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Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. […] Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

Costantino Kavafis

Manco da un po’, lo so.

So anche che sto contravvenendo tutte le regole del bon ton di una qualsiasi  content strategy che si rispetti  ma io al calendario editoriale mi ribello da sempre, figuriamoci ora che mi porto addosso i segni di un meraviglioso viaggio che mi ha aperto finestre su un’umanità che non credevo, che non mi aspettavo, che ha molto da insegnarmi.

Insomma sono testarda e faccio come mi pare: un pessimo esempio per chiunque (tu che segui i miei corsi fai meglio, mi raccomando!)

Convivo con i momenti di piena così come con quelli più scarsi, durante i quali le parole temporeggiano e si fanno desiderare. Ci convivo perché questa sono io e non è lo snaturarmi la mia via: semmai lo è il cercare il punto di equilibrio (mobile) tra il dover fare e l’essere. Dopo lungo ascoltarmi ho capito che non ti racconterò del mio viaggio, che resta un percorso intimo e personale e che continua a muoversi dentro di me.

Non lo faccio perché molti e migliori di me sono i travel blogger disposti e capaci di farlo. Ti indicheranno il locale migliore, le esperienze imprendibili, gli osti gentili, i templi meravigliosi e tutte le emozioni che hanno vissuto.

Ma io in viaggio ho capito che non sono questo, anche se ho coltivato il personale piacere di tenere un taccuino (che porto sempre con me in realtà) sul quale ho fermato giorni, volti, emozioni, dubbi, tristezze e gioie improvvise.

Curioso, è più facile per me dirti quello che non sono, anziché spiegarti su due piedi quello che sono ma credo che faccia parte del percorso di costruzione della propria identità (non fare il sornione, lo so anche io che non ho  più vent’anni ma siamo tutti meravigliosamente dei cantieri a cielo – e cuore – aperto, per cui in realtà non si finisce mai di lavorare al progetto di sé).

In pratica non sono capace di raccontarti cosa ho visto e cosa ho fatto, anche se fino a poco tempo fa non avrei avuto esitazione, perché la mia comunicazione si sta facendo più intima e privata. Il mio viaggio servirà però a livello di esperienza personale che spero di poter portare nei miei corsi, perché ho toccato con mano il valore dello “storyselling” e di molte altre pratiche di cui vado raccontando ma che viaggiando ho potuto provare sulla mia pelle.

Il punto è che in questo diluvio quotidiano di parole, inizio a chiedermi cosa davvero valga la pena di condividere e cosa invece sia destinato a un utilizzo più privato e personale. Credo che la comunicazione se possibile dovrebbe aggiungere valore, contribuire, aiutare, confortare, informare (a seconda dei contesti) e che per farlo oggi si debba fare molta tara. Nell’ingorgo quotidiano del vociare collettivo, si rischia di rimanere disorientati dal tanto e può risultare meno semplice del previsto orientarsi, trovare il proprio filo di Arianna, intuire la propria strada, capire chi dice cosa e soprattutto se quel qualcosa ci serve, ci aiuta: in una parola se è utile per noi.

Anche con questo spirito riprenderà un nuovo ciclo di personal storybranding a Marzo: tre incontri da tre ore ciascuno, per mettere a fuoco strategie ma soprattutto talenti sui quali contare per percorrere la nostra strada con un pizzico di consapevolezza (e fiducia) in più.

Ti sembrerà strano ma non si tratta di un refuso: parleremo proprio di personal StoryBranding (che non è Storytelling ma neanche Personal Branding) perché una volta intuito il nostro talento, dovremo capire come meglio raccontarlo perché raggiunga le persone alle quali può’ essere utile. Primo indizio (le date che dovresti segnarti) 16, 18 e 25 Marzo: a breve ti dico anche dove e come, fidati 🙂

Ps: Sai che a Pasqua farò la mia prima esperienza di personal storybranding su misura per una talentuosa blogger di Torino? Insomma, un esperimento a cavallo tra formazione e promozione territoriale. Ti piacerebbe unire utile e dilettevole programmando una vacanza all’Elba e abbinandoci un percorso di formazione? Pensaci: avremo tempo di parlarne.

A prestissimo