life coaching

Qualche tempo fa ci siamo lasciate con una promessa: che sarei tornata a raccontarti di scrittura e più in generale a spiegarti più nel dettaglio cosa faccio, mentre accompagno le persone in un percorso di consapevolezza digitale.

Nelle esperienze di digital coaching che propongo, la scrittura ha un ruolo importante perché è un veicolo con il quale dico ai miei clienti implicitamente “show, dont’t tell”.

In questa accezione l’esercizio di scrittura mi serve per fare in modo che si ristabilisca un contatto sensoriale a tutto tondo tra lo scrivente e i suoi pensieri.

Comunicare, si sa, è un processo di astrazione lungo il quale perdiamo pezzi  di noi.

Cancelliamo, distorciamo,  generalizziamo la realtà e in molti casi restringiamo la nostra mappa percettiva fino a crearci motivi di malessere che ci fanno supporre di essere carenti in risorse.

In realtà siamo esseri prodigiosi, in grado di affrontare le evenienze e di attingere a un bagaglio di potenzialità solo parzialmente esplorato. Però c’è un però (non me ne vogliano i programmatori neurolinguistici): il nostro sistema di archiviazione è poco attendibile, o meglio è estremamente sensibile e umorale.

La memoria taglia e cuce, seleziona, trattiene quello che in quel determinato momento ritiene opportuno e  si lascia influenzare moltissimo dai nostri stati d’animo.

Questo implica che per entrare in contatto con i nostri contenuti e farne un uso consapevole anche in chiave comunicativa, dovremo essere abili pescatori, dovremo essere capaci cioè di attingere dalle nostre acque informazioni, pensieri, emozioni e comportamenti che in certi casi non stanno in superficie a fare bella mostra di sé.

Ma non basta.

La scrittura  permette alle persone di entrare in contatto con la propria essenza.

Attraverso questo potente strumento possono  cercare di ricucire alcune delle cancellazioni, delle distorsioni e delle generalizzazioni che solitamente fanno parlando e tornare a dare un senso più profondo e tridimensionale ai loro pensieri e quindi alle idee che scelgono di condividere con altri nel raccontare di sé.

La ricerca dell’Essenza non mi abbandona mai in questi percorsi e e condivido ogni parola di Andrea Gherpelli che ha scritto  un bellissimo post dedicato proprio alla comunicazione che ti suggerisco di leggere.

Andrea racconta:

ho scelto di dedicarmi alla creatività, alle emozioni, alle dinamiche umane, ai diversi approcci comunicativi che utilizziamo, spesso inconsapevolmente, nella vita di tutti i giorni; mi sono dedicato a comprendere i significati di gesti, parole, segni, intenzioni e mosse. Ho iniziato un percorso dedicato alla  recitazione ed inevitabilmente alla psicologia.

Con questa filosofia mi avvicino alle persone , le alleno a una consapevolezza comunicativa che possono spendersi in chiave digitale ma anche offline e non a caso  ho scelto un percorso di formazione in life coaching prima che proseguirà nel  counseling poi.

Sono convinta infatti che per comunicare si debbano avere strumenti di introspezione e di valutazione che ci aiutino ad allargare le mappe percettive e cognitive per fare spazio alla varietà e all’ambivalenza del reale e arricchire, rendere più rotonda la nostra comunicazione, darle più opportunità di stabilire nuove connessioni.

Lo ricorda bene Mafe, quando in un post che ti suggerisco di leggere perché fa fare pace con il mondo,  scrive.

Conviene a tutti ricordare che la comunicazione – digitale e non – non è più un passatempo per fanciulle annoiate (lo è stato) ma è ormai un corpus di nozioni e di tecniche, con una storia che ha permesso di imparare alcune cose, tra cui per esempio evitare di improvvisare. Negli anni ’50, in pieno boom economico, i Mad Men potevano creare campagne straordinarie senza avere la minima nozione di psicologia della comunicazione o di marketing (anche perché è stato inventato dopo), nel 2015 fare questo lavoro senza una competenza specifica mette pesantemente a rischio la brand equity, soprattutto quando ci si trova in prima linea a parlare direttamente con i clienti.

