Cinque minuti.

Mi ci sono voluti cinque minuti per vederla illuminarsi, sorridere, farmi una mezza carezza un filo imbarazzata e sparire dietro la porta di camera sua.

Stavo finendo di sistemare alcuni video che ho selezionato per la mia lezione di giovedì, quando ho sentito che uno in particolare volevo che lo vedesse mia figlia.

L’ho chiamata sul divano e ho schiacciato il tasto di avvio.

Il resto lo hanno fatto le immagini, le parole che specie a una ragazzina che si affaccia ora all’adolescenza e che si misura con stereotipi, modelli di bellezza inarrivabili e stupidamente improbabili perché lontani mille miglia dal possibile,  arrivano dritte al cuore.

Man mano che Irene guardava il video, la sua schiena  si faceva sempre più eretta, il mento le si sollevava, le orecchie si staccavano dalle spalle e quel viso, in cui giocano lentiggini, si  illuminava della sua luce, si, quella sua di lei, che le è propria, che la rende speciale, unica, diversa da tutte le altre.

Ne è seguito un breve e denso silenzio, il tempo necessario perché potesse riorganizzare quell’emozione improvvisa che però è sopravvissuta  nei suoi occhi  come la scia luminosa di  una cometa che accende  un cielo notturno.

cinque minuti, prendetevi cinque minuti e se avete una ragazzina in casa, guardate questo video con lei e fate caso alla sua reazione.

Bastano cinque minuti, credetemi.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=9rCwx9qHkKA&w=420&h=315]