foglie.in.autunno

Il coaching è per me un allenamento costante.

Principalmente mi alleno a cambiare punto di vista, ad abbassare il volume dei miei pensieri e ad accogliere i tuoi contenuti

Obiettivo? Allargare la mappa, cercando di non sovrapporre la mia alla tua, per dirla con Korzybski.

Ecco, mentre ti alleno,  alleno me stessa, mi metto in gioco, entro dentro la tua storia  con lo scopo di semplificare, di rendere manifesto ciò che è dato per scontato, di chiarire.

Bernadette Jiva, brand e  story strategist di chiara fama, non ha dubbi:  il marketing e le vendite hanno sempre meno a che fare con la persuasione e sempre più con la comprensione.

Per questo motivo prima di proporti al pubblico, di organizzare il tuo lavoro, di preoccuparti di definire gli obiettivi strategici della tua attività,  di fare selezione del personale, devi capire quello che dici, come lo esprimi e a chi lo racconti.

Questo vale sia che tu venda arredamenti, che tu gestisca un asilo nido o che tu distribuisca saponette.

Ti devi allenare a una disciplina interiore che passa attraverso la capacità di individuare tutti i presupposti da cui parti, per esplicitarli, in un costante allenamento alla chiarezza di visione e di intenti.

Per fare questo io uso la scrittura principalmente.

Ti chiedo di scrivere e di riscrivere e di rileggere, da sola, in privato, a voce alta per imparare ad ascoltarti.

Ti chiedo di farlo di getto, copiosamente, in modo irruento, senza spinte al contenimento in una prima fase.

Questo esercizio mi serve principalmente per farti prendere consapevolezza dello spazio.

Le esperienze di coaching servono infatti anche ad ampliare la mappa, ad allargare la percezione delle tue possibilità di scelta e ad appropriarti di nuovi strumenti per affrontare più efficacemente le sfide (in questo caso professionali).

Serve quindi che tu prenda consapevolezza del tuo spazio espressivo: che tu veda limiti e risorse ma soprattutto opportunità nelle crisi.

Scrivere ti aiuta ad ascoltarti, a spostare il baricentro da fuori a dentro, a comprendere con tutti i sensi accesi la tua storia, prima di raccontarla.

In questo viaggio incontriamo alcuni nemici ma che, se conosciuti, possono trasformarsi in formidabili alleati:

  1. la pigrizia (sarai brava a dirti: “chi me lo fa fare di scrivere tutti i giorni? insomma, hai presente? scrivere tre pagine tutte le sante sere? e che gli racconto al quaderno?”)
  2. le cose che dai per scontato perché tanto “si sa”
  3. la paura di risultare banale

Quest’ultima è terribile e va a braccetto con il tuo censore interiore.

Noterai che spesso pur di non affrontare il rischio di non piacere a tutti e soprattutto di venire criticata per le tue idee o anche solo giudicata, preferirai crogiolarti nella tua comoda confort zone, fatta di una comunicazione generica e per questo senz’altro poco somigliante a te e poco efficace.

Hai presente il così fan tutti? Quello.

Lungo il viaggio capiremo in realtà che non puoi esimerti dal rintracciare il significato di quello che fai perché, per dirla sempre con Bernadette, il Brand è la somma del prodotto + il significato.

Lavorare alla tua consapevolezza comunicativa, significa allenarti a riconoscere il tuo valore aggiunto, comprendere ciò di cui i tuoi clienti  hanno davvero bisogno dando loro  un motivo per cui amarti  e una storia da raccontare agli amici.

Vedi, il punto è che ci preoccupiamo di fare in modo che le persone amino le cose, quando tutto ciò che dovremmo fare è dare  loro pretesti per amare, per appassionarsi, per accendersi.

L’obiettivo che oggi il marketing si pone, è indagare non solo il comportamento del consumatore ma i suoi desideri, le sue emozioni e percezioni, al fine di capire meglio i suoi bisogni e soddisfarli.

A questo proposito mi piace molto la definizione di Giampaolo Fabris:

Il consumatore ha cambiato pelle o sta cambiando pelle, in cerca di esperienze più che di prodotti, di sensazioni e di emozioni più che di valori d’uso.

Ciò che ci aspetta è un nuovo modello di comunicazione più responsabile nel quale proponenti e destinatari diventano parte attiva di un più emozionante modo di raccontarsi.

Ma c’è di più: io credo, in accordo con Stefano Bartolini e il suo Manifesto per la Felicità, che sia indispensabile un passaggio dalla società del ben-avere a una società del ben-essere, capace di mettere al centro il valore delle relazioni e dello scambio umano.

Nel libro Bartolini sostiene che l’alternativa al modello consumistico senza sbocchi, risiede proprio nella riscoperta della società delle relazioni e della conoscenza condivisa.

Nella mia esperienza di lavoro nel mondo dell’accoglienza, ho capito che il vero valore risiede nel riuscire a guardare le persone negli occhi e a vederle.

Penso ci siano infiniti modi di vedersi, di esprimere attenzione e rispetto, di ascoltare e di accogliere e che lo si possa fare anche attraverso una comunicazione efficace, semplice e diretta.

Oggi alleno le aziende e i privati a vedersi, a conoscersi, a capire dove risiede il proprio valore aggiunto e quali sono i significati che le persone cercano.

Se ti va di fare un’esperienza di digital coaching con me, ti aspetto a Casciana Terme il 24 Gennaio: parleremo di personal branding e di comunicazione digitale, di valori, identità e mission aziendali e si, impareremo a raccontare una storia.