In giorni di silenzio e tempo dilatato che ci invita a osservare con attenzione e cura aspetti di noi che spesso, nel vivere frenetico, rimangono nascosti o silenti, tra le varie pratiche di meditazione possibili per sostenerci al meglio in questa situazione, credo possa valer la pena soffermarsi su quella del Tonglen.

Si tratta di una antichissima pratica meditativa tipica della meditazione tibetana che è al tempo stesso una vera e propria pratica di trasformazione ed evoluzione personale.

Il Tonglen consiste letteralmente nel prendere e nel dare, che vuol dire fare qualcosa per liberare gli altri dalla loro sofferenza applicando, così, il principio buddista della compassione assumendo la sofferenza degli altri su di sé per purificarla e trasformarla in energia benefica e  riequilibratrice.

È un invito a invertire la nostra consueta logica di evitare la sofferenza e cercare il piacere e un allenamento a imparare “a stare”, a entrare in intimità con tutto ciò che ci spaventa e ci inorridisce, per imparare pian piano a trasformarlo nell’oro della compassione (in primis per noi stessi).

Nella pratica, il Tonglen ci invita a  visualizzare di prendere il dolore degli altri ad ogni inspirazione come fosse un fumo nero che inspirando entra in noi e di inviare loro  in risposta un intento luminoso, che possiamo visualizzare come una intensa luce dorata, durante l’espirazione.

Nel farlo, gradualmente, ci liberiamo da antichi schemi di egoismo e iniziamo lentamente a realizzare come la sofferenza ci riguardi tutti e il desiderio di essere felici anche.

Cominciamo a provare amore per noi stessi e per gli altri; iniziamo a prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Il Tonglen risveglia la nostra compassione e ci introduce a una visione molto più ampia della realtà.

Ci introduce alla spaziosità illimitata dello shunyata (vuoto).

Facendo la pratica, iniziamo a connetterci con la dimensione aperta del nostro essere.

Il Tonglen può essere praticato per coloro che sono malati,  o che soffrono per qualsiasi motivo (e in questi giorni purtroppo direi che non mancano le situazioni su cui soffermarci) e può essere oggetto di pratica di meditazione formale come non. Se siamo fuori a camminare, ad esempio,  e vediamo qualcuno che soffre, possiamo respirare il dolore di quella persona e inviarle sollievo. 

La cosa straordinaria di questa pratica, è che ci mette in condizione di usare ciò che  sembra veleno, come medicina, aprendoci alle infinite potenzialità di guarigione che abitano un cuore aperto e connesso.

Di solito, guardiamo altrove quando vediamo qualcuno soffrire. Il dolore altrui suscita la nostra paura o rabbia; fa emergere in tutta la sua chiarezza la nostra resistenza e la nostra confusione.

Questa pratica invece ci invita a rimanere, nella fiducia che questo di per sé possa aprire spazi di profonda trasformazione e guarigione (personale ma anche collettiva).

Possiamo praticare Tonglen per tutte le persone che come noi  desiderano essere compassionevoli ma che invece agiscono sotto la spinta della paura che restringe il  cuore, per coloro che desiderano essere coraggiosi ma che  invece agiscono in modo codardo.

Invece di cedere all’impulso di accendere una controversia, possiamo usare la nostra capacità di ascolto intimo e profondo per riconoscere i nostri stati d’animo e usare la nostra capacità di discernimento per “scendere dal treno della reattività” e alimentare una capacità di comprensione, ascolto, osservazione immensamente più profonda, capace di cogliere alla radice l’origine del male e dissolverla con la saggezza del cuore.

Questa pratica usa quello che sembra veleno come medicina e ci offre l’opportunità di   usare la nostra sofferenza personale come via della compassione per tutti gli esseri.

Nella pratica formale, il Tonglen si compone di quattro specifici momenti:

  1. Riposa per un secondo o due in uno stato di apertura o immobilità. Questo stadio viene tradizionalmente chiamato sfolgorante bodhichitta assoluto, risveglio del cuore-mente o apertura alla spaziosità e chiarezza di base.

  2. Lavora sul respiro. Inspira  sentimenti di paura, oscurità e pesantezza  ed espira sentimenti di freschezza, luminosità e luce. Inspira completamente, assorbendo energia negativa attraverso tutti i pori del tuo corpo. Quando espiri, irradia completamente energia positiva, attraverso tutti i pori del tuo corpo. Fallo fino a quando la visualizzazione non è sincronizzata con i tuoi inspiri ed espiri.

  3. Concentrati su qualsiasi situazione dolorosa per te. Tradizionalmente inizi a praticare Tonglen  per qualcuno a cui tieni e che desideri aiutare, tuttavia, se nell’immediato  ti è più semplice, puoi fare la pratica per il dolore che senti dentro di te e, contemporaneamente, estenderla  a tutti coloro che provano lo stesso tipo di sofferenza. Ad esempio, se ti senti inadeguato, inspira questa sensazione di disagio per te stesso e per  tutti coloro i quali condividono la tua stessa situazione e invia fiducia, senso di adeguatezza e sollievo in qualsiasi forma desideri a te e a tutti quelli che come te soffrono per le stesse cause.
  4. Infine, ingrandisci e espandi. Se stai facendo questa pratica per qualcuno che ami, estendilo a tutti coloro che si trovano nella tua  stessa situazione. Se stai praticando il Tonglen per qualcuno che vedi  per strada, fallo per tutti gli altri che sono nella stessa situazione. Estendi il tuo raggio d’azione, la tua capacità di raggiungere gli altri, amplia i confini: non esistono confini, se non nella tua mente. Puoi fare il Tonglen per le persone che ritieni siano  tue nemiche, per tutte quelle che ti feriscono o che lo hanno fatto in passato e per quelle che fanno del male agli altri. Pratica  per loro, pensando che siano abitati in cuor loro  dalla stessa confusione che abita in te o in chi ami. Respira il loro dolore e invia loro sollievo.

    Il Tonglen può estendersi all’infinito.

    Mentre pratichi, la tua compassione si espande naturalmente nel tempo, così come la tua consapevolezza che le cose non sono così solide come pensavi. Mentre fai questa pratica, gradualmente al tuo ritmo, potresti essere sorpreso nel realizzare che sei sempre più capace di essere lì per gli altri, di nutrire compassione e presenza anche in quelle che ti sono sempre sembrate situazioni impossibili.

    “Breathe, breathe in the air. Don’t be afraid to care” – Pink Floyd