Tornare a parlare la lingua di Natura, lasciando che questa ci guarisca dal senso di isolamento e di individualismo che attanaglia i nostri giorni, è secondo me un lento viaggio dentro noi stessi, tra gli antenati, i segni e i sogni di un inconscio collettivo saldamente radicato in natura.

Le immersioni sensoriali, o bagni di foresta, sono senz’altro una valida pratica che ci sostiene nel processo di “tornare a casa”, allo stesso tempo credo sia importante riappropriarci di saggezze dimenticate, connesse alla capacità di leggere il visibile e l’invisibile come parte di un’unica realtà che parla di relazioni e scambi, confini che si fanno labili, cause e condizioni che co-creano l’esistente incessantemente.

Per farlo, personalmente trovo utile riscoprire la saggezza degli antichi, dei popoli che, vivendo a stretto contatto con la natura, le stagioni e i suoi cicli, hanno elaborato un complesso di conoscenze spesso basate su principi analogici (come in alto così in basso) per spiegarsi l’inspiegabile.

Scelgo quindi la via dell’ispirazione poetica, trovando nei boschi, nelle valli e nelle fonti, Muse inesauribili e Maestri ineguabliabili.

A tal proposito, trovo interessante notare che il culto delle “Muse”, il cui nome deriva dalla radice mont, “montagna”, è giunto sull’Eliconia in età eroica.

Le Muse in origine erano tre: Meditazione, Memoria e Canto e facevano riferimento alla donna nel suo triplice aspetto divino di incantatrice del poeta, l’unico tema del suo canto. Una donna espressione della Grande Dea nella sua veste poetica e incantatoria.

Una qualità Triplice, quella della Dea, intesa come Signora dell’Oltretomba (nascita, morte e procreazione), della Terra (era lei che dava vita alle piante e agli alberi e che regnava sulle creature viventi) e del Cielo (collegata alle tre fasi lunari: piena, calante e nuova). Una natura triplice personificazione della donna primitiva, creatrice e distruttrice.

Il potere attribuito alla Dea nel corso dei secoli ha subito trasformazioni e una progressiva riduzione, che però non ne decreterà la scomparsa: ne è riprova il fatto che nella poesia Medioevale la Vergine Maria è associata alla Musa e al Calderone di Cerridwen.

Sembra esserci dunque un legame stretto tra poesia, ispirazione e natura, e questa unione è ulteriormente sigillata nella poesia medioevale irlandese che identifica apertamente Maria con la dea della poesia Brigid.

Come dea, Brigid era stata a sua volta una triplice: la Brigid della poesia, la Brigid dell’arte medica e la Brigid dell’arte dei metalli ed esercitava i suoi poteri terapeutici mediante incantesimi poetici nei pressi di pozzi sacri.

E’ la triplice dea, Signora del Fuoco e protettrice delle Sorgenti, che illumina i poeti, gli artigiani e i guaritori.  

Come divinità solare i suoi attributi sono la Luce, l’ispirazione e tutte le abilità associate al Fuoco.

Le sue connessioni con la guarigione la collegano anche all’acqua, così come il suo Calderone dell’ispirazione e molte sorgenti e pozzi sono a lei consacrati. Spesso è stata associata anche alla Dama del Lago, colei che consegnò la spada Excalibur a Re Artù. 

Brigid è portatrice del fuoco trasformativo della purificazione, è la protettrice della casa e del focolare domestico. 

Il fuoco di Brigid è fonte di ispirazione e dispensatore di vita e si manifesta come forza vitale primaverile che parte dal centro della terra per arrivare ai semi, alle radici e ai germogli, risvegliando le forze assopite delle profondità e giungendo come sorgente di nuove idee.

Brigid o Birgit, è sicuramente una delle Dee più amate nel mondo celtico, colei che simboleggia al meglio il tempo di Imbolc (indicativamente il periodo dal 31 gennaio al 2 febbraio) che si riteneva segnasse il rinascere dell’anno e che era uno dei 4 giorni di “mezzo trimestre” in cui le streghe britanniche celebravano i loro sabba, insieme a Calendimaggio, Lammas e All Hallowe’en.

Interessante notare come nell’alfabeto arboreo Beth-Luis-Nion, il periodo in cui si festeggia la Dea Birgit è quello del sorbo selvatico, il secondo albero dell’alfabeto che inzia non a caso il 24 dicembre, nel giorno in cui la luce torna a “vincere” pian piano sulle tenebre.

Il sorbo selvatico (albero della vita), altrimenti noto come sorbo degli uccellatori o frassino rosso di montagna, è l’albero più usato nelle Isola britanniche come protezione contro i fulmini e le stregonerie in genere ma sopratutto è l’albero del ritorno alla vita e del risveglio, intimamente legato alla festa di Candelora, cui in epoca cristiana si equiparò Imbolc.

Si noterà dunque come celebrazioni, riti e usanze antiche fossero indissolubilmente legati ai cicli di natura, quasi a propiziarne l’arrivo e a stabilire un proficuo e sempre vivo legame tra uomini e natura.

A mio avviso quindi il processo ecoterapeutico, che vede nei bagni di foresta una pratica di grande beneficio, affonda le sue radici oltre che in visioni animistiche, di cui vi parlerò diffusamente, nella triplice ispirazione che proprio in natura possiamo ricevere.

Un’ispirazione che, come ci insegnano le Muse, affonda le sue radici nella meditazione, ossia nella capacità di acquietare la mente aprendosi a uno spazio di ascolto interiore, nella memoria, dunque nella necessità di riappropriarsi di saggezze e saperi antichi, testimonianza di un’antica alleanza tra uomo e natura, e infine nel canto, inteso come forma di espressione pura, primigenia, immediata: vibrazione che apre, scioglie, sblocca, lascia fluire.

Dedicherò il mese di febbraio a tutta una serie di bagni di foresta di purificazione, a partire dal 14 febbraio, che anticamente corrispondeva al giorno in cui si celebravano i Lupercalia.

Se ti interessa conoscere la data dei miei prossimi incontri in natura, visita il calendario eventi.

Per approfondimenti:

Robert Graves “La Dea bianca”

James G. Frazer “Il ramo d’oro”

Andy McGeeney “With Nature in Mind”

Yoshifumi Miyazaki “Shinrin-yoku”