La crisi globale è, nella sua essenza, una crisi di percezione. Non può esistere nessuna soluzione tecnologica, ma solo una svolta nel nostro modo di percepire noi stessi e la relazione con la terra.

– Joanna Macy

Viviamo su un pianeta che non è il mero contenitore delle nostre esperienze di vita ma è piuttosto l’estensione del nostro corpo fisico.

Iniziare a realizzarlo, significa mettere le basi per un profondo cambio di prospettiva e tornare ad abitare la Terra in modo responsabile, rispettoso, in armonia con ritmi e stagioni.

Ciò che siamo inviati a realizzare con crescente urgenza, è che la nostra esperienza di dolore per il nostro mondo nasce dalla nostra interconnessione con tutti gli esseri – compresi gli umani di tutte le culture – da cui derivano anche i nostri poteri di agire per loro conto. Il loro dolore è il nostro e viceversa: tutto ci riguarda e tutto chiede (grida) di essere visto.

Quando neghiamo o reprimiamo il nostro dolore per il mondo o lo consideriamo come una patologia privata, il nostro potere di prendere parte alla guarigione del nostro mondo diminuisce.

La nostra capacità di rispondere alla nostra e alla altrui sofferenza, può essere sbloccata.

Lo sblocco si verifica quando il nostro dolore per il mondo non è solo validato intellettualmente, ma anche sperimentato ed espresso nel corpo, nel cuore e nell’anima.

Le informazioni cognitive sulle crisi sociali ed ecologiche che affrontiamo sono generalmente insufficienti per mobilitarci.

Solo quando ci permettiamo di provare i nostri sentimenti di dolore per il nostro mondo, possiamo liberarci dalle nostre paure del dolore – inclusa la paura di rimanere permanentemente impantanati nella disperazione o distrutti dal dolore.

Solo allora possiamo scoprire il carattere fluido e dinamico dei sentimenti e rivelare a livello viscerale la nostra reciproca appartenenza alla rete della vita, liberandoci per agire sulla nostra autorità morale.

Quando ci riconnettiamo con la vita, sopportando volontariamente il nostro dolore per essa, la mente recupera la sua chiarezza naturale.

L’esperienza di riconnessione con la comunità terrestre, umana e non umana, e quindi con l’intima interconnessione di tutte le cose del Mondo, suscita il desiderio di agire per suo conto.

Mentre sperimentiamo il nostro desiderio essenziale per il benessere di tutti gli esseri, i poteri di auto-guarigione della Terra si risvegliano dentro di noi.

 I passi che facciamo possono essere modesti, ma dovrebbero sempre comportare un certo rischio per il nostro benessere mentale e sociale. Dovrebbero consentirci di non rimanere intrappolati in vecchi limiti “sicuri”.per aprirci la strada a nuove, significative esplorazioni capaci di aprirci a nuove (urgenti) soluzioni.