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Mi hanno chiamato a parlare della rete, della mia esperienza in rete al Master in Marketing Management dei Servizi Turistici diretto dal Prof. Amedeo Maizza, alla facoltà di Economia di Lecce e la cosa buffa è che è stata la rete a creare questa opportunità di scambio.
Si, la rete, le relazioni, gli scambi, i contatti che, ti prego, smettila di chiamare virtuali, nascono grazie a questa tecnologia.

E’ stato Pasquale Stefanizzi, contatto che fino a pochi giorni fa per me era un avatar su FB corredato da frasi gentili e modi garbati a scrivermi,  molti mesi fa.
Pasquale ha creduto in me, per quell’oscura forza che ammanta le persone, non importa che tu le conosca o meno, perché la forza è energia e l’energia collega o respinge (ricordi come si comportano le calamite?

Mica siamo poi tanto diversi).

 

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Dunque, dicevo, senza (lo giuro) realizzare gran che il perché, mi sono ritrovata dentro a una classe di circa 15 corsisti che da novembre frequentano con continuità, partecipazione e impegno un  Master che a mio avviso ha nell’interdisciplinarietà e nel grande impegno degli organizzatori il suo grande pregio.
Un volo (anzi due: ho fatto scalo a Roma) perfetto e un filo di emozione mi hanno riportata dopo anni a Lecce dove, ho scoperto, si beve un caffè con ghiaccio e latte di mandorla che nel mentre senti gli angeli che cantano.

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Finalmente ho conosciuto Federica Cavallo, la tutor del Master che ha curato ogni dettaglio del mio viaggio e con cui ho passato ore liete, in serata, scoprendo che molti sono gli elementi che accomunano il Salento all’Elba, fantasticando su possibili collegamenti e scambi (devo dire che in materia pure Lea Iaia, la collega di Federica, ha fatto la sua parte ipotizzando piatti “tipici” frutto del meticciato culturale: mai sentito parlare di orecchiette al cacciucco? ecco, prossimamente potrebbe accaderti).

Insomma, un’accoglienza degna di una regina, fatta di calore umano, voglia di mettersi in gioco, di conoscersi e di imparare gli uni dagli altri, che in classe si è arricchita del racconto dei corsisti, avidi di storie, prodighi di sorrisi e partecipazione emotiva, voglia di raccontarsi e di conoscere, di imparare “sporcandosi le mani” con il fare.

Due giorni ma un totale di 26 ore, una manciata di contatti, troppi abbracci che avrei voluto dare, a dispetto del contatto fugace, e poi loro, i ragazzi, i loro sogni nel cassetto, quella voglia di sbaragliare, di farcela, di mettersi in gioco, credendoci, di ricominciare come e meglio di prima.

L’incertezza, che tutto ammanta, è stata la nostra fedele compagna di lezione, ma le hanno fatto compagnia la passione, il coraggio, il desiderio di mettere in condivisione sapere ed esperienze, in una ricetta che, come un pasticciotto leccese, non ha mancato di lasciare un lungo ricordo di dolcezza in bocca.
Sono tanti i nomi, troppi e sicuramente non sufficienti perché io riesca a chiamare per nome, uno per uno, gli attori, i protagonisti veri di questa esperienza che spero di ripetere e di continuare a coltivare.
Sicuramente senza l’intuizione di Pasquale, la cordiale apertura del Prof Maizza, le premure di Federica e l’accoglienza di Lea, questa storia non l’avrei scritta.

Quanto basta per avere un tam tam di gratitudine nel petto e quella voglia irresistibile di continuare il viaggio..

Grazie, cento, mille volte grazie e… a presto 🙂

 

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