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Perché non siete capaci di riconoscere le cose belle quando le avete, voi siete quel tipo di persone che trovano meraviglioso e perfetto solo quello che hanno già vissuto, quello che non c’è più.

Chiara Gamberale

Per una che, come me, scrive in modo compulsivo e  scapestrato, scrivere con una scadenza è un bell’impegno.

Un po’ come irregimentare delle acque in un letto di fiume, garantendone un flusso costante, salutando i periodi di secca come quelli di abbondanza. E’ un esercizio di disciplina, di misura, di ascolto.

Oggi dedico al mio ascolto 10 minuti, sulla scia di una lettura che vi consiglio (“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale).

Dieci minuti per pensare all’insieme di situazioni che mi ha portata qua oggi.

Dieci minuti per riflettere e per ringraziare Claudia Lanzoni che per prima ha creduto nella possibilità che io potessi onorare un impegno stimolante e costruttivo, come quello che per me è la cura settimanale di questa rubrica e che per prima ha lanciato l’idea.

Dieci minuti per ricordare le prime chiacchiere con Sergio Rossi, che subito ha accolto con entusiasmo (e magari una buona dose di follia) l’idea di questo mio piccolo spazio e dieci minuti per tutti i sabato mattina che iniziano con il buongiorno di Tatiana e per tutti i confronti e gli scambi che ho con lei,  rigorosamente all’alba (condividiamo una certa attitudine mattiniera e ci accomuna un certo affievolimento esistenziale dopo le 21.00).

Dieci minuti perché sono orgogliosa che Elbareport abbia deciso di dotarsi di una fan page su Facebook, al posto di un profilo personale, scegliendo la via della comunicazione fatta con i giusti strumenti, mostrando desiderio di crescita e buona disposizione d’animo.

Dieci minuti per le riflessioni di Cecilia e del suo scoglio visto da lontano, che è sempre molto vicino al mio sentire e dieci minuti per godere del profumo delle ricette di Walter, che parlano di territorio e di voglia di crescerci dentro.

Dieci minuti, per non sprecare una preziosa occasione di gratitudine, per cercare di focalizzare l’attenzione sul senso della collaborazione che sto portando avanti in questo spazio, che mi sta facendo conoscere molte persone (e mi ha fatto vivere l’emozione di andare al palazzetto domenica scorsa e di essere riconosciuta come “quella che scrive su Elbareport”: queste si che sono gioie).

Dieci minuti, perché lo stesso tempo che impieghiamo a lamentarci e a vedere le cose da un punto di vista negativo, lo possiamo impiegare per guardare alla stessa realtà con atteggiamento propositivo, mescolato a gratitudine e rispetto per le tante persone che, senza che ce ne ricordiamo mai abbastanza, ci danno l’opportunità di crescere e di sperare che anche qui, in una lontana periferia del mondo, forse proprio in virtù di questo, un cambiamento è possibile attraverso l’impegno quotidiano di ognuno di noi.

Dieci minuti di tempo è quanto ho chiesto ai miei alunni del corso di storytelling  per risvegliare l’esploratore del mondo che è in tutti noi, imparare a riconoscerlo e a dargli ascolto per affinare uno sguardo diverso sulla nostra realtà e imparare a raccontarla con originalità. Dieci minuti, quindi, per fare qualcosa di “normalissimo” ma con un approccio diversissimo, cioè attento, focalizzato, presente, per nulla incline a “dare per scontato” alcunchè.

E voi, ce li avete dieci minuti? Volete provare a imparare a raccontare i vostri dieci minuti vissuti consapevolmente?

Dieci minuti, insomma,  per riconoscere le cose belle, mentre le abbiamo, senza aspettare di perderle.

Vi aspetto 🙂