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Oggi è un gran giorno per Matera e sono molte le persone che stanno sostenendo la sua candidatura a Capitale Europea della Cultura.

Io sto con Matera non solo perché mi è entrata nel cuore qualche settimana fa, in occasione della mia visita lampo a Casa Netural. Io sostengo Matera, perché sono convinta che si riparta dalle periferie, dalle zone meno popolate, nelle quali, proprio in virtù di ciò, si è conservato un tessuto culturale e sociale pressoché intatto.

In questi luoghi, si coltiva ancora l’abitudine di guardarsi negli occhi, di scambiarsi parole e tempo, bellezza e silenzio, vuoto e pieno.

A Matera non bisogna necessariamente parlare per avvertire che tutto ciò che serve è proprio lì, sotto gli occhi stupefatti di chi, come me, la vede la prima volta ma anche di chi, come le molte persone che ho incontrato, la vive e la ama (non importa se da un anno o da una vita).

Io credo che la Cultura sia strettamente legata al vissuto delle persone e alla loro capacità di tramandarla, con il racconto, l’esperienza, la condivisione, il “fare” e sono per questo felice di sapere della candidatura di Matera che sostengo con forza proprio perché tra i sassi ho compreso che là dove per molti la strada finisce, per alcuni inizia (e riesce a fare scuola).

A Matera parlano i volti degli anziani nei vicinati, il profumo dei panni stesi, il sapore di un tempo che qua scorre lento e cadenza con i suoi piccoli passi le relazioni e gli scambi, che a tavola si rafforzano, quasi si celebrano, con un antico rito che mescola convivialità e arte dell’accoglienza che altro non è che Cultura.

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