

Rappresenta quindi un individuo la cui consapevolezza abita la Terra ma la cui espansione è legata all’Alto, nella consapevolezza di essere un Uomo Cosmico.

In ogni cultura l’uomo che prega è stato interpretato come lo sciamano, parola tungusa shaman per indicare sostanzialmente un interprete, una persona cioè in grado di leggere e tradurre i messaggi del mondo degli Spiriti.

In apuano antico, sciamano si dice Mesonemonius parola che letteralmente significa colui che ha la pratica del sognare e che indica quindi una persona che, avendo parte della sua propria coscienza nel mondo dei Sogni, riesce a tradurre ciò che vede  nelle sue esperienze oniriche, in consigli per l’umanità. Lo sciamano non impara sui libri ma  attraverso esperienze estatiche.

Sciamano, poeta, profeta, sacerdote, iniziato, sono tutti termini che stanno a indicare una persona che vive una condizione di diversità (e solitudine) perché la sua connessione, benchè non manchi di radicamento, è più in Cielo che in Terra.
Il suo nutrimento è cioè più legato al mondo delle intuizioni, delle visioni e delle esperienze di comunione tra Alto e Basso.

La runa Algiz, collegata al Frassino che è l’albero di questo mese, è una runa che ci invita dunque a sperimentare e a integrare la nostra duplicità, la nostra essenza che è contemporaneamente materiale e spirituale e che ci ricorda che tutto si trasforma costantemente.

Da questo punto di vista, le pratiche di bagno di bosco aiutano a coltivare questa sensazione di unione, ricordandoci che l’essenza stessa della vita è trasformazione. Una trasformazione dalla quale ovviamente anche noi non siamo esenti e della quale partecipiamo vivendo in una costante ambivalenza di pulsioni e tensioni.

Dentro di noi vive una Natura strisciante, di bruco, e una che tende a librarsi in volo come la farfalla, che ci rende partecipi di un “programma Vita” del quale siamo parti integrante e che parla una lingua sola: quella del cambiamento, dell’evoluzione.

Mentre siamo sulla Terra, partecipiamo di un programma evolutivo che ci fa tendere in alto, che ci ricorda che nel nostro andare in Natura c’è un’intima richiesta che stiamo facendo alla Grande Madre.

È come se in un certo senso nutrendoci dei suoi frutti, medicandoci con i suoi estratti, camminando immersi nei suoi profumi,  stessimo mettendo in circolo nel nostro corpo (ma anche nel nostro spirito) i suoi estratti, le sue capacità emollienti, cicatrizzanti, nutrienti, in un processo di  lento ritorno a casa.

Paura, senso di abbandono, solitudine, rabbie sepolte, sono alcune delle scorie che ci portiamo appresso e che nel lento cammino verso la Natura impariamo a sciogliere e ad abbandonare, ritrovando noi stessi ma anche il significato intimo del nostro viaggio nella Vita che è quello di aprirci alla trasformazione, all’alchimia dell’Amore.

In tutto ciò, ricordandoci che il frassino, albero della dolcezza e della Triplice Dea, esprime le sue caratteristiche di “collegamento” e unione dei due mondi di cui lo Sciamano si fa interprete a beneficio di tutti, attraverso  l’esperienza .

L’esperienza è  essa stessa guarigione, perché  è un processo di unificazione attraverso il quale i ricordi molteplici convergono in un’unica immagine: è un viaggio di riunificazione di ciò che dentro di noi è disperso.