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Ci dimentichiamo di vivere ma poi, ecco: ecco qualcuno che ci ricorda come si fa.

“Quattro etti d’Amore” Chiara Gamberale

Quando ti accorgi che tua figlia è cresciuta, che ha cioè varcato quella soglia liquida che separa l’infanzia dall’adolescenza? Quando? Ce lo spiegano nel reparto maternità? E’scritto in quei 150 libri e nelle sterminate rubriche per neo mamme che siamo brave a divorare nei nove mesi in cui la pancia e i pensieri si allargano?

Ci sono corsi di preparazione al parto ma non ci sono corsi di preparazione al volo (di tua figlia) e finisce sempre che la giovane ti prende di sprovvista, quasi alle spalle, perché un giorno, non sai come, senti che è pronta. E’ sulla rampa di lancio: gli occhi pieni di emozione, fame d’amore e di esperienze, guardano dritto in faccia al futuro (una condizione che noi grandi, a un certo punto, perdiamo un po’ di vista e non so come iniziamo a badare di più al qui e ora, quasi che il futuro ci spaventasse – sai com’è a suon di prendere botte si diventa prudenti) e tutto profuma di scoperta e meraviglia.

Quando accade, eh?

Qualcuno me lo sa dire?

C’è un giorno preposto ai voli? Coincide con l’arrivo del ciclo? Con la volta che spiazzata ti trovi a doverle comprare il primo reggiseno? O forse con le mille volte in cui di soppiatto è uscita di casa con indosso qualcosa di tuo? O magari quando la domenica pomeriggio di un giorno qualunque, per uscire le labbra le si velano di un sottile e lucido brilluccichio (l’ennesimo furto in bagno, maledizione!).

La verità, la stupefacente e meravigliosa verità, è che non ci sono regole, non ci sono preavvisi e qualunque sforzo tu sia in grado di fare, arriverai sempre impreparata sulla soglia di quel passaggio così delicato, meraviglioso, fisiologico e improrogabile.

Non ci sono appelli né tanto meno scuse: quando Lei è pronta, tu la puoi solo assecondare, seguire con lo sguardo (e il cuore) augurarti che quanto hai seminato un giorno, per sbaglio, germogli in un angolo di lei e le dia la forza di attraversare anche le zone d’ombra che incontrerà e che tu non potrai evitarle.

Sono ore, giorni, settimane fragili: vedi il corpo che cambia, annusi la volubilità delle sue emozioni, intuisci la creazione di nuovi mondi tra le nuvole dei suoi paesaggi immaginari e puoi solo farti piccola, discreta, attenta sì, ma con garbo perché il suo universo in progress è fragile e ballerino, chiede tutto il tuo rispetto. Sono momenti in cui è la fiducia a guidarti, perché in quella hai sempre investito fin da quando era piccola. La fiducia che tutto torni centuplicato. Che il bene chiami bene.

Dorme ancora. Si è fatta lunga in quel letto da bambina ma quando chiude gli occhi la vedo ancora infagottata al mio petto, avida di calore e di amore. Sorrido. La casa è silenziosa quando non la dipinge dei suoi colori.

Bisognava dirglielo.
«Sono vecchia, Peter. Ho già molto più di vent’anni. È tanto tempo che son cresciuta.»
«Mi avevi promesso di non crescere!»
«Non ho potuto farne a meno. E sono maritata, Peter.» «Non è vero.»
Ma poi pensò che fosse vero; e fece qualche passo verso la bambina, con la spada levata.
Ma naturalmente non colpì. Invece si lasciò cadere sul pavimento e pianse; e Wendy non seppe
come consolarlo, mentre una volta l’avrebbe fatto così facilmente.
Era soltanto una donna, ora.

James Matthew Barrie, Peter e Wendy 

Poi penso che oggi è il giorno di Befana che altro non celebra se non un’apparizione, una rivelazione che a me è arrivata proprio stanotte, mentre bagnavo il cuscino di lacrime e dentro di me si agitavano tutte le varianti emotive che potete immaginare (dalla paura alla gioia, dalla nostalgia alla meraviglia) perché si, ieri sera non ho più visto in mia figlia una bambina ma una giovane, curiosa ragazzina.

Fuori c’è il sole e uno spicchio di luce batte proprio in un angolo di balcone.

Mi preparo un caffè: amo berlo alla luce del sole e stare un po’ con me.