mano con farfalla e poesia Mariangela Gualtieri

Oggi riflettevo sul valore delle zone liminali, di confine e realizzavo che quotidianamente attraversiamo molte soglie, in senso fisico ma anche emotivo e psicologico.

In quella Terra di Mezzo, in quel limbo che separa una dimensione dall’altra, spesso accadono cose di cui facilmente ci dimentichiamo o semplicemente non siamo abituati a considerare.

Parlo di intuizioni, di fugaci visioni, di panorami altri e alti che si affacciano per un istante e poi svaniscono, spesso senza lasciare traccia cosciente dentro di noi.

Ad esempio, pensa al dormiveglia, quando la tua mente si rilassa e si fa quieta, i pensieri sfumano e con loro i confini rigidi che mettiamo nelle cose del mondo, per trovare loro un posto, dandogli un ordine, un’etichetta.

In questi momenti, abbiamo la possibilità di andare oltre la descrizione del mondo, per penetrare più in profondità nella sua intima essenza impermanente e figlia di continue relazioni di causa ed effetto.

Perché non siamo meri osservatori della realtà, ne siamo co-creatori, in un continuo scambio di informazioni, che passano anche per la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

Nelle zone liminali, di confine, torniamo ad appropriarci di questo potere creativo, abitandolo , abitando la potenzialità, uscendo dagli schemi rigidi di Un solo racconto.

E lì, in quella battigia indefinita e indistinta, in cui le cose del mondo perdono i loro rigidi confini, avviene il contatto con l’Anima, con tutto ciò che ci fa muovere, mutare in continuazione.

Credo che il grande malessere espresso dal nostro tempo e l’emergenza spirituale che oggi viene sempre più avvertita, derivi dall’aver interrotto il contatto con l’anima, avendola dimenticata o negata, ed essendoci costretti a vivere senza il principio stesso della nostra vita.

L’anima opera in modo assai diverso dalla mente: è quella parte di noi che vede, cerca e si connette alla bellezza (e dunque alla Natura), che la cerca e la trova in qualsiasi situazione, a prescindere da ciò che sta accadendo.

Perché l’anima non crede alla descrizione che la nostra mente fa continuamente della realtà.

L’anima non cerca la verità, l’anima è la verità.

Quando entriamo in contatto con l’anima, lo sentiamo inconfondibilmente, perché siamo collegati al divino che è in noi.

Può accadere durante alcune sedute di profonda connessione, in un forte  e intimo contatto emotivo, nel fitto di un bosco, nel mezzo di una radura che ci allarga il cuore e in mille altri modi.

In quel momento, accade quella transizione di stato per cui avviene la diretta esperienza del vero, del bello, del trascendente in noi.

Una transizione, dunque uno spostamento, dunque ancora un confine che viene attraversato: questione di soglie.

Chiamali momenti d’ illuminazione, samadhi, attivazione della corteccia prefrontale: poco importa il nome che dai a queste esperienze, ma sappi che non si tratta di qualcosa di irragiungibile e destinato a pochi eletti.

Si tratta di uno stato di coscienza , correlato all’attivazione di una precisa area cerebrale.

Questa attivazione può essere raggiunta non solo per un evento eccezionale, ma anche nutrendo adeguatamente il nostro cervello e liberandolo dalle emozioni distruttive, da credenze limitanti e schemi ripetitivi che proprio nelle zone “liminali” della nostra coscienza, perdono consistenza e potere, aprendoci a una nuova qualità dell’essere.

L’invito che ti rivolgo, è quindi quello di “farci caso”, di alimentare in te un atteggiamento curioso e aperto, uno sguardo attento ai “micro cambiamenti climatici” che avvengono al tuo interno.

Se, come me, non sei più giovanissimo/a forse avrai  fatto l’esperienza (a volte estenuante, se si trattava della serata foto di viaggio degli amici) di assistere alla proiezione delle diapositive.

In questo caso, l’esercizio potrebbe essere quello di far caso ai momenti in cui nella tua mente, passi da un’immagine a un’altra, proprio come faceva  il caricatore di diapositive, scorrendo lungo il binario del proiettore

Ricordi quell’attimo di vuoto? A volte era un vero e proprio “incepparsi”, per poi ripartire.

Ecco, parlo di quei momenti lì.

Parlo delle “battigie” dell’anima, delle soglie percettive, dei margini del giorno: di tutto ciò che separa, unisce, collega, e ci ricorda che l’esistenza stessa è frutto di un racconto che mette insieme, unisce, taglia, separa, aggiusta, compone e che quindi ci restituisce il potere e la possibilità di cambiare il racconto, liberandoci della sofferenza mentale auto-inferte dalle nostre descrizioni distorte, per la troppa paura di essere, fino in fondo, chi siamo chiamati ad essere.

La guarigione inizia, anche quando iniziamo ad abitare le soglie, imparando a riconoscerle, riavvicinandoci all’intima natura delle cose, che non è descrizione.

E’ anima.