In questo approccio per me la scrittura ha un ruolo decisivo e si, parlo proprio di scrittura creativa perché sposo la visione di Dewey, che ne fu il fondatore.

Di lui amo la visione dell’educazione come un concetto progressivo e creativo, che ci accompagna tutta la vita e nel quale l’esperienza ha un valore determinante.

Già l’esperienza, la stessa che scelgo di usare all’Isola d’Elba per fare coaching e che in un’ottica di sincronicità junghiana è diventata il principio ordinatore del mio mondo e della mia seconda vita.

Alla base del concetto di scrittura creativa, sta proprio l’idea che si impara nel fare, misurandosi con ostacoli e difficoltà ma anche con reticenze e censori interiori, il che mette le persone in contatto diretto con i propri silenzi.

Rilke ovviamente lo ha detto meglio e in modo molto più esaustivo (tocca che mi ripeta, perché come sempre  non invento nulla):

Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe di un sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova chiarezza; questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare.

Si, hai capito bene: io parto dai silenzi per insegnare a comunicare perché nel non detto ci sono universi mondi di informazioni e di dati (sensibilissimi) che abbiamo imparato a cancellare

Ma non basta.

Nella mia idea di scrittura creativa le storie personali sono molto importanti.

Parlo di vissuti che abbiamo avuto nell’infanzia, di storie che ci hanno accompagnato fino a qua e che senza che ce ne accorgessimo hanno contribuito in modo significativo a renderci le persone che siamo.

E tu, cosa puoi fare da oggi, da ora, per iniziare ad allenarti a una Sana e Consapevole Comunicazione?

Puoi prendere un quaderno e darti un compito semplice ma efficace solo se sarai costante nel tuo impegno e non ti farai abbattere dalla pigrizia del quarto giorno.

Quello che ti chiedo di fare è  scrivere ogni giorno tre (leggasi TRE) pagine. Non importa il filo logico: puoi saltare da un pensiero all’altro anzi, ti consiglio proprio di farlo, di dare spazio a quello che ti salta in mente.

Indicazioni: le pagine le scrivi per te, per cui abbi cura che nessuno le legga. E’ importante avere un proprio spazio di espressione e imparare a rispettarlo.

Paletti, confini, regole ed eccezioni sono le compagne di viaggio fidate durante un percorso di digital coaching, fattene una ragione.

Avvertenze: incontrerai spesso il tuo censore, verrai regolarmente sabotata.

Un giorno avrai sonno, l’altro avrai sete, l’altro ancora non troverai la penna (eppure era in borsa, accidenti!), dopo due settimane ti inviteranno a cena e sarai stanca per scrivere, infine immagina già quanto negativamente potrà incidere il panettone sul tuo impegno quotidiano.

Quello che voglio dirti è: non lasciarti scoraggiare, è previsto che tu incontri una serie infinita e a volte pure divertente di intoppi con i quali sarai brava a darti l’opportunità di mollare.

Puoi fare di questa consapevolezza ciò che credi, perché non ci sono scelte giuste o sbagliate, solo esperienze.

Se ti va raccontami come sta andando. Si, intendo dire, rraccontami le tue crisi e i tuoi successi, i progressi così come i giorni di sconforto.

C’è spazio per tutto: non è bellissimo?


In questo intenso periodo di introspezione che ti aspetta, ti suggerisco un libro che sto leggendo*. Si tratta della “Trappola della Felicità” di Russ Harris che inizia così:

Immagina per un momento che quasi tutto ciò che credi riguardo la felicità sia inesatto, fuorviante e falso. E immagina che siano proprio queste tue convinzioni a farti sentire infelice. E se in realtà fossero proprio i nostri sforzi per raggiungere la felicità a impedirci di ottenerla?

Ok, niente spoiler e buona lettura!

*si, lo dico, il libro me lo ha suggerito Raffaella e non c’è miglior cosa di un buon suggerimento che passa di bocca in bocca, di esperienza in esperienza, non trovi?