Stiamo vivendo una situazione a livello globale senza precedenti, che ci mette in contatto con urgenza con un senso di fragilità, impotenza e precarietà.

In tempi in cui uscire di casa è diventato complicato, apprezzo ancora più del solito il fatto di vivere in campagna e di avere la possibilità di coltivare qualche ortaggio ma anche la possibilità che ho di andare nei campi a raccogliere erbe selvatiche da mangiare, rinnovando con questo il mio intimo legame con la Natura e un senso di infinita gratitudine che nasce da questo profondo mio senso di appartenenza.

Nonostante le difficoltà (in primis i cinghiali che vengono a farci visita oltre al fatto che personalmente mi vedo poco portata nel costruire recinti a salvaguardia della zona cotivata) sento un urgente bisogno di tornare a parlare con la terra,  anche attraverso un orto, nutrendomene, lasciando che la sua infinita saggezza mi porti consiglio, oltre che cibo.

Mi rendo conto che oltre a nutrirci, coltivare il nostro cibo  contribuisce a riportare il nostro mondo fatiscente in una  prospettiva solida.

Coltivare la terra, ci aiuta a realizzare che comunque vada la natura ci offre la possibilità di andare avanti, anche senza gli  ipermercati e i carrelli  spesso pieni del superfluo.

Essere in grado di coltivare il nostro cibo genera un senso di fiducia in noi stessi insieme a un senso di solidità e forza di fronte all’ignoto.

Vivere un quotidiano contatto con la terra, ci ricorda che esiste un tipo di ricchezza che va ben  oltre i conti bancari e le carte di credito e ci offe stabilità e fiducia nel pensare e immaginare un futuro del tutto sconosciuto.

Il giardino ci mostra che il mondo sarà ancora qui anche quando tutte le strutture che abbiamo eretto saranno minacciate o crollate.

Il tornare alla terra ci ricorda che anche se come tutti saremo travolti dal   tumulto del momento,  abbiamo risorse e competenze che possiamo mettere a frutto  per imparare a  prenderci cura di noi stessi, delle nostre comunità e delle nostre famiglie, imparando ad affrontare il momento presente, le nostre paure e le circostanze in rapida evoluzione.

A questo proposito voglio segnalarti l’impegno di Seedleaf che ha iniziato il 2020 con il seguente tema: “Tutti possono crescere” per dimostrare l’idea che tutti, attraverso un po ‘di lavoro e attenzione, possano coltivare ortaggi, fiori ed erbe.

Ora che pensiamo di adattarci a potenziali mesi di isolamento, quel messaggio è più importante che mai e ci apre a prospettive e a sguardi interiori potenti, perché capaci di risvegliare il nostro potenziale di autoguarigione proprio grazie al contatto con la Natura.

Abbiamo  bisogno di spazi giardino comunitari che instillino la resilienza della comunità e forniscano accesso agli individui che desiderano coltivare cibo per se stessi e le loro famiglie.

Abbiamo anche bisogno di spazi da giardino che forniscano prodotti freschi per le persone che non sono in grado di giardinaggio.

Questo momento sta dimostrando che abbiamo bisogno di una varietà di punti di approvvigionamento all’interno del nostro sistema alimentare che vadano oltre i mercati e i negozi di alimentari.

Questi punti di rifornimento aggiuntivi possono e dovrebbero essere giardini che forniscono sostentamento nutrizionale ed emotivo in tempi di certezza e in tempi di crisi come oggi.

Intanto, nel dubbio, io al Podere, cinghiali  permettendo,  inizio a coltivare l’orto.