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Qui è dove continuiamo il viaggio nei consigli utili per iniziare a fare digital coaching per conto tuo.

Hai iniziato a scrivere, tenendo un quaderno quotidiano di quanto ti accade nella giornata.

Hai imparato che è utile che sia un tuo spazio di espressione, libero da condizionamenti dove ti sentirai accolta in primis da te stessa.

A proposito, come sta andando?

Sabotaggi ne hai incontrati?

Nel frattempo hai iniziato magari anche a leggere il libro che ti ho consigliato, quella sulla Trappola della felicità.

Ricordi? Te ne ho parlato a proposito di scrittura creativa.

Questo significa che stai accumulando un buon numero di informazioni su di te, che stai iniziando a “girarti intorno”, a guardarti da prospettive nuove.

Oggi parliamo di silenzio e meditazione.

Un lungo susseguirsi di momenti di vuoto. Vuoto inteso come silenzio, spazio per lasciare fluire, per non opporre alcuna resistenza.

Si, per scrivere di sé in modo efficace ed entrare in contatto con convinzioni, valori e mission nel lavoro, serve fare pulizia.

Siamo brave ad affollarci la mente, non trovi?

Pensieri disfunzionali, convinzioni auto limitanti, paure che si sono sedimentate fino a paralizzare alcune funzioni utili nell’operare scelte.

Sta tutto dentro di te e crea un peso morto, una zavorra impegnativa da gestire.

Lo esprime bene Arnie Kozak, quando parla della solitudine che è in via di estinzione e ci invita a riflettere sul senso del nostro essere troppo spesso letteralmente intasate di impegni e cose da dover fare.

Il punto è che fintanto che si è nel fare, difficilmente si entra nella dimensione del “sentire”.

Sentire significa ascoltarsi, sapersi. 

Significa tracciare confini tra il fuori e il dentro, ciò che ci è utile e ciò che non lo è.

Ma non basta.

Mentre impari ad ascoltare te stessa, a riconoscere bisogni e paure, valori e credenze, dovrai imparare ad ascoltare gli altri, per acquisire consapevolezza e imparare a tradurla in qualcosa di utile per loro.

L’ascolto e la capacità di sintonizzarsi sul prossimo hanno un valore fondamentale nel processo di apprendimento alla comunicazione (e di marketing) e mi piace cosa scrive in proposito il sociologo Mike Featherstone:

La marca può riacquistare un ruolo se ascolta, non se parla.

Anche per la marca l’ascolto è un’arte e una scienza per coltivare relazioni in una società  di individui sempre più connessi e e attivi.

La comunicazione deve coprire il last mile del marketing: la connessione.

Nei miei percorsi di personal branding inserisco spesso esperienze di meditazione che sono utili esercizi di silenzio interiore.

In quegli istanti si impara ad acquietare la mente e ad abbassare il chiacchiericcio esterno e quindi ci si dispone con una attitudine aperta e accogliente ai messaggi che arrivano dall’esterno.
Per farlo può essere utile camminare in Natura.
Del resto la scuola peripatetica non l’ho inventata io, non farmi dire l’ovvio.

Camminare serve a spostare i pensieri, a muoverli, a cambiare punto di vista.

Farlo in silenzio aiuta la concentrazione e promuove la nascita di nuove connessioni.

Di connessione si parla anche nel  neuromarketing e alla base di tutto c’è un semplice assunto: per essere ascoltati bisogna essere creduti.

Per essere creduti, aggiungo io, bisogna essere genuini, credibili e quindi bisogna sapersi.

In questa ottica si capisce bene che il silenzio e l’ascolto servono sia per imparare a conoscere i propri contenuti che per comprendere quelli altrui.

Dalla nostra capacità di mescolare il tutto, passa l’efficacia di una comunicazione capace di passare al severo vaglio di chi ci legge.

Il consumer che si è fatto prosumer, ha  di fatto alzato l’asticella delle sue aspettative ed è consapevole del valore del suo tempo oltre che delle sue risorse che sceglie di impiegare in modo sempre più consapevole e selettivo.

Se per sapersi e ascoltarsi sono utili le esperienze in natura e le meditazioni in silenzio, per ascoltare in modo efficace gli altri impareremo ad andare alla ricerca del  consumer insight.

L’assunto è che la comunicazione è più persuasiva se è basata su una scoperta, su un approfondimento che riguarda il consumatore. Un isight, un comportamento, un’opinione, una credenza, un fatto largamente partecipato dal pubblico che permetta di drammatizzare la promessa della copy strategy.

Marco Lambardi

Ma il viaggio è lungo, conviene prenderlo per tappe, per non rischiare di affollare la mente anziché trovare nuovi spazi di pensiero.

Per oggi ti lascio con un suggerimento da aggiungere a quelli che ci siamo scambiati:

trova venti minuti al giorno per te stessa.
Stacca cellulare, citofono e televisione.
Sdraiati in un posto che per te è confortevole e inizia a respirare profondamente.
Fai in modo che tu senta l’aria che entra e che esce, chiudi gli occhi e stai in contatto con le sensazioni che il tuo corpo ti restituisce.
I pensieri saltelleranno allegramente da una parte all’altra della tua testa: non opporre resistenza, lasciali scorrere e stai concentrata sul momento, sul tuo respiro, sul tuo corpo.
Se ti capita di avere intuizioni, sensazioni o immagini da voler riportare sul tuo quaderno privatissimo fallo.
Poi magari beviti una tisana: una carezza fa sempre bene.

Buon ascolto.