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Questo post si scriverà da solo.
Lo so.
Lo sento.
Tutta notte che mi frulla in testa ma ero troppo stanca ieri sera per farlo.

Marciana, un paese cui voglio bene

Il mio primo approdo sull’isola. Un porto sicuro, fatto di grovigli di strade, discese nascoste tra i sassi delle case, viuzze affollate di ortensie, botteghe artigianali che mantengono viva con passione e senz’altro fatica la storia del borgo.

Un paese che non ti aspetti, abbarbicato alle pendici del Monte Capanne, con una vista mozzafiato sull’amato mare, eppure circondato da boschi di castagno, profumo di sottobosco umido in autunno e di acacia in fiore d’estate.

Un borgo che ogni giovedì sera  accoglie i viandanti con uno spettacolo itinerante per le strade del paese  che prende per mano con garbo, ironia e una buona dose di pittoresca audacia a km zero, chi si avventuri per le stradine antiche.

Infatti 800 (così si chiama lo spettacolo che coinvolge buona parte degli abitanti del paese, tutti rigorosamente vestiti in abiti ottocenteschi, appunto) prende spunto  dai dispacci che Napoleone mandava ai suoi generali per organizzare l’isola  (tratti dal libro “Napoleone da vicino” di Aulo Gasparri e arricchiti dall’esperienza di Gloria Peria, responsabile degli archivi storici dell’isola) e imbastisce un rocambolesco e avventuroso giro nel cuore del borgo alla ricerca di un alloggio per il gruppo di visitatori che segue divertito i due ciceroni Genoveffa e Giuliano (soprannominato “braghette”) .

In un crescendo di emozioni, attratti dalla storia e dagli incontri pittoreschi che per le vie del borgo si susseguono, si scoprono angoli di incredibile fascino, porticati illuminati dalle candele, viuzze affollate di ortensie che profumano dei panni stesi che sventolano quieti sulle teste dei viandanti e su tutto, si respira l’amore dei paesani che si prestano con ironia ed entusiasmo a una rappresentazione che nulla ha da invidiare a quelle delle compagnie degli artisti di strada.

Un modo assolutamente nuovo e affascinante di conoscere i costumi del paese, di intravederne i palazzi antichi, i soffitti affrescati, i balconi che guardano ora il mare ora i monti e di sentirsi parte di un racconto che abbraccia visitatori e abitanti, che affratella, unisce, fa sentire “parte di” piuttosto che turista di passaggio o, nella peggiore delle ipotesi,  quasi inopportuno invasore di spazi quieti.

Un modo incredibilmente efficace di proporre un paese, di raccontarlo entrando nella storia, che meriterebbe a mio avviso di essere segnalato come uno degli eventi di intrattenimento culturale più importanti della stagione e che mi auguro possa proseguire negli anni a venire e magari contagiare altri borghi nell’approccio esperienziale e interattivo.

Perché se c’è una fortuna sull’isola, è che i suoi abitanti sono visceralmente innamorati dei propri paesi: un’esperienza simile potrebbe trasformare questo sentimento in una opportunità di fruizione nuova, diversa, coinvolgente e, diciamolo, emozionante a patto che ognuno esplori e trovi la propria frequenza, il tratto distintivo che lo rende unico e diverso.

A Marciana ci sono senz’altro riusciti e io, che al paese  con la testa tra i castagni voglio un gran bene, posso solo rallegrarmene.

N’est pas??