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Ho finito di annaffiare e di togliere qua e là le erbacce.

Si potrebbe fare di più e meglio, non discuto, ma il giardino insegna anche a bastarsi, a prendersi delle pause quando serve e ad assaporare il lavoro sin qui svolto.

Pia Pera – “Il giardino di un perdigiorno”

Non è un mistero che io stia bene in Natura e che ci vada ogni volta che me  ne capita l’occasione.

Forse è per questo che quando C. mi ha invitata per un aperitivo e per raccontarmi di sé, ho avuto voglia di portarlo in campagna per iniziare a fare esperienze di coaching con lui.

C. è un avvocato di successo, stanco della routine che lo tiene distante dal senso delle cose e da quanto per lui davvero conta.

Negli anni si è dedicato alla carriera ingrigendo una parte di sé, dimenticandosi di nutrire le sue passioni, i suoi interessi, i piccoli piaceri che lo fanno sentire vivo.

Oggi, alle soglie dei cinquanta, C. inizia ad affollarsi la mente di domande: non sa più distinguere cosa gli sia ancora utile perché gli somiglia, da cosa non lo sia più e ha come la sensazione di avere perso dei treni importanti nella sua vita.

Sente di essere cambiato e di avere voglia di dare un indirizzo diverso alle sue scelte ma come farlo?

In rete ha trovato la mia proposta di cambiamento creativo e ha deciso di scrivermi per capire se l’esperienza faceva al caso suo.

Per l’incontro ha scelto  un luogo fiorito, nel cuore di Firenze, che mi ha messo a mio agio e mi ha fatto venire voglia di portarlo in campagna.

Perché in campagna?

Perché in natura tutto si fa più chiaro e il futile lascia spazio a ciò che davvero serve, con l’urgenza tipica di tutto ciò che è vero, semplice, naturale.

L’idea che ho avuto mentre mi parlava senza mai prendere fiato, è stata quella di fargli stabilire un contatto con un albero.

Si, un albero che per me è metafora di individuo con le radici ben piantate a terra e i rami protesi verso il cielo, che si slanciano verso le stelle.

Hai mai provato ad abbracciare un albero? Dico sul serio, se non lo hai fatto dovresti correre ai ripari, adesso!

C. non sapeva cosa fosse la silvoterapia ma l’esperienza  ha superato le mie più rosee aspettative e  mi conferma quanto il contatto fisico con la natura sia capace di risvegliare consapevolezze e capacità sopite.

Nel prendersi cura dell’albero prescelto, C. ha iniziato a prendersi cura di sé, a familiarizzare con quanto gli serve e con quanto appartenga a convinzioni vecchie, che non gli sono più funzionali.
L’esperienza lo ha aiutato a chiarirsi le idee, a mettere a fuoco le sue priorità, a prendere consapevolezza di alcune rigidità che non gli hanno permesso ad oggi di cambiare veramente.

E’ stata una pratica utile per iniziare a  individuare   un obiettivo al quale lavorare con me e iniziare a strutturare la strada verso lo stato desiderato.

Felice dell’esperienza, ho deciso di ripeterla domenica 10 Aprile e domenica 17 Aprile, dandoti appuntamento alla stazione ferroviaria di  Pescia (PT) alle 9,30 di mattina.

Cosa ti propongo?

Una mattinata in natura durante la quale sarai invitato a prenderti cura di un albero, individuare le aree da tagliare e quelle da valorizzare. Io ti darò alcune indicazioni di massima e il resto lo faranno la tua capacità di ascolto e di osservazione.

Quanto e come tagli? Agisci d’impulso o ti fermi a pensare? Ti pesa togliere i rami o saresti per un taglio drastico? Che effetto ti fa vedere l’ulivo prima e dopo la tua cura?

Saranno questi e molti altri ancora gli aspetti che osserveremo insieme e che cercheremo di mettere in relazione alla tua capacità comunicativa, con l’obiettivo di fare meno, di rallentare, di lasciare spazio alla manualità, ai gesti e al sentire, silenziando il più possibile la mente (che mente).

Spesso nei momenti di difficoltà tendiamo a sentirci come bloccati, incapaci di agire o affaticati nel farlo, come se ogni scelta possibile ci costasse una fatica immane.
Ecco, in quei momenti è utile rallentare, liberare la mente, iniziare a pensare che non c’è proprio niente che possiamo fare o che possiamo aggiungere al nostro quotidiano: quello che possiamo fare è andare in natura e iniziare ad ascoltare e ad osservare in modo nuovo.

C’è una saggezza infinita che risiede nel nostro corpo, che ha memoria di ogni singolo accadimento della nostra vita e che riesce a sprigionarsi quando gli offriamo la possibilità di parlarci in modo naturale.

Riscoprire la manualità, dedicarsi all’esercizio fisico, al disegno, al giardinaggioo  al semplice passeggiare in natura, sono tutte pratiche che vanno nella direzione dell’ascolto e di una maggiore consapevolezza di sé e dei propri bisogni.

Solo allora, quando ci saremo dati il permesso di ascoltare tutto ciò di cui noi intimamente abbiamo veramente bisogno, potremo iniziare a immaginare la strada del nostro cambiamento e a strutturare la scala a pioli del nostro percorso di life coaching

 

Cosa occorre

Abbigliamento comodo, guanti da  lavoro, pranzo al sacco (mangeremo tutti insieme in campagna)

 

Quanto costa

L’esperienza, della durata complessiva di tre ore circa, ha un costo di 30,00 euro a persona, con prenotazione obbligatoria entro il 7 Aprile per la prima data e il 14 per la seconda.

 

Se ti stuzzica l’idea di fare un’esperienza di silvoterapia applicata a un’esperienza di life coaching, direi che non ti resta che