Le newsletter sono lettere d'amore

Riscopriamo il piacere di scrivere lettere (d’amore)

Penso ci sia maratona e maratona: quella di ieri, al centro culturale De Laugier, nel cuore del pittoresco centro storico di Portoferraio, è stata una vera e propria Maratona Social.

Sette ore di scambi, parole, punti vista, dati, stimoli e suggestioni: lo so, lo sai, sono tornata a casa davvero ubriaca di parole e visi. Ho visto molti volti, noti e non, nella saletta Mazzei del bellissimo ex Convento S. Salvatore, e tutti mi hanno ricordato quanta sete di chiarezza ci sia  attorno al mondo del Social Media Marketing.

Questa sete di chiarezza sveglia un me una urgenza di parole miste a fatti, uniti dall’unico intento di portare ristoro a chi, comune mortale proprio come me, si trovi spesso spiazzato e confuso da un mondo che troppo spesso, anziché semplificare e aiutare, si veste di troppo tecnicismo (o presunto tale). Tutto questo “sapere” diventa appannaggio di sedicenti espertoni del settore (si, quelli #smart, quelli #fighi: i detentori ultimi del Social sapere, che vivono nell’Olimpo del Klout) con buona pace della condivisione e del #farerete (non sempre, si intende: conosco persone braverrime che fanno un ottimo lavoro di diffusione e condivisione del sapere, eh).

Non so se io riesca nell’intento, perché so bene che l’intento si ammanta di epico ma ci provo ogni volta. Le ore a disposizione normalmente sono poche e spesso, molto spesso, mi rendo conto di quanto io non sappia e abbia da imparare, ragione per cui finisce che sono io quella che impara, e tanto, durante i corsi di formazione. Ma tralasciando per un attimo il mio mai pago senso di inadeguatezza e desiderio di crescita, è alla ragione d’essere di un caso che tanto casuale non mi appare che faccio appello oggi.

Dai, non fare così: so bene di averne scritto a profusione ma non è colpa mia se questo mi perseguita 😉

Ebbene, nel torrente di informazioni e temi trattati ieri a lezione, ci siamo ricavati spazio per parlare di newsletter.

Non so come la pensi tu ma io, che rischio d’essere impopolare,  penso siano uno strumento meraviglioso e largamente sottovalutato.

Un motivo come sempre c’è e risiede nel fatto che abbiamo dimenticato cosa siano e a cosa servano. Questo fa si che troppo spesso l’email marketing diventi un modo invasivo e poco produttivo dal mio punto di vista (tu sapessi quante ne cestino al giorno senza aprirle) di comunicare.

Promozioni strillate, inni al prendi tre e paghi due, sconti gridati con colori squillanti e ancora rumorosi proclami dal sapore vagamente egoico affollano le nostre caselle di posta elettronica che somigliano, né più né meno, a quelle di posta “cartacea”. La fine è sempre la stessa: cestiniamo (con il solo grande vantaggio che qualche albero tira un respiro di sollievo nel caso delle email).

E allora? Perché credere ancora nell’email marketing e investirci tempo e risorse nei miei corsi?

Perché sono straordinarie, intime opportunità di scambio che le persone, nell’affidarsi a noi regalandoci la preziosa opportunità di scrivere loro, ci danno.

Allora torniamo a dare veramente valore a questa non comune attribuzione di fiducia. Come? Regalando il nostro tempo e le nostre energie al pensare lettere d’amore per i nostri contatti. Si, d’Amore, perché se ancora sei confuso, ti ribadisco che è quello che muove il mondo e pure gli scambi economici.

Abbiamo fame di attenzione e cura, non di oggetti o beni di consumo vari. Allora regaliamola questa benedetta cura ai nostri contatti, facciamo percepire loro che sono preziosi, che teniamo davvero a loro (perché guarda che senza i nostri contatti noi chi saremmo? se la meritano davvero e tanto).

Quindi io ieri a lezione ho parlato di questo, del grande margine di crescita che un email marketing “personacentrico” potrebbe regalare alla nostra attività e che cosa succede? che rientro a casa e trovo un regalo di Alessandra Farabegoli (lo racconta qui, io non sono brava come lei a spiegartelo).

Ora, tu sei libero come sempre di pensarla come vuoi ma io oggi festeggio un caso che tanto a caso non viene, ecco.