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I wish we could change the past, but we cannot. But, we can change the future, and we must.

Carl Malamud

Che bello, oggi lo spunto per questo post me lo offre una coraggiosa struttura ricettiva elbana che è passata dalla logica del lamento a quella del fare.

Si tratta della Famiglia Rotellini (si, perché non dimentichiamolo, dietro alle aziende dell’Isola d’Elba quasi sempre c’è una famiglia, con la sua storia, il suo vissuto e i suoi sforzi) che quest’anno per la prima volta ha deciso di far rimanere aperto durante le festività natalizie il proprio Camping a Lacona, registrando il tutto esaurito.

Non mi stupisco che all’Elba (e va da sé parlo di chiunque l’isola la viva e la ami, non mi limito a chi all’Elba ha visto i suoi natali) ci siano persone coraggiose, volenterose, che hanno spirito di sacrificio e tenacia da vendere, come nel caso del camping laconese. Del resto, come potrebbe essere diversamente su un’isola che è stata capace di introdurre un’economia turistica importante nel regno del granito, delle miniere di ferro e delle vigne?  A fare notizia per me oggi è invece il giusto tributo che viene dato alla cosa e quel silenzioso, inarrestabile tam tam di commenti e condivisioni che fioriscono sui social network in questi giorni. Ovvio che io mi riferisca alla “rete locale” che però di per sé è in beta permanente, un po’ come facebook, perché va rodandosi e creandosi attorno a temi che le persone sentono caldi, o meglio, vicini al cuore, non senza difficoltà a volte. Da sempre infatti l’isola d’Elba fa i conti con un retaggio culturale importante: la sua fiera indipendenza (che ne ha assicurato la sopravvivenza in tempi di saccheggi e scorribande piratesche) è sfociata in un individualismo spinto che si è riversato nella cura estrema del proprio orto, senza che si creassero le condizioni per l’affermarsi di una logica di rete, che la vedesse capace di unire gli sforzi e di contribuire ad un bene comune che è la somma dei singoli. Questo nel tempo, oltre a scoraggiare l’imprenditoria collettiva, ha scoraggiato i singoli che a fronte di enormi sforzi non solo economici, hanno stentato a ottenere la giusta ricompensa per l’impegno profuso.

La mia non troppo segreta speranza è che, complice il momento particolare che stiamo vivendo e il rapido diffondersi di logiche collaborative che grazie alla rete hanno potuto propagarsi e diffondersi, proponendo un approccio esistenziale orientato alla risoluzione dei problemi, più che alla loro sterile individuazione, si propaghi anche sull’isola un atteggiamento collaborativo e propositivo. Per dirla con Riccardo Luna che parafrasa un antico proverbio africano, “il momento per cambiare l’Italia (quindi anche l’Elba n.d.r.) era tanto tempo fa. Ma se non lo abbiamo ancora fatto, il momento miglior è adesso. La strada è una sola. Si chiama innovazione  senza permesso.”

Dall’esperienza della Famiglia Rotellini mi piacerebbe ne uscisse un Manifesto per il World Wide WeLBA, un piccolo contributo collettivo allo sviluppo e alla crescita di una nuova cultura del vivere slow, che potrebbe essere proprio il volano per un importante rilancio turistico economico dell’isola che, del  sacrificio personale fatto dai “pionieri” dell’economia turistica elbana, riesca a  fare il propellente per un cammino di crescita collettiva, condivisa e partecipata.