Si fa un gran parlare di emozioni, ormai. Segno che viviamo un senso di mancanza, di vuoto, di necessità. In effetti c’è fame di affetti, meglio ancora di autenticità. In questo mondo che a volte sembra di plastica, si fa fatica a  mantenere i piedi per terra e ad annusare, semplicemente, quello che c’è (convivendo spesso anche con un senso di mancanza, ovvio). Protesi verso il desiderio sfrenato e incondizionato (di cosa poi, non si sa), non ci soffermiamo a pensare che quel de-siderare, letteralmente significa distogliere lo sguardo dalle stelle, dalla bellezza del creato, da ciò che, pur essendoci prossimo, ha la capacità di farci sognare, sollevandoci da qui.

Per me l’emozione è il veicolo principale del sentire, è la linfa che nutre i miei giorni, il battito che mi fa sentire viva, il sapore che do al mio quotidiano impegno nel campo dell’accoglienza, la nota che ho scelto di regalare alla musica del mio quotidiano.

Io accolgo le persone con emozione. Un’emozione che si esprime nelle camere poetiche dell’Hotel Cernia (entrando nelle quali io intendo farvi partecipare alle diverse fasi emotive, appunto, che hanno accompagnato i miei ultimi 4 anni sull’isola) e che si riverbera negli interni dell’albergo, attraverso le poesie e gli scritti che più mi hanno colpita, le scelte di gusto che negli anni ho fatto e che vanno da opere d’arte ceramica, ai gusci e alle conchiglie che trovo passeggiando, passando per i libri che hanno segnato le letture della mia vita e  e che qui si mescolano ai profumi del giardino.

Ma l’emozione si esprime anche mangiando, perché la cucina è un grande messaggero d’amore, poiché  ha la capacità di farci tornare con la memoria al primo gesto di affetto ricevuto (il seno di nostra madre che, alla nascita, ci ha consolati del trauma di una venuta al mondo che certamente ci ha separati da una pancia ospitale e calduccia). Una cucina che quindi nel tempo ho chiamato emotiva, perché capace di far rivivere le emozioni di un territorio che, specie in primavera, è ricco di fiori e erbe eduli e che ha la capacità di mescolare gli ingredienti con la passione del momento, lo stato d’animo di chi prepara, il desiderio di regalare piacere e un momento di bel sentire in chi soggiorna da noi.

L’emozione io la esprimo vivendo e condividendo, assaporando i miei giorni sull’isola con chi passi da qui, scambiando racconti, tempo, visioni del mondo, piccoli sogni nel cassetto e timidi progetti per i giorni che verranno. Un’accoglienza emotiva, la mia, che non finisce di crescere, di arricchirsi di suggestioni e racconti di stimoli che l’isola mi regala e che ho il piacere di condividere con voi.