Il cammino è un contenitore di significati.

Si cammina per tanti motivi, anche se i cammini più celebri sono quelli di fede, camminare è una pratica che apre la mente e il cuore e che fa intraprendere un vero e proprio viaggio iniziatico.

I sistemi iniziatici  promuovono una umanità più consapevole ampliamo la percezione di noi stessi e si esprimono con sistemi archetipali che  permettono lo svelamento dell’inconscio e  di tutto ciò che in noi è primigenio e divino, riportandoci vicini al bisogno veritiero e alla nostra innata capacità creativa e rigenerativa.

In questo tipo di viaggio iniziamo a renderci conto  di cosa origini il senso di crisi che periodicamente si affaccia nelle nostre vite, imparando a riconoscere i processi che ci ingabbiano .

L’ambiente che ci circonda, spesso non aiuta, perché viviamo in contesti condizionanti che ci vincolano alle esigenze di una collettività, più che esortarci a indagare e a trovare in noi stessi risorse, talenti, inclinazioni personali da esprimere.

Si vive spesso con una strisciante sensazione di impotenza e di soggezione al potere d’altri, più che scoprendo, valorizzando ed esprimendo il nostro, assumendoci la responsabilità di creare una vita da cui non si debba fuggire, comoda da abitare.

Si finisce così con il fare esperienza di una sorta di schiavitù senza catene che si traduce in incapacità di pensiero e rinnovamento emozionale.

Le vie iniziatiche aiutano a vivere in termini di intensità più che di giudizio, a vedere che ciò che giudichiamo o sentiamo “negativo”, è semplicemente una polarità che se ben integrata, può portarci a esperire il “positivo”, imparando a ribaltare la comune percezione delle cose.

Tradizioni millenarie, quali l’Astrologia, i Tarocchi, l’Alchimia e la Spagiria, promuovono un pensiero trasversale sulla realtà e sono praticate da quanti si interrogano sul senso della vita, sull’amore e sulla trascendenza del proprio sé.

I sistemi iniziatici, usano l’analogia, la meditazione, la preghiera al fine di scardinare i processi automatici del pensiero.

L’analogia consiste nel pensare che  se due o più cose si somigliano, esse siano simili anche per altri aspetti e apre a una interpretazione creativa, intuitiva  e interconnessa del reale, dove le cose parlano tra loro, si torna ad udire la musica del mondo.

Camminando, spostandoci fisicamente,   succede qualcosa di simile perché finiamo con il farlo anche emotivamente, iniziamo a prendere le distanze dalle cose del mondo, impariamo a disidentificarcene e a coltivare un vuoto fertile nel quale coltivare le qualità del cuore, la creatività e la capacità immaginale capacace di cogliere relazioni dove siamo abituati a vedere muri.

Aprirsi a questa possibilità, significa creare narrazioni capaci si sollevare la coscienza dallo stallo in cui è quando “crede” alla visione separata di ogni essere, fino a far risuonare nel cuore il più potente dei mantra che dice: “io sono te, tu sei me”.

Allo stesso modo, in cammino ci apriamo a una visione più ampia delle cose e finiamo con il sentirci imparentati con l’ambiente, con lo stormire delle foglie, con il rumore dei passi sul sentiero e con la nebbia che scende lenta nelle abetaie.

In cammino, in Natura, si perdono i confini, le definizioni si fanno meno stringenti e soffocanti e ci si apre a uno spazio di possibilità immaginale in cui trovare maggiore agio e conforto.

Ecco perché camminare, è anche un sistema attraverso cui imparare a prendersi cura di sé, crescere, superare le difficoltà imparando a farne strumento di auto guarigione.